Incontri
“To see in the dark”: visioni umane, più
che umane per Benedetta Bonichi, artista

Benedetta
Bonichi
“To see in the dark”
per Artinterrazza
Accademia di Belle Arti
Roma
27 settembre 2006
M.P.Michiel.
Ricordo la tua prima mostra a Roma
nel 2003 a Palazzo Firenze con l’opera “Banchetto
di nozze” mi ha fatto una grande impressione per l’uso
contemporaneo della ‘tecnica mista’ ma anche perché
ho pensato, tra le altre cose, che ti saresti molto divertita
a vedere come reagivano le persone che guardavano la tua opera.
Quanto è presente nelle tue opere l'aspetto del divertimento?
Benedetta
Bonichi. L’aspetto
del divertimento è preponderante. La cosa che mi diverte
estremamente è creare un corto circuito in chi guarda,
creare una sorta di specchio. Tutti dicono, l’opera
d’arte è uno specchio, poi di fatto puoi specchiarti
in una pera, in una mela, in un nudo, in un astratto, sì
lo puoi fare, ma il piacere di vedere qualcuno che si specchia
in uno scheletro e ne rimane sedotto o si eccita addirittura,
perché vedrai il filmato “Stabat Mater”
dove c’è una fanciulla che si accarezza dalla
testa ai piedi fino all’orgasmo e vedi persone eccitate,
turbate da uno scheletro… io lo trovo divertentissimo.
Per esempio “Banchetto di nozze” che hai visto
a Roma a Palazzo Firenze, io l’ho portato l’anno
dopo al MAC Museo d’Arte Contemporanea di San Paolo
del Brasile, dove ho costruito un vero e proprio banchetto
di fronte alla tela con gli stessi oggetti radiografati poggiati
sopra, compresa la frutta, il vino nei bicchieri e la gente
andava là si sedeva iniziava a mangiare e beveva! All’inizio
i custodi li cacciavano – una situazione ridicolissima
nel museo – poi hanno cominciato a fare riprese per
la Globo TV e per altre reti private brasiliane… divertentissimo
perché vedevi questa gente che si specchiava, mangiava,
rispondeva al telefonino, fumava, davanti ad un banchetto
di nozze che facevano le stesse cose. Più divertente
di così!
M.P.M.
”To see in the dark”
mette in mostra non tanto l’interno del corpo umano
ma mi sembra più che altro lo spazio occupato dallo
stesso corpo con l’idea…
Benedetta
Bonichi. …l’idea
è che mette in mostra i pregiudizi del corpo umano
e di chi guarda e quindi questo gioco è tra gente viva
a tutti gli effetti. Tu la vedi esattamente com’è,
fotografata sulle radiografie. Non è il problema del
corpo umano o lo spazio che occupa è il problema che
è lo spazio reale delle persone così come sono
e dei loro pregiudizi e delle loro paure.
M.P.M.
Per fare le radiografie devi realizzare un allestimento
e devi convincere i tuoi modelli a sottoporsi alle radiografie,
mettersi in posa, dove tu mostrerai una visione sul loro futuro
di scheletri cioè quello che saranno e che diventeremo.
Come li convinci a posare per te?
Benedetta
Bonichi. La gente ha un narcisismo che è malato
a dir poco! Io ho dovuto impedire a delle persone di posare
e di far posare i propri figli.
Addirittura una persona mi voleva portare la moglie incinta
di otto mesi per essere radiografata…
M.P.M.
…per essere immortalata…
Benedetta
Bonichi. …”immortalata” in tutti
i sensi, secondo me la voleva far
fuori… Il mio problema è quello di impedire alla
gente di posare perché la
prima cosa che mi chiedono è di posare.
M.P.M.
Hai esposto in grandi musei in Italia e all’estero
perché hai
accettato di esporre all’Accademia di Belle Arti?
Benedetta
Bonichi. Ho accettato con entusiasmo di partecipare
a questo
progetto organizzato dal direttore Gaetano Castelli, che mi
è stato proposto
da Marco Bussagli e dove sono coinvolti grandi storici dell’arte,
perché
l’iniziativa ha una freschezza di intenti… è
controcorrente ma nel modo
intelligente che io ho trovato solo in grandi musei all’estero
e questo è
una cosa che ho trovato meravigliosa anche se in Italia cerco
di evitare di
fare mostre.
M.P.M.
Grazie a Benedetta Bonichi, artista.
M.P.
Michiel
Roma, 27 settembre 2006
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