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Inaugurazioni: 6 maggio 2010
La fotografia che imita la realtà nelle opere di
Giacomo Costa


Postnatural
Galleria EMMEOTTO
via Margutta, 8 – Roma
6 maggio-3 luglio 2010

M.P.Michiel. ”Postnatural” richiama il pensiero post-moderno ovvero l'abbandono dell'utopia del progresso tecnico e liberale è così anche per te per le tue opere in questa mostra?

Giacomo Costa. In realtà attinge da tutto il 'post' dal post-human, grande filone di ricerca artistica degli anni Novanta al post-moderno anche al post-atomico. Questi lavori sono per me metaforici cioè analizzo un dato attraverso l'architettura e la natura dell'uomo quindi post-umano per me diventa post-naturale perché per me la natura è l'uomo o meglio è la parte spirituale quindi indagando questi aspetti vado a immaginare quali sono gli esiti dei nostri comportamenti. La principale riflessione oggi è su l'ecologia, le risorse naturali...

M.P.M. ...tema attualissimo...

Giacomo Costa. ...attualissimo... l'acqua, tutti questi aspetti sono una riflessione filosofica che coinvolge l'uomo in senso globale. Il mio contributo visivo a questa ricerca è immaginare come la natura prenda il sopravvento al punto di superare se stessa da un post-naturale perché è un pre-umano e l'uomo torna ad una condizione ancestrale perché potrebbe anche estinguersi -volendo- quindi al di là della natura oltre quello che sarebbe la dimensione della natura.

   
   
   
 
Foto © MPMichieletto

M.P.M. C'è una mancanza di fiducia nell'essere umano?

Giacomo Costa. Guarda io non lo so! Non tendo a dare giudizi, tendo a riportare quello che vedo. L'artista non è uno scienziato dal quale ti aspetti delle risposte né un politico dal quale ti aspetti una soluzione, l'artista è una spugna, è quello che è guarda cosa c'è intorno, lo prende, lo digerisce e lo rimette sotto forma di immagine. Quello che c'è intorno lo vedo io e lo vedete tutti voi.

M.P.M. La tua è fotografia elaborata al computer, ora questa fotografia mima la realtà ma anche la tua realtà imita la fotografia. Il nostro potente riferimento sono le immagini televisive: 'l'hanno fatto vedere in tv, vuol dire che è vero!' Quali sono allora, per te che manipoli l'immagine, gli elementi che ti fanno capire quando un'immagine corrisponde a realtà?

Giacomo Costa. Io sono un fotografo e il mio linguaggio è fotografico cioè uso prospettiva, fuoco, luce, stampa, qualità, il fatto che quello che io vado a fotografare sia la mia mente piuttosto che un soggetto vero per me è marginale. Corrisponde a realtà quando attraverso il linguaggio dei richiami, dei simboli tu ti domandi 'ma dov'è questo posto? Ma quando è successo? Ma dov'ero io quando sono accadute queste cose?' e in questo cito Norman Foster che ha scritto il testo del mio libro perché come tu dici se vedo una foto 'allora esiste, allora è successo, perché non ho fatto niente perché succedesse questo?'.

M.P.M. La tua anima ribelle da 'teppistello' come tu stesso ti sei definito è ancora presente oppure è stata sublimata nel rigore della tecnica artistica che tu descrivi molto complessa?

Giacomo Costa. 'Teppistello' purtroppo lo sono ma non è una scelta anticonformista è un modo di vivere quotidiano... il lavoro può in un certo senso dare un rigore a quelli che sono dei ritmi, sono molto serio, sono un grande lavoratore anche perché il mio è un lavoro da maniaci che richiede ore e ore, non è un lavoro d'istinto, non posso essere sbronzo prendere un pennello e fare un segno e dire che ho fatto l'opera. E’ necessario che tutti i giorni mi metta al computer con il mouse in mano. E' chiaro che questa sorta di esercizio quotidiano ha dato ritmo alla mia vita ma è un ritmo un po' heavy-metal, un ritmo che non ha molto risentito né dei risultati ottenuti, né del fatto che dieci anni fa nessuno mi chiedeva niente e adesso mi chiedono cose intelligenti e mi tocca rispondere possibilmente in maniera intelligente ma questo non fa sì che io sia diventato intelligente...

M.P.M. ...la tua anima ribelle è ancora presente!

Giacomo Costa. Sì, precisamente!

M.P.M. Doverosa la domanda sulla Biennale di Venezia dello scorso anno a cui tu sei stato invitato per il Padiglione Italia: un tuo commento a freddo con la distanza del tempo che è passato!

Giacomo Costa. Questo è molto importante perché a caldo ero veramente fuori di me! Sul mio lavoro, sulla partecipazione alla Biennale, sulle polemiche... su tutto... non c'era un lato che mi facesse essere felice, infatti mi è venuta l'ulcera -quella vera- e ho pensato che era un'esperienza da cancellare! A freddo ho ribaltato quello che pensavo nel senso che ho scoperto che Luca e Beatrice avevano fatto in realtà un'operazione interessante quella di aprire a luoghi istituzionali un mondo dell'arte per il grande pubblico che esiste e ama quel nostro modo di fare arte che finora è rimasto a digiuno a livello istituzionale. Loro hanno aperto questa breccia con la giusta polemica che ha creato anche una eco molto importante che non era solo narcisismo o una voglia di far casino ma una forte operazione che nel tempo lascerà dei segni molto importanti dei quali io farò parte e ne sono molto fiero!

M.P. Michiel
Roma, 6 maggio 2010

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