La pittura di Fabrizio Ferretti

Il senso-idea nel destino del corpo d’arte

Il pittore Fabrizio Ferretti produce corpi d’arte sovraffollati, nella compresenza di segnali-memoria, di paesaggi naturalistici e metropolitani, riproduzioni di capolavori come le veneri del Cinquecento veneziano.
La poetica, almeno apparentemente nichilistica, di Ferretti è caratterizzata anche dal costante ricorso al rapporto senso-idea-ragione con parole ed espressioni ermetiche, a commento, integrazione, o sostituzione dell’immagine. L’opera di ferretti è un segnale ammiccante del mondo esterno ma anche un simbolo di quella corale realtà quotidiana, il simbolo per eccellenza di un’identità collettiva cui anche l’artista romano occhieggia ma dalla metafisica distanza della sua sopraffina cultura. La cultura pittorica di Ferretti è come nobilitata dall’innesto di una sensibilità lineare e cromatica non estranea alla grande lezione modernista di Gauguin e Matisse. La forza vitale delle immagini “popolari” è come assunta e riscattata in un esercizio di riscrittura, di sofisticata finezza.
L’insieme delle varie parti della scena inquadrata sono trattate con un puntinato che ricorda il “retino” del segnale computeristico (pixel), ma lo trasforma in una nuova tecnica di rilevamento dell’immaginazione, che ammicchi, pur nella sua inedita freddezza, alla tradizione del Divisionismo.
Significativo è l’esercizio intellettuale di “citazione” che di continuo, gioca tra fonti colte e ponti popolari. Ferretti si appropria fisicamente e direttamente di un segnale o di una fotografia come di un qualsiasi reperto-memoria, l’artista romano ricerca un possesso mirato, ma anche mentale e indiretto dell’immagine di massa, procedendo alla sua riformulazione pittorica.
Quella che è l’aperta e vitalisticamente indiscriminata adesione al mondo, alla città, ai media, diventa in Ferretti un’operazione di filtraggio, che dà atto alla civiltà di massa del suo erompente potenziale d’energia, ma rivendica un’aristocratica prerogativa di selezione.

Il campione paradigmatico e l’idea-metafora

Le immagini prescelte da Ferretti acquistano il valore di un campione, con maggiore precisione, di un campione “paradigmatico”, nel senso di esemplare, rappresentativo rispetto all’intera serie dei suoi simili. Il campione consente al nostro un lavoro di accertamento imparziale, un’analisi critica con un’ottica ravvicinata, la ricostruzione linguistica, la messa in luce del significato dell’immagine o del reperto-memoria esaminati, dello stesso quoziente di esperienza ad esso collegato.
In tal modo, al termine del procedimento operativo in cui è impegnato Fabrizio Ferretti, un lavoro di puntuale rifacimento, il campione paradigmatico si presenta come l’immagine ricostruita, l’idea-metafora, interpretata, divenuta sequenza ragionevole, in modo da rendere manifesto ciò che era solo latente nel modello-idea di partenza all’ordine di ragione-conoscenza venendo a rappresentare sempre il campione un’addizione di senso, di intelligenza, di esperienza.
Alla fine del lavoro di rifacimento-coscienza-divenire che impegna Ferretti, il paradigma risulta promosso al livello di un modello esemplare. L’artista romano attraverso la sua ingegnosa ricostruzione-idea-metafora, riesce a condensare nel corpo d’arte i sogni e le voglie di purezza ancestrale che la società dei consumi, nella sua opulenza e apparente facilità, continua a reprimere.

LIVIO GARBUGLIA
critico d'Arte