La pittura di Simonetta Gagliano

Inscenatura eccezionalmente organica,
architettonica e figurale.
Ambiente con un'espansione costante.

Nella cultura artistica di Simonetta Gagliano l'espressione d'insieme e lineare, è una sorta di esaltato paradosso, in quanto, per antitesi, di una sagoma campita su un piano uniforme, e senza profondità e distanze, per la sola forza scenica a piani colore prospettici, per la sola forza del contorno lineare elastico, penetrante ed emergente, fa un modellato plastico con piani estremamente slittanti e come semoventi, di eccezionale vitalismo. In particolare si distinguono per animazione incessante i modelli dal Caravaggio e dal Botticelli. Nelle opere è intensa l'espressione lineare, è chiara la giunta di una componente coerente, l'interesse luminoso e cromatico che si attua con una pittura ad olio d'impasti ricchi e a strati, con sapiente pennellata condotta che moltiplica l'ambiente con un'espansione costante. La complessa figurazione, ricca di simboli allusivi alla vita terrena e alle sue lotte. L'opera è un'inscenatura eccezionalmente organica architettonico-figurale, coi corpi dalle forme ben distribuite e tornite. Il complesso unificato è investito da luci preminenti, che provoca forti ombre portate, cui si contrappongono quelle originate dal fascio luminoso invadente, coi raggi anche artificiali e specchiati. Composizione e illuminazione, creano un dramma intenso, riflesso anche dal contrasto, col fondo (Deposizione). Nelle assorte visioni e nel volto intenso, la Gagliano offre un esempio suggestivo di quella sottile penetrazione psicologica del soggetto che si riscontra nei personaggi da lei rappresentati.

LIVIO GARBUGLIA
critico d'Arte


La pittura di Simonetta Gagliano

La Pittura come MISTERIUM MAGNUM: Cosmologia di una Pittrice

L'opera pittorica di Simonetta Gagliano, è una superficie speculare di luce e materia. Nei suoi quadri tutto richiama solo la storia della pittura che insegue se stessa.
La sua è una pittura che non vive di rappresentazione, ma solo di campiture materiche, di passaggi di rossi, di ocra, di neri, di bruni e di gialli. E se c'è rappresentazione, è la pittura che cita se stessa, che allude e richiama alla Storia dell'Arte, raggruma scene di opere precedenti (da brani del Caravaggio a frammenti delle sculture di Brancusi).
Tutto è già stato detto fatto e dipinto nella storia, oggi la pittura può solo sorvolare su frammenti della memoria artistica, coprirli (al contempo svelarli) con stesure di puro colore, per giungere a un'opera che sia anamnesi e coscienza dell'artista, tra passato e presente, tra memoria e ineluttabilità del gesto pittorico in questa esistenza che l'artista consuma come chiamata a vivere nel colore [...].

CARMINE BENINCASA
critico d'Arte