La pittura di deBoni

La materia divenuta come approdo e senso dell’esistere

L’atmosfera materia – tempo con punte accese nella fondazione del colore – memoria, costituisce quasi un teatro – universo composto come unità di durata, pienamente illuminato e vibrato dal gesto cromatico, nelle assunzioni arte – fenomeno - misura di Angelo De Boni.
Le funzioni riassuntive di opposizione, testimoniano la necessità all’ordine della concezione corpo d’arte – memoria, di ripercorrere la via della realtà – storia per osservare, in quella attualizzandola, l’odierna realtà, pur nell’osservanza della illogica frammentazione degli avvenimenti.
Nella suggestione di tali premesse s’intenderà quanto, la materia accresciuta nel senso delle non priorità, divenga approdo e senso dell’esistere, impegno contrario alla società consumistica del previsto.
De Boni prefigurando diverse esistenzialità, introduce a notevole temperatura espressiva un elemento di inedita definizione oggettiva. La dichiarata sensualità materica ricomposta in unico atto esistenziale, sposta l’accento di tendenza astrattiva dal coinvolgimento alla riflessione.

LIVIO GARBUGLIA
critico d'Arte


La pittura di deBoni

Noi siamo abituati, oggi, a trovarci spesso di fronte a metafore che divengono una forma di fuga dalla vita quotidiana, me nello stesso tempo ci riportano al pensiero.
Un quadro ci deve far pensare, non semplicemente accogliere con la sua veridicità, e deBoni è uno che pensa, è uno che ogni volta che si mette davanti ad una tela pensa, e cerca l’ispirazione in quelli che sono i momenti della nostra vita, che possono essere momenti in cui si contempla l’orizzonte, o momenti in cui si pensa all’ignoto, o all’origine della vita.
E ognuna delle opere di deBoni è un pensiero che ci costringe a pensare, e questo lo posso affermare tranquillamente.
Cosa cerchiamo noi nelle mostre d’arte? Sicuramente un riposo o uno svago della mente, e poi cerchiamo un rapporto con l’artista che ci sa parlare e che ci sa dire qualcosa che noi non troviamo dentro di noi con facilità… e quando io vedo queste opere di deBoni, mi soffermo sempre a pensare a qualcosa a cui non ho pensato un momento prima, e questo mi fa veramente piacere.
In questo senso penso che l’arte di deBoni sia utile, interessante e stimolante, e mi sorprende l’equilibrio tra la forza e l’intensità concettuale delle sue opere."

Prof. RAFFAELE DE GRADA


La pittura di deBoni

"...sono soggetti espressi su una piccola porzione di tela bianca, bassorilievi in rasa, materiale nuovo come le opere esposte, con una variazione cromatica. Una personale che crea percorsi etici su temi di pubblico dominio (torri gemelle, guerra in Iraq, prostituzione, delitto di Cogne, etc. etc.), ma mai moralistici, con titoli in inglese poiché espressione di una lingua sintetica ed essenziale, in sinergia con la tendenza all'espressione di un vuoto che come lo zero assoluto non rappresenta il nulla, ma l'obbiettivo di un percorso creativo. Un vuoto espresso attraverso un bianco solare che rappresenta l'incipit dell'Universo, il nucleo originario, la destrutturazione totale di tutte le impalcature che l'uomo ha voluto costruire su di sé, quale contenitore d'interpretazioni soggettive di ciò che ci circonda e che l'artista ha voluto esprimere in una suggestiva quale originale forma. Un bianco assoluto quale traguardo nell'evoluzione creativa."

CLAUDIO ELLI
critico d'Arte


La pittura di deBoni

"Angelo De Boni usa lo spazio della tela ragionando al di là della sua dimensione, invadendo l'esterno con piccoli segni, quasi delle orme lasciate da pezzi di cose su campi monocromatici.
L'effetto finale è altamente concettuale, oltre che raffinato... davanti ai suoi lavori ci si trova ipnotizzati da forme essenziali, segni puri, nitidi, ricercatamente minimalisti, che ci coinvolgono per la loro estrema capacità di sintesi; un racconto che l'artista elabora attraverso una drastica, coerente, decisa capacità di togliere anzichè aggiungere.
Molti sono gli artisti che tentano di intraprendere la strada della purezza, ma pochi sono quelli che davvero riescono a non farsi coinvolgere dalla paura che il racconto non sia ben chiaro se vengono utilizzati solo segni essenziali, perdendo così, in uno stupido e continuo accumulo, la capacità di sintetizzare, che renderebbe il racconto realmente chiaro.
De Boni non è tra questi. Il suo rigore gli permette di riuscire laddove molti falliscono, nel narrare la semplicità e la chiarezza".

