Incontri
Mostra su Galileo Chini: riscoperta di un artista rinnovatore
e precocemente universale per Fabio Benzi, curatore

“Galileo
Chini”
Galleria Francesca Antonacci
Roma, via Margutta, 54
16 maggio-30 giugno 2007
M.P.Michiel.
Come prima domanda io le chiederei di dare una sintetica definizione
sui termini Art Nouveau, Liberty e Art Déco?
Fabio Benzi.
L’Art Nouveau, che in Italia si chiama Liberty, è
forse il primo movimento d’avanguardia anche se non
ha avuto manifesti come il Futurismo, il Surrealismo, però
è il movimento che fa da base, da zoccolo all’avanguardia
perché è il primo movimento che propone di allargare
il piano estetico dalla pittura, cioè le arti maggiori
- pittura, scultura, architettura - a tutte le espressioni
artistiche anche a quelle minori, quindi alla ceramica, ai
vetri, alla stessa dignità e tutto può essere
arte. E’ un assunto che l’Art Nouveau mette in
pratica e di cui le avanguardie storiche, a cominciare dal
Futurismo, si faranno carico e sarà uno dei grandi
cavalli di battaglia di queste avanguardie. Galileo Chini,
in questo àmbito in Italia, è quello che incarna
precocemente questa figura di artista universale che si occupa
di ceramica e poi di teatro, di decorazione con i murali,
di pittura, di grafica pubblicitaria e di illustrazioni per
le riviste, ecc. quindi apre a ventaglio tutta questa grande
possibilità che c’è nell’espressione
estetica e non è un caso che Boccioni guardi molto
a lui quando era ancora divisionista, prima del Futurismo,
e lo ricorda anche tra l’altro quando Chini allestisce
la Sala del Sogno alla Biennale del 1907, Boccioni scrive
che è la cosa più nuova di tutta la Biennale.
Così anche nei primi quadri futuristi come “La
città sale” del 1911 lui riprende dei temi che
aveva visto nella cupola che Galileo Chini dipinge nella Biennale
del 1909. Chini era sentito come un personaggio di punta,
di avanguardia, poi naturalmente era anche di un’altra
generazione quindi non passa alle avanguardie storiche, cioè
non fa il salto sul Futurismo però agisce ugualmente
in un senso molto internazionale, per cui lui che è
un personaggio coltissimo, che esponeva in tutta Europa, segue
una strada che è quella di Bonnard cioè di un
ribaltamento dell’Impressionismo che dall’impressione
ottica si rivolge all’impressione interiore, cioè
un’impressione che ha un forte psicologico, emotivo
ed è una strada alternativa a quella delle avanguardie
novecentesche che Bonnard, Vuillard e tutta questa strada
francese ed europea portano avanti. In Italia è poco
seguito questo atteggiamento e lui in questo senso è
forse un po’ isolato, - come altri personaggi che potrebbero
essere considerati autonomi come De Pisis oppure Spadini o
Tosi -, cioè personaggi che hanno in sé una
punta d’avanguardia cioè una volontà moderna
che però non vogliono seguire la strada del disfacimento
formale delle avanguardie. L’Art Déco, invece
è in qualche modo un’evoluzione dell’Art
Nouveau che avviene dopo la Prima guerra mondiale e laddove
l’Art Nouveau guardava agli elementi vegetali animali,
diciamo naturali, trasformandoli in curva sinuosa, l’Art
Déco usando sempre questa idea dell’opera d’arte
non legata al quadro ma legata ad ogni oggetto, enfatizza
l’aspetto della produttività industriale che
già era presente per altro nel Liberty e quindi diventa
una visione più meccanica, più geometrica e
in questo si differenzia nettamente da un punto di vista visivo
laddove c’è la linea curva nell’Art Nouveau,
nell’Art Déco c’è invece una linea
spezzata e geometrica… però uno nasce dall’altro.
M.P.M.
Quindi tra i due secoli si percepiva forte la necessità
di “abbattere le barriere tra arti maggiori e arti minori”
spingendo alla industrializzazione e commercializzazione del
prodotto d’arte: che cosa è diventato oggi quel
processo iniziato magari anche prima, forse nel Rinascimento,
nel nuovo solco globalizzante?
Fabio Benzi.
Il concetto del Liberty o del Déco non è la
stessa cosa del Rinascimento, laddove c’era un concetto
diverso anche dell’artista. Questo si inserisce perfettamente
nel processo dell’arte contemporanea e l’industrializzazione
porta al Design attraverso tutte le sue evoluzioni negli anni
’30 con il Bauhaus quello che noi conosciamo sotto il
nome di Design cioè una produzione di alta qualità
estetica però promossa per l’industria, non il
pezzo unico, laddove il valore estetico sta nell’idea
non nella pura realizzazione – come dire artigianale
- …
M.P.M.
