| La
scultura di Francesco Carvelli
Francesco
Carvelli. La forza delle emozioni.
Francesco Carvelli nasce in Calabria, a Petilia Policastro (KR)
nel 1950. Si diploma al Liceo Artistico di Reggio Calabria e frequenta
la Facoltà di Architettura a Roma, città dove vive
e lavora. Dal 1965 opera nel campo della cultura e dell’arte,
partecipando a mostre e promuovendo iniziative culturali. E’
consulente d’arte e dirige la Galleria Italarte Portuense.
Pittore e scultore, Carvelli predilige i nudi femminili e i temi
del paesaggio e dell’impegno sociale. Le sue opere sono quasi
sempre intessute di riferimenti mitologici e le sue figure sembrano
emanare un’energia pulsante.
Apparentemente in Carvelli sembrano coesistere due diversi temperamenti
che danno luogo a opere stilisticamente differenti. Sogno Veneziano
del 1990 e San Giorgio e il drago del 1989 sono il riflesso dell’animo
romantico dell’artista. In entrambe le opere una figura femminile
nuda guida lo sguardo dello spettatore all’interno di un’atmosfera
sognante e visionaria. Opere come Protesta del 1970 o Mafiosi del
1995 mostrano invece situazioni molto cruente; all’interno
di questo filone si inserisce la recente serie dedicata al tema
della guerra, alla quale l’artista sta ancora lavorando e
che sarà oggetto di una prossima mostra personale. In realtà
i due aspetti della sua produzione artistica sono le facce di un’unica
medaglia. Infatti le opere di Carvelli sono state definite “espressioniste”,
e, a parte il termine usato “ad effetto”, forse riassumono
proprio due diversi aspetti dell’Espressionismo, la “fuga
dalla realtà” e la rappresentazione della realtà
stessa, cruenta e indomabile. In particolare la presenza della figura
umana nuda si può ricondurre ad una delle caratteristiche
degli artisti della Brücke di Dresda, per i quali la nudità
era legata ad una condizione originaria e paradisiaca, libera da
ogni vincolo con la società e le sue regole. Come gli espressionisti
cercavano questa condizione nella natura incontaminata dei Laghi
di Moritzburg, non ancora corrotta dalla realtà industriale,
Carvelli sembra cercarla nei paesaggi assolati della campagna romana
e nelle marine, memori della sua Calabria. In Mare d’autunno
il sole al tramonto sembra schiacciato tra le nuvole incombenti
e la spuma delle onde che si infrangono sugli scogli, ma la sua
luce è ancora talmente accecante da vincere entrambi, ...
ancora per qualche attimo. Rappresentazione della natura incontaminata
come antidoto al male del mondo, ma le emozioni accumulate nell’animo
esplodono inevitabilmente, come nel già citato ciclo sulla
guerra.
“Espressionisti” sono anche i colori dell’artista,
vivaci, stridenti, che contribuiscono a dare forza alle immagini.
La stragrande maggioranza delle opere rivelano un temperamento
passionale. Le coppie di amanti e le figure femminili mitologiche
che Carvelli ama raffigurare, Danae, Galatea, mostrano una forte
carica sensuale ed erotica. Ricordi ancestrali, sopiti ma non domati,
riemergono in superficie, avvicinando ancora di più l’uomo
alla natura.
La forza delle sue figure diventa forza plastica nei bassorilievi,
memori dello “stiacciato” donatelliano, raffiguranti
amanti, cavalli e personaggi mitologici, che si staccano dal fondo
per emergere in superficie e vivere dei riflessi che la luce crea
giocando con il bronzo. La stessa luce che accarezza le morbide
forme delle sculture a tutto tondo, figure nervose e scattanti,
che sembrano voler svegliarsi da un lungo sonno e iniziare a vivere,
come la Galatea del 2000.
Cinzia Folcarelli,
Luglio 2005
Lasciarsi catturare dal variegato mondo di un artista attraverso
la visione delle sue opere pittoriche e scultoree, farsi riempire
la vista del colore e lasciarsi trasportare dal suo temperamento,
liberando il nostro spirito e la nostra razionalità da ogni
preconcetto e ogni emozione residua, proveniente da altri animi,
è ciò che ci è accaduto di fronte alle opere
di Francesco Carvelli, mentre visitavamo una collettiva di artisti
all’interno della Portuense romana.
Carvelli fa parte di quegli artisti che riescono a creare delle
emozioni che ti avvincono a prima vista, sia quando ti trovi di
fronte ad alcune sue opere scultoree, sia quando ti lascia affogare”
nelle stesure cromatiche dei suoi dipinti.
Le forme femminili che contraddistinguono le sculture di Carvelli
e che , sovente appaiono pure nei paesaggi, dimostrano chiaramente
che l’artista non lo si può definire un improvvisato
in arte e denotano una preparazione grafica alla base del suo fare
troppo spesso dimenticato nelle e dalle Accademie. Un preciso studio
del nudo che permetta poi agli artisti, uomini e donne, di affrontare
la figura umana sia nella scultura che nella pittura, con quei canoni
precisi che un corpo umano pretende.