MARINA ZATTA
critico d'Arte


La pittura di deBoni

"...l' arte pittorica di De Boni è un pò ermetica, anche se conoscendone il codice si evidenzia un linguaggio pulito e diretto. Nell'ultimo periodo è ormai talmente alto il Suo incedere espressivo che tende al minimalismo e, con poche cose sulla tela, riesce ad esprimere concetti diretti in modo eloquente, conservando equilibrio, forma, eleganza e sobrietà. Nel Suo procedere pittorico-artistico, Angelo De Boni, in continua evoluzione, in un primo ciclo ha sentito le emozioni e le ha esternate da una posizione di osservazione interna all'emozione. In quest'ultimo tratto di vita le emozioni diventano punti focalizzati in ampio campo bianco, ovvero l'artista osserva il mondo e l'intensità delle emozioni da una posizione esterna, quasi fosse ad una finestra. Esplicativa, in questo senso, l'opera madre "Quiet Silent Wait".

Dott. ERMANNO SAGLIANI
critico d'Arte


La pittura di deBoni

...si può dire che dopo l'impressionismo, le nozioni di bellezza, di forma, di spazio e di estetica, siano state rimesse in discussione... le opere degli artisti strapazzavano queste nozioni, volgendo loro le spalle, attaccandole o addirittura negandole.
"le opere attuali esistono al di fuori di queste nozioni" viene comunemente detto.
Ma questo non è il caso del lavoro di Angelo De Boni... crediamo di poter citare Dora Vallier quando dice " i limiti dell'informale sarebbero dati dalla materia stessa, mettendo in evidenza, per contrasto, l'essenza della pittura come mezzo di trasformazione dell'inerzia del colore in accordi di toni, ombre e luci".

LUISA CASTELLINI
Giornalista


La pittura di deBoni

La pittura di Angelo De Boni prende le mosse da una personale ricerca filosofica sulla percezione o sensazione individuale degli eventi e della realtà circostante. Ad ogni persona corrisponde un'emozione diversa e del tutto soggettiva; come può allora, l'artista, trasmettere con precisione il proprio messaggio, la propria emozione?
deBoni ha riflettuto a lungo su tale questione teorica , gettando le basi della nuova corrente artistica denominata NEXT-ART.
Da tali premesse si evince che un fare pittorico improntato all'iconografia tradizionale e figurativa non risolve la suddetta empasse teorica. Si tratta dunque di andare oltre l'oggettività dell'immagine ed oltre i "pennelli e tavolozza", alla ricerca di metafore volte a ri-proporre all'osservatore una sensazione quanto più possibile già esperita.
La metafora è data dal colore, dalla forma e dall'uso di materiali vari che si coagulano attorno al concetto, palesandolo concretamente.
Dunque deBoni vuole esprimere ciò che sente nel momento stesso in cui "sente", salvaguardando nella sua integrità, tutta l'emozione percepita. In questo contesto, la scelta dell'utilizzo di materiali diventa un mezzo idoneo a trasmettere con forza la sintesi tra realtà soggettiva (microcosmo individuale), e realtà oggettiva (macrocosmo universale). Sulla scia dell'arte Informale e dello Spazialismo, deBoni rispetta l'astrazione dell'oggetto trattato e la concettualizzazione dello stesso.
Maggiore consistenza a tali principi può darla la scelta di una ridottissima tavolozza cromatica, divenuta con l'avanzare delle ricerche dell'artista, monocroma o bicroma: il rosso ed il nero, metafore della passione e del dolore, del mistero e della notte, di tutta la luce e di tutti i colori. Le due masse coloristiche occupano campiture precise sulla tela, rispettando un equilibrio formale evidente, e restituendo una composizione armoniosa. Esse inoltre delimitano campi d'azione interagenti e mai in contrapposizione reciproca. Il colore qui diventa momento centrico di partenza della ricerca artistica di deBoni, chiave di lettura imprescindibile per una adeguata interpretazione delle sue opere. Nulla è posto a caso, ma anzi, ad una attenta osservazione, appare chiara la struttura geometrico-astratta dell'icona, essenziale, scarna ed altamente estetica, come se il pittore tentasse di rimettere ordine al "caos" dell'irrazionalità, come se tentasse di riequilibrare le passioni e le forze talvolta incontrollate dell'istinto e dell'inconscio. Talvolta l'immagine è frastagliata, la composizione materica è informe, ma sempre rispondente - come ho detto - ad un ordine ben preciso, ad un equilibrio tecnico sicuramente raggiunto.
Possiamo leggere il risultato di una seria ricognizione dentro il proprio Io, nel proprio vissuto in rapporto ad una riflessione filosofica sui principali temi esistenziali: sul senso della vita e della morte, sul mistero dell'Universo, sul senso del bene e del male.