…e neanche nella quantità…
Fabio Benzi.
…e neanche nella quantità perché se una
cosa è bella è perché ha un sistema di
linee di composizione di forme che è di alta qualità.
Che poi sia in una, due o mille copie questo non cambia niente.
Questo è il concetto introdotto e che noi ancora oggi
pratichiamo perché il Design, il Made in Italy di oggi
è il frutto di questa ideologia.
M.P.M.
Allora il mito del “capolavoro” della grande opera
d’arte insuperabile è un concetto abbattuto o
ce lo dobbiamo tenere per le occasioni migliori, musei, teatri
o per i politici che li portano in giro per il mondo?
Fabio Benzi.
Questa è una domanda un po’ difficile
perché bisogna vedere caso per caso. La famosa “chaise
longue” di Le Corbusier che noi tutti conosciamo è
un capolavoro no, è stata fatta in migliaia di copie
così l’idea di capolavoro comunque non è
legata più ad una unicità. Può essere
anche unica - ciò non toglie che un capolavoro possa
essere unico - però è un’idea questa che
non ha più un’accezione nell’arte contemporanea,
non è più accettata come necessità. E’
un’idea superata, diciamo che nella storia dell’Umanità
si sono superate tante idee, si pensi che nel Medioevo l’idea
di artista era di “artifex” cioè di puro
artigianato dove il concetto di opera d’arte, quindi
di capolavoro, neanche esisteva, tanto è vero che non
conosciamo neanche i nomi di questi artisti. Invece l’idea
dell’artista intellettuale che nasce nel Cinquecento,
che evolve fino all’Ottocento con il Neoclassicismo…
M.P.M.
…è quindi un’idea romantica…
Fabio Benzi.
…è un’idea romantica, sostanzialmente,
e noi ne siamo ancora partecipi.
M.P.M.
Leggendo la ricchissima biografia di Chini, come si spiega
che un artista di fama internazionale, con alleate persone
importanti o influenti nel mondo dell’industria e dell’arte,
sia stato – storicamente – travolto dalla forza
eversiva delle avanguardie europee?
Fabio Benzi.
Guardi più che travolto dalle avanguardie europee –
che non è corretto - lui è travolto dalla Seconda
guerra mondiale e dal cambiamento radicale di un mondo perché
convive benissimo con le avanguardie europee...
M.P.M.
…ma intendo proprio da un punto di vista storico, di
storia dell’arte?
Fabio Benzi.
Questa è una cosa che avviene molto spesso, i gusti
cambiano e quindi gli artisti vengono dimenticati, pensi che
per esempio, lo stesso Piero della Francesca nel Settecento
era quasi considerato un minore e poi si riscoprono. Cioè
ci sono dei momenti di gusto che incidono profondamente sulla
valutazione storica degli artisti. Galileo Chini - che rappresentava
un’epoca in maniera molto esplicita, molto nitida -
quando quell’epoca è andata fuori moda è
andato fuori moda anche lui. Uno dei primi a riscoprirlo è
stato Visconti che ha cominciato a collezionarne le opere.
Perché Visconti? Perché aveva una sensibilità
a certe espressioni di un mondo da poco trascorso, con un
serio interesse, con una seria capacità di valutazione
e rivalutazione e quindi da allora è cominciata la
riscoperta di Galileo Chini il quale di per sé, a cominciare
dalla Seconda guerra mondiale, si isola, e si può capire
che effetto possa avere sulla carriera di un artista. Indipendentemente
dalla sua grandezza, avviene una sorta di dimenticanza, di
progressivo oblio e per Chini è stato anche così.
L’ultima parte della sua vita si è ritirato,
dipingeva meno, era anche pessimista, la cecità, ha
coinciso la fase di superamento del gusto con quella del suo
personale astrarsi dalle situazioni artistiche.
M.P.M.
L’ultima domanda: quale tra queste opere esposte meglio
rappresenta il suo soggiorno nel Siam?
Fabio Benzi.
Ci sono queste due danzatrici che sono estremamente rappresentative,
poi ci sono anche questi due bozzetti, che sono degli studi
per dei costumi che gli servono per gli affreschi che lui
esegue nel Salone del Trono di Bangkok. Sono bellissimi proprio
dal punto di vista cromatico, sono degli studi che sono funzionali
sugli indumenti con i quali avrebbe rivestito i dignitari
che venivano rappresentati in queste grandi absidi del Salone
del Trono.
M.P.M.
Grazie a Fabio Benzi, curatore.
M.P.
Michiel
Roma, 22 maggio 2007
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Nella
foto in alto: Fabio Benzi con la gallerista Francesca
Antonacci |
| Foto
© MPMichieletto |
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