| La pittura di Stefania Di Filippo
Se ad un primo sguardo il lavoro di Stefania Di Filippo sembra
incentrarsi su un sofisticato esotismo e sul recupero del mito dell’evasione,
basta interrogarsi sul taglio compositivo di questi quadri, soffermarsi
sulle sovrapposizioni pittoriche, che esaltano l’essenza di
tante culture lontane, per comprendere che l’attenzione rivolta
a ciò che è altro da noi non è che un modo
per criticare il nostro mondo occidentale. Quella della Di Filippo
è infatti una pittura che dietro il diaframma di una gradevolezza
tutta esteriore cela di fatto una critica severissima a quella parte
del mondo, la nostra, che da decenni ha avviato, con la globalizzazione
dei mercati e il processo di standardizzazione di bisogni e sogni,
l’azzeramento delle identità culturali e la rimozione,
dal sentire comune, di sentimenti come il senso di appartenenza
a un popolo e alla sua storia, l’onore, la fierezza, la cosciente
consapevolezza del proprio sé. Per questa via il quadro assume
quasi il valore dello strumento di indagine antropologica finalizzato
alla riscoperta e al recupero di tutto quanto è stato neutralizzato
dal pensiero unico. Dati questi presupposti, nei lavori della Di
Filippo è facile dedurre l’indispensabilità
della tecnica pittorica che col suo contrapporsi al processo “freddo”
della fotografia rigetta drasticamente ogni contatto con la tecnologia
per riconoscere in quest’ultima l’arma letale al servizio
dell’omologazione.
Prof. ANDREA
ROMOLI BARBERINI
Testo della pittrice Stefania
Di Filippo
Domanda: come mai
questo tema?
Risposta: come mai ci s’innamora di una persona?
Il motivo non lo si conosce, avviene e basta.
E così è stato per il mio tema, (donne e bambini di
etnie particolari, primordiali).
Sono venuta a contatto casualmente con fotografie di donne asiatiche,
del Centro America, dell’Africa ed è stato istintivo
ritrarle, disegnarle e dipingerle a mio modo, dandogli un taglio
particolare, una interpretazione cromatica personale ed andando
al di là della foto.
Cercando di trasmettere nel quadro le sensazioni provate nell’essere
attratta dal loro sguardo, “la fierezza di essere e di appartenere”,
di essere individuo e non cloni di una cultura dell’omologazione.
Per i bambini, è stato naturale, il percorso come individuo
inizia lì.
E’ seguendo questo “colpo di fulmine” e vedendo
dove mi portava, che la realizzazione di ogni quadro è diventato
un’amore che va consumato entro breve termine, è un’esplosione
di energia animica. Un’amore che va consumato per non perderne
l’essenza. Per poi vederla formalizzata davanti a me, davanti
ai miei occhi e quello che c’è di bello in ogni quadro
è quello che c’è di bello in ogni amore.
Stefania Di Filippo
9 maggio 2005
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