L'artista pone in relazione ed in co-relazione la realtà intima e psichica dell'individuo e la realtà esterna allo stesso, provando a scoprirne il tramite, quel filo o quei fili sottili e tenaci che tengono legati i due universi. Le linee si snodano da una massa coloristica o materica all'altra, dando continuità e collegamento.
Quindi, tramite l'Informale filtrato dalla propria sensibilità e dal momento storico attuale, deBoni esprime una sorta di "realismo esistenziale e concettuale", il quale è rappresentato dalla bicromia accesa ed incisiva, dalla materia, dall'immagine essenziale e pura; immagine risolta spesso attraverso ritorni e sedimentazioni del segno, sicuro e forte.
Notiamo infine una particolare attenzione alle incidenze di una luminosità fisica intensa, intrinseca alle forme spesso circolari o curvilinee: il cerchio nella sua pienezza, richiama a sé i suddetti elementi simbolici.
Talvolta, la luminosità scaturisce dal "taglio": una lacerazione, un percorso tracciato, profondo, che conduce ai recessi più intimi dell'essenza individuale, portandola lentamente in superficie.
Riscopriamo nel nero una zona luminosa che parla e che rivela.

PIERA PAOLA PIAZZA
critico d'Arte


La pittura di deBoni

Sotto i soffitti a volta di fine ottocento del Centro Culturale Machiavelli di Roma, dal 23 aprile al 7 maggio, molti visitatori hanno potuto ammirare le opere pittoriche di deBoni. A dire il vero “opere pittoriche” risulta riduttivo per i lavori di deBoni. Infatti sono polimaterici. Egli usa materiali diversi assemblati sulla tela, eppure l’effetto è di una estrema, quanto devastante, semplicità minimalista.
Il titolo dell’esposizione “APPARENZE”, si riferisce proprio all’impressione che si ha dinanzi alle sue opere. Se pur apparentemente informali, il titolo che deBoni dà alle sue creazioni, ne palesa il significato velato. Sembra quasi che il titolo assuma il ruolo di voce narrante dei sentimenti e delle emozioni dell’artista.Emozioni che prendono forma davanti agli occhi del fruitore, come apparizioni improvvise. Si da far divenire, il titolo, non come didascalia dell’opera, ma parte integrante dell’opera stessa.
Offrendo una panoramica di circa trenta opere, resta comunque difficile collocare deBoni in un movimento artistico definito, o al quale maggiormente si accosta. Egli apparentemente sembra dimenarsi tra lo spazialismo, all’informale, al polimaterico, al simbolico, al minimalista, quando non al concettuale, creando una vera e propria sintesi di queste correnti artistiche, tanto da dar vita ad una nuova impronta stilistica e filosofica dell’arte contemporanea.

DONATELLA BARTOLI
Gallerista - Pittrice


La pittura di deBoni

L'arte di deBoni rappresenta validamente, con la sua tematica, al di fuori di ogni realtà vissuta,un esempio di sicuro successo.
Essa crea forti emozioni dai sicuri contenuti. L'opera di deBoni, se l'osserviamo con l'occhio sensibile di chi ama l'arte, ci crea una sensazione di sogno.Ogni sua opera esprime la magia del noto verso l'ignoto, il reale verso l'astratto. Noi, osservando le sue opere, possiamo incantarci e stupirci. L'arte di deBoni ci invita ad uscire dalla realtà quotidiana, sfruttando di essa i colori e la materia, per entrare nel mondo della fantasia.

