Evento Turcato
1960-80: libertà nel segno, colore, materia
per Francesco Bonanno, portavoce

Francesco Bonanno, Giuseppe Bertolami e Raffaele Cecora
co-titolari della
galleria Ricerca d'Arte
“Turcato.
La materia e il colore”
Galleria Ricerca d’Arte
Roma, via Giulia, 180
7 dicembre 2006-20 gennaio 2007
M.P.Michiel.
Quasi una nuova galleria che si apre a Roma,
Ricerca d’Arte: qual è la storia che si porta
dietro questo nome e questa galleria nel contesto romano?
Francesco
Bonanno. Ricerca d’Arte esiste già da
nove anni. Viene aperto questo nuovo spazio e in concomitanza
viene offerto al pubblico il percorso di un artista che ha
rappresentato un’espressione alta dell’astrazione.
La galleria nasce inizialmente come una galleria che trattava
prevalentemente scultura, - fine ‘800 primi ‘900
-, poi ha proposto al pubblico anche pittura, - sempre nell’ambito
del ‘900 -, oggi ha allargato lo spettro delle proprie
proposte offrendo anche degli artisti che hanno operato nell’ambito
dell’arte aniconica, intendendo con questo espressione
sia l’informale sia l’astrazione geometrica. Giulio
Turcato è un artista che ha segnato la seconda metà
del ‘900 italiano, in quanto ha partecipato a tutti
i movimenti più importanti che si sono succeduti nel
secondo dopoguerra, dal Fronte Nuovo delle Arti alla Forma
1 al Gruppo degli Otto. Quindi è un artista particolarmente
significativo in questo segmento.
M.P.M. Ieri
è stata inaugurata un’altra mostra su Turcato
alla galleria Emmeotto, in che relazione siete voi rispetto
al taglio storico che hanno dato loro?
Francesco
Bonanno. Si, diciamo che noi ci siamo posti su Roma
tenendo appunto presente l’importanza di Turcato come
“evento Turcato” e nell’ambito di questo
concetto di una proposta intesa come “evento”
noi abbiamo ritenuto di collegarci alle proposte della galleria
Emmeotto che ha indagato soprattutto la ricerca di Turcato
negli anni ’50-’60, proponendo opere dei decenni
successivi cioè prevalentemente quelle degli anni ’70-’80
quindi con le ricerche e le proposte degli Arcipelaghi, degli
Itinerari, dei Cangianti, delle Superfici lunari ottenute
con le gommepiume cioè il terreno fertile tipico di
Turcato che è stato un artista che ha indagato prevalentemente
nel segno, sul colore e sulla materia.
M.P.M. Turcato
è stato un artista, negli ultimi anni, non direi dimenticato,
ma insomma, un po’ defilato. Perché adesso questa
riscoperta: è una richiesta di mercato, un fatto artistico
o cos’altro?
Francesco
Bonanno. Beh, nella storia dell’arte sappiamo
che ad un certo punto anche per il mercato ci sono delle cesure,
cioè dei momenti in cui si passa da determinati valori
a valori che corrispondono più propriamente al valore
artistico dell’autore insomma, Turcato è un artista
fra i più importanti nell’arte aniconica degli
ultimi cinquant’anni del XX secolo quindi era necessario
e improrogabile questa, come dire, proposta a livelli più
elevati della sua opera. E’ un riconoscimento non dico
tardivo, però poteva avvenire anche prima tenuto conto
di tutto il pregresso e del suo grande valore storico anche
come partecipazione a tutti i movimenti più importanti
che la storia dell’arte del secondo novecento..
M.P.M.
C’è un quadro in questa vostra mostra che le
è particolarmente preferito?
Francesco
Bonanno. Mah, noi abbiamo cercato di proporre delle
opere che avessero una omogeneità di qualità,
per cui mi risulta difficile rispondere con un’unica
opera ma direi che c’è una continuità
di qualità che rappresenta la peculiarità di
questa nostra operazione.
M.P.M.
Grazie a Francesco Bonanno, portavoce della galleria.
Francesco
Bonanno. Grazie a voi.
M.P.
Michiel
Roma, 7 dicembre 2006
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