Inaugurazioni: 11 marzo
2010
Matteo Basilè: nuova immagine di santità sulle orme antiche

Matteo Basilè
The Saints Are Coming. Last act
Galleria EMMEOTTO
via Margutta, 8 – Roma
11 marzo - 30 aprile 2010
M.P.Michiel.
Da dove hai mutuato il titolo della mostra?
Matteo Basilè. 'The Saints are coming' è l'idea dei santi che stanno arrivando che non solo stanno arrivando ma sono tra di noi, basta solo guardare meglio.
M.P.M. Santità e/o sacralità è un filone che molti artisti tuoi contemporanei hanno visitato con esiti diversi e comunque non aderenti all'iconografia-iconologia a cui siamo abituati o che ci aspettiamo: qual è il tuo concetto di santità -per quello che tu metti in mostra- particolarmente tu che sei una quinta generazione di artisti?
Matteo Basilè. L'idea di sacralità trovo che ci sia lavorando con un immaginario che viene dalla pittura rinascimentale da un tipo di pittura molto italiana e trovo che oggi bisogna ritornare ad una sacralità ritornare a quel momento magico di dialogo con l'opera d'arte o con l'artista ed è quello che mi porta anche a costruire le mie icone perché poi alla fine io fotografo delle persone normali o apparentemente normali e le riproietto in un altro mondo. E questo entrare in simbiosi anche con persone davanti davanti alla mia fotocamera porta a quel magico momento a quella parte sacra del concepire l'arte e poi successivamente anche di dialogo con il pubblico.
M.P.M. Hai partecipato -qualche anno fa- all'XI edizione della Biennale d'arte sacra curata da mons. Carlo Chenis, tu sai che la Chiesa non ha uno stile suo proprio ma usa il talento che c'è in quel momento: se qualcuno ti commissionasse un'opera d'arte sacra ti sentiresti libero oppure ti porresti il problema della collocazione al culto devozionale?
Matteo Basilè. No assolutamente. Trovo che la Chiesa contemporanea non dialoga più con gli artisti che dovrebbero interpretare l'idea divina in questo caso del Cattolicesimo o di altra religione. Non c'è più dialogo con gli artisti ci sono solamente delle opere che sono dei fac-simili di qualcosa di già visto non c'è il nuovo non c'è la reinterpretazione del sacro.
M.P.M. Usi la fotografia digitale per fare pittura ecco c'è però un limite che ti autoimponi per le immagini che ti sorgono nell'anima o nello sguardo cioè tu eserciti su di te una forma di autocensura?
Matteo Basilè. No nessuna autocensura. In questo momento che vivo in Asia anche se non c'è una autocensura c'è però un'attenzione all'equilibro per il potere che c'è nell'immagine, cioè lavorando in un paese islamico non puoi non pensare che cosa è un certo tipo di immagine, di forma o di simbologia e non è una censura ma è una ricerca molto profonda nell'utilizzare i simboli.
M.P.M. Nel tuo sito c'è il tuo autoritratto ad occhi chiusi che mi fa pensare alla metafora del sogno dell'arte e Bonito Oliva ha scritto/detto: “Non tutti i sogni sono alla portata di tutti”, allora i tuoi sogni-opere sono così cioè non sono alla portata di tutti, perché sono anche delle immagini molto raffinate?
Matteo Basilè. Io penso che l'arte, l'arte contemporanea e l'arte dei secoli passati non è stata e non è mai per tutti. La Pop Art è stato l'unico esempio di arte aperta al merchandising, aperta al grande popolo. Prima, in assoluto c'è stata la Cappella Sistina e la pittura di un certo periodo era l'alfabeto degli analfabeti che raccontava, in qualche modo, il potere della Chiesa. Oggi invece trovo che il discorso si fa un pochino più raffinato; ci sono alcuni artisti che lavorano sulla spettacolarizzazione dell'immagine lavorando sui tabù che sono il sesso, la morte, il dolore e lavorare su questo tipo di emozione è semplice, è gratuito mentre secondo me è più interessante cercare di complicare il codice per poi arrivare ad una espressione che e “uno”.
M.P.M. Ti faccio dei nomi: Leonardo, Caravaggio, Warhol, LaChapelle: quali artisti ti hanno influenzato?
Matteo Basilè. Caravaggio. Caravaggio è quello che più è entrato dentro di me... LaChapelle lo stimo come fotografo perché ha reinventato il pop e l'idea anche trash di raccontare ma si vede che non è europeo, parla di atmosfere, di sacralità che non gli appartiene che non può appartenere ad un americano.
M.P.
Michiel 
Roma, 11 marzo 2010
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