MARCO MANTOVANI
Scultore, critico d'Arte


La pittura di deBoni

deBoni opera da alcuni anni in una veloce, se pure meditata, progressione creativa di qualità. L'evolversi della sua pittura nella materialità, nei colori, nei rapporti tra il segno e lo spazio, privilegiando l'essenzialità del segno sullo spazio circostante, lo spinge verso una personale ricerca di sintassi pittorica coerente col mondo artistico contemporaneo.
Egli imposta il suo ciclo di pitture attraverso un codice di simboli proiettati, suggeriti dall'inconscio e dal nesso indefinibile tra il fuori e il dentro, tra il male e il bene, tra lo spazio e la materia, tra il soggetto e l'oggetto, tra l'uomo carne ed il suo essere spirito. L'artista attraverso le sue opere svela e risolve pittoricamente i suoi dubbi, e mette in gioco attraverso l'espressione artistica e il cromatismo, il suo mondo. Certo anche con riguardo alla composizione formale,ma soprattutto ci svela il suo amore per l'arte, pervaso di ricerca per un'arte totale...

Dott. S. SODDU
Scultore


La pittura di deBoni

La pittura “metafisica” di deBoni è basata su un accordo armonioso tra la materia apposta sulla tela nel suo stato primitivo, elemento fondante della natura, e l’immagine. Evocazioni di panorami remoti e misteriosi, di orizzonti marini che meglio si prestano a riprodurre la similitudine tra l’anima e il paesaggio, creano un’arte capace di indurre l’osservatore alla riflessione filosofica e alla ricerca di verità celate dietro l’apparenza del reale. L’opera di questo artista lombardo, dunque, è colta, semplice nel tipo di messaggio visivo che veicola, ma profonda nella sua dimensione estetica.

L’artista sembra aver assimilato la lezione della pittura informale, affermatasi negli anni Cinquanta in Europa e in America. Tuttavia egli approda ad una più alta espressione pittorica,in cui lo smarrimento dinanzi al mistero della natura diviene meno drammatico, e la scoperta di nuove forme elementari e piene di vita consente di conferire alla rappresentazione artistica ricchi significati.

Gli esponenti del movimento “informale”, infatti, ritenevano che la creazione pittorica dovesse prescindere da ogni ideologia o pensiero estetico precostituiti, per ricominciare dal nulla e ricercare nuovi valori da conferire all’arte. deBoni supera questa negatività propria dei suoi predecessori e, pur mantenendo la sua rappresentazione dentro la forma, ideata attraverso l’applicazione sulla tela di vari materiali, come nell’arte di Burri, di Fautrier e di Turcato, crea immagini in cui si possono ritrovare,senza ambiguità,i sentimenti umani.

Questo pittore dipinge molti orizzonti,soprattutto marini, realizzati attraverso la sovrapposizione di diversi materiali che con il loro naturale plasticismo e con i colori allo stato puro, distribuiti a grandi campiture in modo vario, creano una profondità essenziale, una prospettiva intuitiva. Tali soggetti si prestano a proiettare l’osservatore verso una dimensione contemplativa, come se lo invitassero a riflettere, a pensare, a fermare il tempo per rivolgere lo sguardo all’interno di sé. Il messaggio dell’artista diviene, allora, costruttivo,e dimostra una netta evoluzione rispetto alle tendenze “informali” del Dopoguerra.

I dipinti di deBoni traggono alimento dalla contemporaneità, tanto che alcuni suoi paesaggi, per i toni velati, per la luce soffusa e per la nebulosità in essi presenti, sembrano proiezioni sulla tela di scenari extraterrestri: i rossi cupi, i gialli tenebrosi e i bianchi opalescenti richiamano pianeti come la luna o come Marte e testimoniano la volontà dell’artista di creare uno spazio cosmico, ideale campo di azione dell’anima e dei suoi sentimenti.

