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Inaugurazioni
Oltre la fiaba: fragilità moderna dell'uomo
per Enrico Benaglia, artista

Enrico Benaglia
"Inventario delle emozioni"
Galleria Edarcom Europa
Roma, via Macedonia 12-16
3-23 novembre 2006

M.P.Michiel. Le sue opere sono riconoscibilissime, le abbiamo viste esposte in gallerie, musei, negozi, manifesti e allora mi domandavo se la creazione delle sue opere è una sorta di coercizione dell’immagine, immagini che vengono in continuazione che sono diverse ma analoghe?

Enrico Benaglia. Sì, ogni artista ha il suo stile, specialmente nella raffigurazione della figura umana. Ormai è stato fatto un po’ tutto dall’interpretazione della figura umana, ai nudi, ai colli lunghi di Modigliani. Nella contemporaneità la figura umana è sostituita dal cinema, dalla televisione. Le mie figure sono veramente un’invenzione, un’invenzione perché devo comunicare quello che la fotografia e anche la scena del cinema non può ridare, per cui queste immagini sono veramente partite dalla riflessione di come si poteva rappresentare oggi l’uomo nell’arte. E’ stato un po’ un incontro, una scoperta delle mie ricerche ma anche un’intuizione.

M.P.M. Infatti mi domandavo anche perché le sue figure o comunque le cose rappresentate sono così fragili, perché sono fatte di carta?

Enrico Benaglia. Ecco, infatti, ha fatto caso, per esempio, anche nel mondo primitivo ma anche nel mondo, chiamiamolo tra virgolette, infantile, le cose sono comprensibili perché sono semplici. Come l’arte moderna. Queste mie figure sono di carta perché tra l’altro gli ho dato una valenza, se vogliamo, esistenziale: l’uomo è fragile. Quello che vale nell’uomo non è tanto la forza fisica, quanto la sua capacità di interagire sulla vita di un essere sereno oppure anche drammatico ma l’atteggiamento del corpo, fatto con queste figure, che si piegano, fanno dimenticare che sono pupazzi e invece sono esseri umani perché l’atteggiamento, la gestualità è una gestualità umana di tutti i giorni: quello che salta, quello che corre, quello che si dispera, i movimenti sono reali.

M.P.M. Ciascuna opera sembra una fiaba, ogni immagine una fiaba conclusa: ha già l’immagine presente nella sua mente o è qualcosa che nasce per aggiunte, apporti?

Enrico Benaglia. Io come artista sono sempre stato un affabulatore, mi piace raccontare. Però le mie favole, sono favole ma, sono sempre momenti magici del quotidiano. Io vivo nella vita come tutti gli altri e cerco di portare, comunicare le emozioni che mi dà l’ambiente in cui vivo che è sempre un ambiente molto contingente. Non sono racconti o favole del passato, per cui cerco di portare sotto una forma così un po’ fiabesca il quotidiano. A volte parto da un’idea, a volte no… parto da una cosa e poi ne diventa un’altra. Generalmente ce l’ho l’idea. Io penso che l’artista a volte è come l’artigiano, si parte con le stesse intenzioni: voglio fare quella sedia. L’artigiano sa come fare la sedia, l’artista no. Capace che invece di quella sedia fa un’altra cosa. Per cui io parto dall’idea di fare una situazione artistica, poi lavorando mi vengono altre cose e cambio direzione.

M.P.M. L’ultima domanda è una curiosità: ci sono delle ambientazioni nei suoi quadri che sembrano riconoscibili in quartieri romani… c’è un quartiere specifico…

Enrico Benaglia. Sì questo è un quartiere classico il Coppedè. Io da bambino ci andavo venendo da un quartiere molto popolare e mi sembrava la città magica. Effettivamente quel quartiere non è uno stile di un’epoca, è uno stile di tanti stili, di tante epoche. C’è il Rococò, c’è il Seicento, tutto rifatto in modo giocoso. Forse è l’ultima volta che l’uomo ha costruito case, abitazioni a misura spirituale dell’uomo. Poi sono venute le grandi case, fatte col cemento armato, grandi prospettive, queste case ci sono anche a Parigi, a Bruxelles e Praga. Intorno agli anni ’20 c’era questo bisogno. Questa cosa mi ha affascinato da bambino e quando sono andato ad abitare lì ho recuperato l’entusiasmo.

M.P.M. Grazie ad Enrico Benaglia, artista.

M.P. Michiel
Roma, 3 novembre 2006

   
   
   
1.2.3. Il maestro Enrico Benaglia durante l'inaugurazione della mostra.
Foto © MPMichieletto

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