Atelier
Incontro alla luce con Daria Calvelli, pittrice

Roma, Quartiere
Salario, Via Niccolò Piccinni, 79
Livio
Garbuglia-M.P. Michiel. Cominciamo parlando
subito della originalità della tua tecnica. In cosa
consiste il particolarissimo materiale che hai usato nei
tuoi ultimi lavori? E perché hai ritenuto opportuno
utilizzarlo come fosse pittura?
Daria
Calvelli. Allora, intanto questo materiale sono
delle gelatine, che è un materiale che si usa nel
cinema e viene usato dal direttore della fotografia che
si mette sulle luci. E’ un materiale di plastica,
colorato che determina la tonalità della pellicola
e di quello che è il film. Ho ritenuto necessario
usarlo perché, prima di tutto, mi ha affascinato
vedere come cambiava la colorazione degli ambienti eccetera,
e come, nel fatto pittorico, come rafforzamento del colore,
delle trasparenze; mi piace l’effetto che produce
sulla pittura. Ecco più che altro questo… e
lo lego anche al fatto della ricerca sulla luce, (squillo
del cellulare n.d.R.) del colore, come rafforzamento
di questi due elementi.
L.G.-M.P.M. Come per molti artisti
contemporanei il colore e la luce del colore sono senz’altro
le materie prime su cui lavorare; cosa ti attrae e cosa
pensi di trovare nella tua ricerca personale sul colore
e sulla luce?
D.C.
Beh! E’ una domanda un po’ difficile nel senso
che non so dare, in questo momento, una risposta, nel senso
che ancora, credo, è un discorso aperto questa ricerca,
per cui al momento la esercito, dove mi porterà questo
ancora è un mistero. Ecco.
L.G.-M.P.M. Guardando le tue opere
nel catalogo on-line di “Pianeta-Arte” non è
difficile scoprire la presenza di molti degli artisti dell’espressionismo
europeo e statunitense del XX secolo, tuttavia, soltanto
tu puoi confidarci quali in particolare hanno avuto un ruolo
determinante per le tue scelte formali.
D.C.
Allora intanto il movimento espressionista tedesco è
la base da cui io parto cioè è il movimento
che mi ha fatto approcciare col fatto pittorico cioè
proprio con la pittura… e poi, per esempio, un pittore
italiano anche mi ha molto ispirato è Afro poi Corpora
e tutta la Scuola Romana; molto della pittura americana
di De Kooning e tutto l’astrattismo americano perché
secondo me la pittura e proprio un… valore di espressione,
per cui mi attrae tutto ciò che è espressionismo.
Insomma sono i miei maestri.
L.G.-M.P.M. Ancora: nelle tue opere
si avverte una forte energia creativa che sembra fuoriuscire
di getto senza tentennamenti gestuali. Tuttavia l’iter
creativo necessita di un momento meditativo: in quale fase
si colloca il tuo momento meditativo?
D.C. All’inizio
dell’opera. Ecco proprio parlando praticamente all’inizio
dell’opera: io mi pongo di fronte ad una base che
può essere una tela, un pezzo di legno, un pezzo
di metallo e all’inizio c’è un rapporto
di meditazione, diciamo, con la base, dopo di che io di
getto dipingo come mi sento, ecco non so neanche dire. Poi
forse, durante appunto la meditazione quasi in trance come
che non ci fossi. E’ il momento iniziale e il momento
finale dell’opera. Ecco.
L.G.-M.P.M. Hai lavorato come costumista
per noti autori di cinema: come si concilia il lavoro d’équipe
dei set cinematografici e il lavoro creativo nella solitudine
di un atelier?
D.C. E’…
sono quasi… c’è un filo che lega la creatività
sia del lavoro dei costumi che nell’opera pittorica
però c’è una grande differenza perché
in realtà il lavoro del cinema del set è un
lavoro d’équipe per cui si rende conto agli
altri componenti della troupe mentre il fatto pittorico
è un fatto di solitudine difatti io preferisco moltissimo
la pittura nel senso che mi esprimo meglio nella solitudine.
La cosa più bella del fatto di lavorare nel cinema
è la preparazione perché nella preparazione
si sta soli. E’ il set in sé stesso che diventa
un circolo insomma dove tutti partecipano alla messinscena.
Ecco. Basta.
L.G.-M.P.M.
Grazie a Daria Calvelli, pittrice.
D.C.
Grazie a voi.
Livio
Garbuglia-M.P. Michiel
Roma, 4 Ottobre 2005
L’opera
di Daria
Calvelli è consultabile su questo
sito nella voce “Artisti contemporanei”.