Così nell’opera intitolata “Euroglobal” l’idea astratta dell’omologazione fra culture differenti viene abilmente configurata attraverso un reticolo metallico, costituito da sovrapposizioni, in cui permane un tessuto lacerato: l’artista riflette,osservando da lontano la realtà presente, cercando di cogliere l’essenza del fenomeno, di riportare l’esperienza sensibile su un piano metafisico.

Anche la rappresentazione della medusa, come metafora dei pensieri, dimostra la volontà di servirsi dell’arte per esprimere profondi significati: la materia, in sé inerte e grezza, acquista valore estetico attraverso il gesto creativo di deBoni, che trasforma i rifiuti e gli scarti tecnologici del mondo produttivo in elementi degni di contemplazione. In questo consiste il segreto della sua pittura, interessante per la sua capacità di rimanere in bilico tra realtà ed astrazione. In tal senso gli orizzonti raffigurati dall’artista acquistano un ulteriore significato: essi rappresentano il limite dell’esperienza sensibile,oltre il quale è possibile iniziare un viaggio ancora più appagante e più autentico.

DAVIDE SCIUTO


La pittura di deBoni

"Un fondo monocromatico dà la base di lettura all'opera,ovvero il massimo del simbolismo utilizzando il minimo della materia… l'opera può sembrare ermetica, mentre essa esige un minimo di attenzione per poter entrare nel dialogo che l'artista vuole instaurare con l'osservatore… al primo impatto si coglie un messaggio estremamente sintetico,poi, concentrando l'attenzione, si scopre un ermetismo esplicito ed un simbolismo evidente…quindi non si può ignorare che l'opera di deBoni è colta, e volutamente severa nella forma e nella composizione.
Tutto il pensiero filosofico di deBoni appare più semplificato ed esplicito, tanto da esserne arricchiti".

Dott. VALTER FABBRI*
Giornalista e critico d'Arte

*Recensione apparsa su: L'Adige di Verona, La Nazione di Firenze, Il Resto del Carlino di Bologna, Corriere dell'Arte di Torino e Il Giorno di Milano.


La pittura di deBoni

Brano tratto dalla prefazione del catalogo ufficiale della 2^ Biennale Internazionale d’Arte di Ferrara:

“L’Arte rispecchia da sempre l’Io più profondo di chi la crea, ed il momento storico nel quale nasce. Questo secolo, seppur all’inizio, è dominato da forti tensioni e da inquietudini spesso laceranti. L’artista tenta di comunicare un messaggio preciso, di denuncia e di dolore, ma anche di fiducia nella possibilità di recupero di una dimensione più umana e pura.
Egli astrae da ciò che vede e che percepisce e concretizza poi in immagini. Il concetto, il pensiero, la sensibilità si fanno “gesto”, intervento “urlato” sulla tela, collocandosi al di là del tempo e di qualsivoglia costrizione spazio-forma...
…nei soggetti materici, la materia stessa si carica di valenze altamente simboliche. Alcuni artisti adoperano materiali anche di risulta, frammenti di carta, lavorati, strappati, bruciati, oppure aggiungono gessi, sabbia, e quant’altro al colore, rendendolo pastoso e pieno.
In sintesi essi compiono un “gesto”, più o meno incisivo, più o meno soffocato, più o meno “compresso”, reso visibile il più delle volte alla maniera di L. Fontana, di Burri o altri Maestri Spazialisti ed Informali.
Nel compiere il gesto, il pittore incontra sempre la “lacerazione”, la ferita del mondo, la condizione di dolore dell’essere umano. E’ un taglio, un percorso tracciato ed incerto, seppur profondo, che conduce agli abissi dell’inconscio.
Ecco che il gesto o anche il segno, diventa momento centrico della ricerca astratta-informale, chiave di lettura imprescindibile per una sua adeguata interpretazione.
Tutti questi elementi sono visibili nelle opere di Angelo de Boni.
L’Artista ci propone quindi la possibilità di una nuova consistenza comunicativa, su base simbolica, segnica, materia, tramite la destrutturazione dell’immagine, che oltrepassa perfino i confini dell’informale per approdare ad un linguaggio-specchio dei nostri giorni...”

Dott.ssa PIERA PAOLA PIAZZA
critico d’Arte