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Biennale di Carrara: 25 giugno 2010
Fabio Cavallucci curatore di 'Postmonument'


XIV Biennale
Internazionale di Scultura di Carrara
Postmonument
Carrara – Avenza – Marina di Carrara
26 giugno - 31 ottobre 2010

M.P.Michiel. 'Postmonument' delinea lo stato di fatto della scultura contemporanea cioè la demonumentalizzazione quindi questa biennale è un punto di svolta per l'idea della scultura e per la biennale di Carrara?

Fabio Cavallucci. Se è a un punto di svolta lo diranno critica e i giornalisti, diciamo che siamo in un'epoca di cambiamento e questa biennale vuol essere non di cambiamento ma di riconoscimento di un cambiamento in atto e non vuole dare indicazioni precise che nemmeno un sociologo o un grande politico può dare ma riconosciamo tutti che siamo in un'epoca di trapasso in cui i valori del passato non sono sempre così riconoscibili e quelli del futuro ancora non sono ancora altrettanto riconoscibili quindi questo è il significato di Postmonument.

   
   
   
 
Foto © MPMichieletto

M.P.M. Siamo ancora legati all'idea di una scultura un po' tradizionale quindi come si intende oggi l'arte della scultura cioè con quali contaminazioni obbligatorie?

Fabio Cavallucci. Quando nel 1979 Rosalind Krauss scrivera “Sculpture in expanded field” era chiaro che la scultura non aveva più quella consistenza culturale che aveva avuto, non dico fino allora, ma almeno in gran parte del percorso che fino allora andava a toccare, l'architettura, l'installazione, addirittura la 'land art' il paesaggio, quindi la scultura spariva per allargarsi, io credo che siamo ancora in questa fase dove la scultura ha un valore ma soprattutto ce l'ha perché spazia su altri campi. Non a caso una delle ricerche più importanti in campo artistico è quella sullo spazio e non è detto che la ricerca sullo spazio debba avvenire per forza attraverso l'oggetto attorno al quale si gira, oppure siamo all'interno di un video o un programma informatico che ti mostra una dimensionalità virtuale che però è altrettanto importante oggi quanto quella fisica.

M.P.M. Mi sembra anche che la memoria sia un elemento come qualcosa da mettere o qualcosa da togliere che ha relazione con la scultura?

Fabio Cavallucci. Beh certo soprattutto la scultura in marmo, in bronzo, quella con materiali tradizionali. Quando l'artista oggi utilizza questi materiali non può che farlo sapendo che vuole toccare la storia e la memoria ma non è più possibile realizzare un'opera in marmo senza avere questo aspetto concettuale... quando Cattelan nel 2008 realizza 'All' nove corpi caduti, sdraiati, velati di marmo è una sorta di monumento orizzontale all'umanità dove appunto l'uso del marmo sta ad indicare un ritorno ad un materiale per indicare poi in fondo la fine di un'epoca e di una situazione. Questa biennale ha voluto avvicinare artisti che non avevano mai utilizzato il marmo e l’ha fatto lasciando loro molto liberi di muoversi rispetto al tema dato; sta a voi poi giudicare chi meglio si è rapportato, chi ha trovato le soluzioni più interessanti.

M.P.M. Il monumento funerario, un tema pressocché dimenticato dall'artista contemporaneo lasciato un po' agli artigiani del settore, rientra in questa sua idea di biennale di questo suo Postmonumet?

Fabio Cavallucci. Direi di più... questa biennale vuole partire dalla morte e tornare alla morte che in qualche modo è il ciclo della vita. Parte con Bistolfi l'artista che ha toccato tematiche funerarie e ha realizzato grandi monumenti funerari e arriva a Carl Andre che è molto distante da questo, il suo lavoro è una croce, quattordici lastre disposte a croce che in fondo possono essere interpretate come un punto finale ma non è un discorso negativo, però il senso della morte è quello che muove anche l'arte; in fondo l'arte è il tentativo di sconfiggere la morte e i grandi artisti di solito ne fanno un ampio uso.

M.P.M. Io vengo da Roma e abito all'EUR che è un quartiere-emblema rispetto alla tematica del Postmonument, quindi per garantire la democrazia allora non si dovrebbero realizzare monumenti?

Fabio Cavallucci. Si tende a non farli, devo ammettere che ho avuto la fortuna di intervistare Gorbaciov e ho avuto la sfortuna di non riuscire ad intervistare Andreotti, se fossi riuscito a farlo gli avrei chiesto perché in quaranta-cinquant'anni di governo democratico l'Italia non ha realizzato -sostanzialmente- monumenti, la risposta la darà lui ma credo che nella democrazia ci siano tante voci e non valga la pena, non convenga combattere per un simbolo per un valore che in fondo rimane nell'ambito dell'ideale.

M.P. Michiel
Carrara, 25 giugno 2010

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