Inaugurazioni
Bertina Lopes: la realtà del ‘bertinese’
per Claudio Crescentini, curatore

Bertina
Lopes
“La realtà del colore”
Archivio di Stato
Roma-Eur
18 luglio-10 settembre 2006
M.P.Michiel.
Intanto il titolo della mostra “La realtà
del colore”, in una varietà di realtà
contemporanee, virtuali, oniriche e quant’altro, che
cosa intendi con questo titolo?
Claudio Crescentini.
Il problema era unire i due momenti di Bertina, cioè
quello iniziale fino agli anni ’70 che è molto
attivo socialmente, politicamente, con quadri espressionisti
molto forti sulla realtà, sulla povertà del
mondo africano e poi con ciò che succede dopo gli anni
’70 con l’arrivo a Roma, l’incontro con
Gentilini, Marino Marini dove inizia un percorso un po’
più morbido, sempre molto legato all’umanesimo
culturale italiano degli anni ’70 con Guttuso, Arturo
Martini. Però questo è molto importante perché
altrimenti non si capiscono le due realtà di Bertina
quella impegnata fino ad un certo periodo e quella impegnata
in un altro modo sul sociale, sulla natura. C’è
tutta una serie di quadri degli anni ’90 sull’idea
del vulcano, sulla natura, sulla esplosione vulcanica del
sentimento che è la natura ma è anche la natura
dell’uomo e allora la realtà è la realtà
di Bertina, la realtà del “bertinese”,
come diciamo noi una realtà di Bertina che però
rispecchia sempre, comunque, la realtà esterna perché
in fondo siamo andati anche noi, come società, in una
forma di chiusura rispetto all’esterno, rispetto ai
grandi temi degli anni ’60 e ’70.
M.P.M.
L’arte africana, in generale, ha influenzato l’arte
europea, l’arte occidentale, che cosa invece lei ha
portato di europeo nell’arte africana o nella cultura
africana perché lei è mozambicana di origine…
Claudio
Crescentini. Sì, la madre è mozambicana,
il padre portoghese però ha vissuto i primi vent’anni
della sua vita in Mozambico perciò c’è
forte questa tendenza all’etnico al primitivismo, tanto
è vero che quando nel 1972 espone per la prima volta
in Spagna nella galleria Juana Mordò che era la gallerista
di Picasso Juana Mordò dice “ma questo non è
un Picasso che guarda all’Africa ma è l’Africa
vera”. C’era questo gioco, come se si scopriva
l’Africa non più attraverso Picasso ma attraverso
l’Africa. Tra l’altro si sono conosciuti con Picasso
ed è stato anche un forte incontro emotivo… credo
siano stati gli ultimi due anni di vita di Picasso e gli ha
ispirato questo grande quadro che è “Omaggio
per la morte di Picasso” dove c’è l’artista
che ha quattro occhi, quattro orecchie dove è moltiplicato
il senso, tutto ciò che riesce a fare l’artista
con gli occhi, con la vista e con le mani. Ricorda molto “Guernica”
perché era la morte anche di un periodo di un periodo
politicamente.
M.P.M.
Infatti sembra una piccola “Guernica”…
Claudio Crescentini.
Sì, sì infatti.
M.P.M.
Tornando alle origini, perché per noi Bertina Lopes
è qualcosa di diverso, dunque le origini uno se le
porta sempre dietro, è uno spazio dentro di noi: che
cosa, secondo te, hai visto che lei riporta sempre oltre ovviamente
ai paesaggi e alla gente africana?
Claudio
Crescentini. Beh! il colore, per l’appunto
la “Realtà del colore”. Ecco c’è
questo colore esplosivo che è un colore poco occidentale.
Anche oggi, nel senso, anche dopo trent’anni che Bertina
è in Italia arrivata intorno agli anni Settanta…
e c’è ad esempio questo rosso che non è
un rosso pompeiano, ma un rosso arancione che lei studia attraverso
una serie di prove… oggi lo fa ovviamente con un colore
chimico, anzi quello che si usa per le carrozzerie delle macchine.
Infatti gli ultimi quadri sono molto sperimentali anche dal
punto di vista tecnico. Infatti deve rielaborare la tela perché
deve essere molto più dura perché è un
materiale chimico perciò molto forte. Però riesce
a trovare sempre questi punti di rosso, di blu che sono poi
tipici… se voi guardate le opere della fine degli anni
’50 e quelle di oggi, vedete che c’è sempre
questo punto in comune. E poi la poesia, perché Bertina
ha sempre avuto un forte legame con la poesia, con i poeti
africani, mozambicani e in particolare con José Craveirinha
che è una sorta di eroe antifascista diciamo così
degli anni ’50 e ’60. In queste poesie molto forti,
molto tristi dove c’è la persecuzione delle colonie
portoghesi e che oggi ha ripreso, è come un cerchio
che si chiude, ci sono gli ultimi quadri del 2004-2005 che
si ispirano di nuovo a queste poesie…, fra l’altro
sono volumi inediti che sono usciti dopo tanti anni per cui
c’è questo ricordo del passato.
M.P.M.
Grazie a Claudio Crescentini, curatore.
M.P.
Michiel
Roma, 18 luglio 2006
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