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Inaugurazioni
La pittura ermeneutica nel ‘gioco’ dell’interpretazione della forma per Pier Augusto Breccia


Maria Pia Michieletto autrice dell'intervista, il maestro Pier Augusto Breccia,
Maria Pellicciotta responsabile editoriale della Redigraf

Pier Augusto Breccia
“Gioco Simbolo e Forma.
La pittura ermeneutica di Pier Augusto Breccia”
Palazzo Venezia
Roma
3 ottobre-4 novembre 2007

M.P.Michiel. La prima domanda è doverosa: lei ha esercitato la professione di cardiochirurgo fino al 1985, poi - ma già dal 1977 comincia a dipingere – l’arte la chiama e intraprende la carriera artistica: che cosa non ha perso nel passaggio dell’attività di medico a quella di artista? o meglio qual è l’elemento di continuità?

Pier Augusto Breccia. L’elemento di continuità è il senso di una disciplina di una forma mentis, di un rigore, di un’abitudine, di una responsabilità di una capacità analitica che permette di controllare invece l’assoluta libertà quasi frenetica di un’intuizione. Quindi la mia forma mentis chirurgica è continuata nell’arte ma non è più la causa del mio atto creativo è semplicemente il momento in cui io controllo e eventualmente organizzo… come in questo caso io ho organizzato una mostra in cui utilizzo la mia capacità organizzativa quasi da chirurgo. Mettere insieme una mostra così non è un atto libero è un atto che richiede una certa razionalità ma quando invece mi trovo davanti all’opera d’arte lì non ho nessuna possibilità di controllare razionalmente altro che l’andamento delle mani e delle linee.

M.P.M. Infatti sono molte immagini e di qualità: da dove vengono queste immagini, qual è la fonte della sua "imagerie"?

Pier Augusto Breccia. Beh! Guardi io le rispondo la cosa più semplice: vengono dal mio DNA perché alla fine l’arte nasce dal codice della nostra unicità ed irripetibilità come persone. Noi incarniamo l’essere in quanto unici ed irripetibili come individui. Quindi ognuno di noi ha in sé la possibilità di rivelare l’essere attraverso la cifra personale. Quindi quando io dipingo non so quello che io devo dipingere. Non sono neanche in coma o in trance intendiamoci è una rivelazione assolutamente spontanea di un linguaggio che in fondo è il me stesso che io non vedo. Quel linguaggio si esprime ovviamente attraverso forme e immagini che poi decodificandole danno un senso non solo a me come esistente ma all’esistenza che mi circonda quindi alle cose, ai fatti agli altri e alle tematiche più comuni classicamente chiamate metafisiche: la vita, la morte, il senso dell’esistenza, il dolore, l’amore cioè tutte quelle forme che non hanno forma ma che hanno dentro di noi il codice per esprimersi in una esperienza personale.

M.P.M. Infatti lei parla di pittura ermeneutica che è una parola che riferisce al sacro e il sacro nella sua pittura si percepisce…

Pier Augusto Breccia.…è una parola che è stata significata molte volte in maniere diverse. Applicata alla mia pittura è molto evidente il suo riferimento al sacro ed alla filosofia ermeneutica. Perché la parola ermeneutica oggi è l’aggettivo della filosofia del Novecento a partire da Heidegger, Gadamer che sono filosofi dell’ermeneutica che hanno una visione ermeneutica dell’essere: non più un oggetto razionale non più il mondo visto come cosa, come qualchecosa che va scoperta razionalmente ma come rivelazione cifrata dell’essere. Quindi l’arte diventa un veicolo insostituibile per questa ricerca del vero che, invece di essere una ricerca della ragione, diventa un fondamento spontaneo che emerge dall’animo dello spirito umano e si offre alla ragione per costruirci la nuova metafisica i nuovi dogmi che non saranno mai imposti da fuori ma nasceranno da dentro.

M.P.M. L’ultima domanda è nel titolo della mostra ‘Gioco Simbolo e Forma’ appunto dal titolo analogo del libro di Gadamer…

Pier Augusto Breccia. …sì è una citazione parziale del libro di Hans Georg Gadamer che è considerato il padre dell’ermeneutica dal punto di vista terminologico perché poi Heidegger è in effetti il padre della filosofia ermeneutica.

M.P.M. Qui il ‘gioco’ è inteso in un senso molto serio.

Pier Augusto Breccia. Inteso come gioco dell’interpretazione cioè interpretare la cifra è divertente perché implica una creatività e non una conoscenza culturale. Di fronte ad una opera mia si può cimentare chiunque: un bambino, un adulto, un filosofo, un ignorante, esprimendo quei contenuti universali che ci appartengono in quanto esseri umani e non in quanto uomini colti occidentali, orientali o religioso dottrinali. E questo rende universale il linguaggio dell’arte.

M.P.M. Grazie a Pier Augusto Breccia, pittore.

Pier Augusto Breccia. Grazie a lei.

M.P. Michiel
Roma, 3 ottobre 2007

   
   
   
   
   
Foto © MPMichieletto

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