53a Biennale di
Venezia: Aspettando il Padiglione Italia
Scelti da Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice per
'Collaudi. Omaggio a F.T. Marinetti'

Padiglione Italia, Arsenale, Venezia 2009: Rendering dei
nuovi spazi allargati
(Courtesy: Fondazione La Biennale di Venezia)
LIII Esposizione
Internazionale d'Arte di Venezia
Arsenale, Padiglione Italia
7 giugno-22 novembre 2009
M.P.Michiel.
Beatrice Buscaroli e Luca Beatrice curatori designati per
il Padiglione Italia alla LIII Biennale di Venezia hanno
titolato la mostra “Collaudi. Omaggio a F.T. Marinetti”
titolo che rimanda chiaramente alle suggestioni futuriste
per una “vitalità” che come affermano
i curatori è ancora presente. Nella sua opera, progettata
e realizzata per l'occasione, come dovrà/potrà
lo spettatore/visitatore condividere con l'artista gli “stati
d'animo” ispiratori?
Nicola
Bolla. Nel pensiero futurista il rifiuto di modelli
di comportamento sociale e quindi la volontà futurista
di “ricostruire l’universo rallegrandolo”,
portavano alla reinvenzione del mondo quotidiano, cioè
alla spettacolarizzazione della vita intesa come festa,
disponibilità alla comunicazione collettiva, attivazione
ludica dell’immaginazione al fine di scompaginare
i ritmi acquisiti dall’abitudine.
Nel mio lavoro è presente questo senso del doppio,
che realizza una collusione diretta tra la vita e il teatro,
tra la scena e lo spazio quotidiano, traendo ispirazione
tra il mondo dei miti Greci e quelli del music hall della
scena popolare.
Gli “attori” della mia installazione non sono
altro che delle ombre di luce che con la riflessione dei
cristalli creano un diaframma tra l’idea e il pubblico,
tra la volontà dell’artista e la recettività
del fruitore.
“Orpheus dream” (titolo dell’opera)
rappresenta un palcoscenico popolato di non presenze il
cui contrasto, la dissonanza e il riferimento mitologico
creano una scena astratta in cui le utopie legate all’avvento
della civiltà tecnologica hanno ormai esaurito ogni
funzione mitica.
Giacomo Costa.
Una teoria scientifica sostiene che a 15 anni dall'estinzione
del genere umano la natura cancellerà ogni traccia
umana. L'agire dell'uomo, specie in questa epoca, è
spesso caratterizzato da un irresponsabile amore per il progresso
e da una poca rispettosa attenzione per la natura e per i
suoi ritmi. Nel mio lavoro mostro, come sempre, la relazione
di causa ed effetto che i comportamenti umani determinano.
Una natura tossica fin troppo abusata si prende la sua rivincita
con crudeltà su quei simboli dei quali l'uomo si fa
abitualmente vanto.
Daniele Galliano.
Ho inteso celebrare un sentimento comune, oltre che un imperativo
sociale, che si potrebbe racchiudere sotto l'incipit "trovate
un pezzo di terra e amatelo”, ovvero la ricerca di natura,
spiritualità e bellezza contrapposta al mito della
“velocità”, per altro cifra stilistica
che da sempre contraddistingue i miei dipinti.
In questo ultimo ciclo di lavori mi sono ispirato dunque,
da devoto servo della divina arte della pittura, ad uno dei
nostri più grandi maestri, Giovanni Segantini.
Marco Lodola.
La mia è un’arte immediatamente comprensibile,
carica di energia vitale, che vive letteralmente di luci e
colori. Ho una visione proletaria dell’arte, mi sento
realizzato solo quando manipolo i materiali e i fili elettrici
che, come per incanto, accendono le mie sculture. Anche per
la Biennale ho realizzato un’opera che non ha bisogno
del “libretto d’istruzioni”: mi piace che
lo spettatore venga colpito da ciò che vede al primo
impatto. Sarà un’opera accessibile a tutti, ovviamente
ispirata al Futurismo, con il quale condivido l’uso
appassionato del colore, l’energia dirompente della
luce e soprattutto l’idea dell’arte come parte
integrante della vita.
Negli anni Ottanta facevo parte dei Nuovi Futuristi e proprio
come i futuristi e Fortunato Depero in particolare, che osannavano
la contaminazione tra forme artistiche, mi piace attingere
dalle varie arti e fondere insieme pittura, scultura, musica,
design e pubblicità.
MASBEDO.
Utilizzando da anni il video sappiamo perfettamente come dosare
all'interno dei concetti l'emozione, la psicologia e l'estetica.
Quando Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli hanno comunicato
il tema "ispiratore" abbiamo sorriso perchè
tutto il nostro lavoro nasce da anni da una radice d'avanguardia.
Del Futurismo per esempio abbiamo affrontato alcuni punti
salienti del manifesto: il carattere aggressivo dell'opera,
la lotta, l'utilizzo delle tecnologie e la sperimentazione
musicale. Il tema della lotta per esempio è un tema
che stiamo sviluppando da diversi anni; consideriamo l'uomo
un Sisifo insoddisfatto che trova la sua sacralità
appunto nel lottare, nella ricerca di senso, parliamo di quell'uomo
(che scriviamo sempre con la U maiuscola) che è capace
attraverso l'azione eroica di rubare qualche traccia d'infinito.
