La pittura di Stefania Di Filippo

Autenticità e senso dell'esistenza

Lo sguardo dell'anima

Quando l’artista non si ferma al dato oggettivo o alla sua rappresentazione prospettica, ma indaga le regioni della luce pittorica e dell’anima umana, svincolandosi dalla riproduzione, allora entra nel mondo della vera arte.
La pittrice Stefania Di Filippo e molti altri artisti si sono impegnati nello studio dei colori e dell’animo umano. A lungo si è dissertato sulla percezione fisica e su quella psichica, su brillanza e saturazione, su relazioni e corrispondenze, indagini interiori. L’opera pittorica di Stefania Di Filippo arriva alla conclusione che l’uso dei colori conferisce all’attività artistica l’alone di magia, alchimia, sperimentazione empirica, l’ansia di un’anima che tende di là della realtà verso una più ricca vita spirituale.
L’indole e il temperamento della Di Filippo la inclinano a vedere nelle apparenze più la luce che l’ombra, a cogliere nelle sensazioni della vita le forze che sembrano dare un significato ed un valore duraturo all’opera collettiva dell’umanità.
Parlare di colore implica che si parli della luce, dal momento che senza la luce non può essere colore. Per Stefania Di Filippo è di fondamentale importanza conoscere perfettamente le possibilità del colore, poiché è questo il mezzo con cui si avvale per la realizzazione della sua opera unitamente alla fondazione introspettiva del disegno.

Usare un diverso grado di intensità o di rifrazione della luce diventa per la Di Filippo una scelta espressiva: infatti modificando il rapporto tra luce ed ombra sulla superficie del personaggio femminile esotico da ritrarre la pittrice crea una visione intima, dell’identità di un popolo, del suo costume e della sua cultura. Una luce naturale illumina la superficie dei volti femminili, ne mette in risalto i contorni, le zone d’ombra rispetto alle zone illuminate, che appaiono schiarite anche nelle zone dei contorni, mentre i toni intermedi concorrono alla descrizione del corpo d’arte nel senso dell’umano.
L’ombra intima del corpo d’arte dà profondità e luce al disegno, definendo la tridimensionalità e il volume dei personaggi femminili immersi nel tentativo di ricongiungersi col tutto.


La pittrice Stefania Di Filippo con il critico d'arte Livio Garbuglia all'inaugurazione della sua personale
"Lo sguardo dell'anima" al Riparte Cafè di Roma il 21 Aprile 2005

La Di Filippo esplora il mistero pianeta-anima, il fremito di un vita profonda che solo con il pensiero non potrebbe cogliere: i moti più profondi del proprio animo, le voci misteriose del mondo e della natura che l’attornia. Tuttavia la pittrice tende a disciplinare il mondo dei propri sentimenti, la propria umanità dentro una forma d’arte limpida, eloquente, espressiva.
La pittura della Di Filippo appare capace di esprimere l’autenticità e il senso dell’esistenza perché prevede la rinascita della consapevolezza e dell’esperienza libera negli individui, contro la mancanza di libertà dell’uomo moderno. Se tale rinascita si esprime come un monito nella storia degli individui, allora si potrà ancora impedire l’avvento di una collettività di esseri umani in serie, incapaci di reazioni proprie e desiderosi soltanto di mantenere intatto il loro stato di quiete, o meglio di assenza metafisica.

LIVIO GARBUGLIA
critico d'Arte


La pittura di Stefania Di Filippo

Se ad un primo sguardo il lavoro di Stefania Di Filippo sembra incentrarsi su un sofisticato esotismo e sul recupero del mito dell’evasione, basta interrogarsi sul taglio compositivo di questi quadri, soffermarsi sulle sovrapposizioni pittoriche, che esaltano l’essenza di tante culture lontane, per comprendere che l’attenzione rivolta a ciò che è altro da noi non è che un modo per criticare il nostro mondo occidentale. Quella della Di Filippo è infatti una pittura che dietro il diaframma di una gradevolezza tutta esteriore cela di fatto una critica severissima a quella parte del mondo, la nostra, che da decenni ha avviato, con la globalizzazione dei mercati e il processo di standardizzazione di bisogni e sogni, l’azzeramento delle identità culturali e la rimozione, dal sentire comune, di sentimenti come il senso di appartenenza a un popolo e alla sua storia, l’onore, la fierezza, la cosciente consapevolezza del proprio sé. Per questa via il quadro assume quasi il valore dello strumento di indagine antropologica finalizzato alla riscoperta e al recupero di tutto quanto è stato neutralizzato dal pensiero unico. Dati questi presupposti, nei lavori della Di Filippo è facile dedurre l’indispensabilità della tecnica pittorica che col suo contrapporsi al processo “freddo” della fotografia rigetta drasticamente ogni contatto con la tecnologia per riconoscere in quest’ultima l’arma letale al servizio dell’omologazione.

Prof. ANDREA ROMOLI BARBERINI


Testo della pittrice Stefania Di Filippo

Domanda: come mai questo tema?

Risposta: come mai ci s’innamora di una persona?
Il motivo non lo si conosce, avviene e basta.
E così è stato per il mio tema, (donne e bambini di etnie particolari, primordiali).
Sono venuta a contatto casualmente con fotografie di donne asiatiche, del Centro America, dell’Africa ed è stato istintivo ritrarle, disegnarle e dipingerle a mio modo, dandogli un taglio particolare, una interpretazione cromatica personale ed andando al di là della foto.
Cercando di trasmettere nel quadro le sensazioni provate nell’essere attratta dal loro sguardo, “la fierezza di essere e di appartenere”, di essere individuo e non cloni di una cultura dell’omologazione.
Per i bambini, è stato naturale, il percorso come individuo inizia lì.
E’ seguendo questo “colpo di fulmine” e vedendo dove mi portava, che la realizzazione di ogni quadro è diventato un’amore che va consumato entro breve termine, è un’esplosione di energia animica. Un’amore che va consumato per non perderne l’essenza. Per poi vederla formalizzata davanti a me, davanti ai miei occhi e quello che c’è di bello in ogni quadro è quello che c’è di bello in ogni amore.


Stefania Di Filippo
9 maggio 2005