I colori di Carvelli, particolarmente accesi, ne rivelano uno
spirito tumultuoso, molto affine a tanti autori dell’espressionismo
tedesco. Ma la concezione cromatica di questo artista ne è
differente, e mantiene intatto uno spirito di osservazione ed una
carica emotiva calda e tipicamente mediterranea.
Nelle sue opere pittoriche, ci sono gli infuocati tramonti delle
campagne romane, il giallo del grano dorato dell’immediato
entroterra, il ceruleo che contrasta con il blu vivo del nostro
mare, i cieli variegati e “stracciati” da venti improvvisi.
La sua pittura, sia negli olii che negli acquarelli e tempere per
le quali Carvelli sembra avere particolare predilezione, è
vissuta con passione amorosa, con la violenza a volte di un amante
travolto dall’oggetto del suo sentimento.
Quella di Carvelli è una pittura della memoria, come dimostrano
i suoi splendidi nudi di donna sdraiata a contemplazione di un paesaggio
che si contrappone ad essi quasi come un sogno o come una immagine
del ricordo e della memoria. Paesaggi pulsanti di energia e sempre
benevola ricca di contrasti, contraddistinta dall’asprezza
selvaggia dei luoghi, ma anche dai morbidi declivi, descritti con
pennellate rapide ed intense.
Il piacere di un tramonto, il fresco profumo della campagna e della
brezza marina, si mischiano nel tormento dell’anima delle
meravigliose figure di donna di Carvelli, ma sono tutte cose presenti
in ognuno di noi non solo da un punto di vista immaginifico ma soprattutto
emozionale, messaggere di ricordi, di nostalgie e di amore.
Passano gli anni, le mode, le correnti, c’è chi sa
disegnare ma si è annoiato del figurativo, c’è
pure chi non sa disegnare e si è annoiato dell’astratto
ma non può tornare indietro, c’è chi mescola
i colori “sporcando” tutto. E poi, di tanto in tanto,c’è
un pittore di razza che disegna come se la matita pattinasse sul
velluto e stende colori limpidi come l’aria di montagna. E’
il caso di Francesco Carvelli.
La sua preparazione grafica si riflette pure nelle sculture. Splendide
donne sdraiate, gambe e braccia incrociate, che mettono a dura prova
l’abilità dell’artista di origine calabrese,
nato a Petilia Policastro (KR) ma adottivo di Roma, che dimostra
di ben conoscere la perfetta struttura del corpo umano.
Donne splendide che evidenziano pure una forte carica di sensualità.
Molto bello un medaglione con un’amazzone che impatta con
un destriero nervoso e scattante, contro un “fondo-paesaggio”
interpretato con la massima sintesi.
Un artista vero Carvelli, in un momento in cui si “contrabbandano”
per arte, complici molti critici d’arte, assurde “performances”
che con l’arte, quella vera e seria, nulla hanno da condividere.
Siena, 26 gennaio 2003
I BRONZETTI
DI FRANCESCO CARVELLI
Se alla pittura si arriva passando per il disegno, come è
d’obbligo, allo stesso modo si giunge alla scultura passando
per questa porta stretta.
Il disegno è quanto di più vero e immediato esista
per raccontare e raccontarsi, per cantare i propri silenzi e le
proprie solitudini. Il disegno, in altre parole, è l’arte
per antonomasia, l’arte che ci cresciamo dentro e ci nutre
fin da bambini. Ne sa qualcosa Francesco Carvelli che di quest’arte
si pasce e che, per dare forma e voce al suo sogno di scultore,
è anch’egli obbligato a servirsene. Non potrebbe diversamente
forgiare, con tanta vivacità ed eloquenza di modellato, i
suoi elegantissimi bronzetti.
Penso, fra l’altro, alla scultura intitolata “Risveglio”
del 2006; oppure, sempre dello stesso anno, a “Eden perduto”.
Bassorilievo, quest’ultimo, dove una ragazza, raccolta nella
sua nudità, ci appare in uno stato di indisturbata naturalezza,
tale la soluzione compositiva. Qui le linee di contorno e l’asciutezza
del modellato, unitamente al rigore tecnico e formale in cui Carvelli
padroneggia, rimandano davvero a certe formelle della più
alta e nobile tradizione italiana.
Di sicuro egli ha saputo fare sua la tradizione che dal Rinascimento
porta a Manzù, aggiungendo ad essa una sensibilità
umana ed artistica che va oltre le suggestioni assimilate e che
pure, se mosse da un intento onesto come in questo caso, sono da
salutare e accogliere a braccia aperte.
In fondo la lezione dei maestri è un percorso imprescindibile,
come ci insegna Carvelli che l’ha seguito diligentemente per
andare oltre ed affermare la sua arte.
Sigfrido Oliva - Roma, 6 dicembre
2006
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