I nostri soggetti compiono azioni assurde in bilico tra vanità
e intenzione
d'amare. Abbiamo inoltre mischiato diverse discipline quali
il teatro, il video, la musica, la scenografia. Per quanto
riguarda "lo spettatore" abbiamo voluto avvolgerlo
in un
atmosfera emozionalmente aggressiva di fronte a una video
installazione di ben 8 metri di larghezza per 2, 30 di altezza.
Noi lavoriamo con il pathos delle emozioni e degli stati d'animo
e vogliamo che questo si rifletta nel riverbero buio tra l'opera
e chi la guarda.
Gian Marco
Montesano. Dovrà niente: si atteggerà
come vorrà.
Potrà chi vorrà. La pratica del Teatro mi ha
insegnato ad essere razzista nei confronti degli spettatori
intesi come conglomerato indifferenziato.
Non ho stati d’animo da scambiare semplicemente perché
non possiedo stati d’animo. Probabilmente sono la parodia
di un “artista” poiché non ho mai avuto
“ispirazioni”. Quel poco che conosco della pittura
futurista non mi riguarda e non mi piace. Il Futurismo non
è una pittura ma una postura. Un grandioso modo di
esserci – nella vita – che, sul piano dei concetti,
condivido (in primis l’Interventismo con tutto quello
che ne consegue). Sarei stato volontario nelle trincee Imperiali
(dunque dalla parte avversa a Marinetti) ma pur sempre Futurista.
La Biennale, con tutto questo, non c’entra nulla. Questa
è semplicemente la mia vita. Detto questo i visitatori
penseranno quel che la loro esistenza suggerisce loro di pensare.
Questo però è un problema loro non mio. Il problema
è di chi ha un problema. Ne ho altri, molto ma molto
più impegnativi. Dunque, viva la vita - esclusivamente
Dom Perignon vintage 1998 – un brindisi a Donna Beatrice
e a Luca juventino. Poi… tutto finirà come tutto
finisce.
Davide Nido.
Le opere che ho realizzato per la Biennale rappresentano un
capitolo della mia ricerca artistica. Per certi aspetti possono
evocare alcune opere futuriste: non come simulacro, ma come
opere in divenire: vitali. Lo spettatore avrà’
la libertà di accostare le mie opere al Futurismo oppure
no.
Elisa Sighicelli.
Citando a mia volta Boccioni, vorrei che lo stato d'animo
dei visitatori fosse di "quelli che restano" piuttosto
di "quelli che vanno"... Mi piacerebbe infatti che
gli spettatori, davanti al mio video, si perdessero in uno
spettacolo ipnotico, immergendosi in un tempo sospeso che
induce a fantasticare.
Sissi.
La mia opera con il titolo "La deriva è il nodo
della mia gola", rappresento la mia onda emotiva che
uscendo da me si spoglia al suolo formando un corpo collettivo.
Installata nel giardino esterno del Padiglione Italia i miei
frammenti materici vivono esposti al sole e alla pioggia,
protetti dalle linee disegnate dei miei pensieri ferrosi.
Nicola Verlato.
Credo che il mio lavoro sia stato individuato per l'appunto
per una sua propria capacità di esprimere un certo
vitalismo anche violento che potrebbe rimandare tematicamente
ad alcune declinazioni proprie del movimento Futurista: il
ciclo ispirato agli scontri degli Hooligans o quello sulle
Streghe porno e i tornadi per fare un paio di esempi. Poi
in aggiunta a questo aspetto del mio lavoro c'è anche
il fatto che spesso amo lavorare con più mezzi contemporaneamente:
pittura scultura anche musica e video in qualche caso, tentando
qualche volta di contestualizzare il tutto in una cornice
architettonica, cosa che credo che non sia distante da una
logica prettamente italiana che nel futurismo aveva trovato
una declinazione avanguardista secondo i linguaggi del moderno.
L'opera che sto preparando per il Padiglione Italia rifletterà
per l'appunto queste caratteristiche: vitalismo e dinamismo
nelle composizioni e nei temi distribuiti su i diversi media
che comporranno l'installazione.
Silvio Wolf.
I Nomi del tempo è un'opera multi-media che
pone in relazione la staticità e bidimensionalità
dell'icona fotografica, la luce intesa come soggetto e mezzo,
lo spazio architettonico tridimensionale segnato dalle tracce
del tempo e l'immateriale divenire del suono, le cui onde
generano l'idea di movimento e governano il tempo permeando
immaterialmente lo spazio. L'opera dona vita e splendore ad
un luogo di visione e d'ascolto, di meditazione ed esperienza
del quale il pubblico è componente attiva e partecipe.
Questo lavoro è il mio simbolico omaggio al contributo
che l'opera Futurista ha fornito agli artisti che, dopo di
loro, hanno utilizzato la multi-medialità come nuovo
strumento di ricerca, esplorando ciò che l'occhio umano
non è in grado di percepire direttamente, dando evidenza
del -non visibile- oltre l'apparenza retinica.
M.P.
Michiel 
Italia, marzo-maggio 2009
ASPETTIAMO
Matteo Basilè, Manfredi Beninati, Valerio Berruti,
Bertozzi&Casoni, Sandro Chia, Marco Cingolani, Aron Demetz,
Roberto Floreani, Luca Pignatelli.
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