La pittura di Silvano Campeggi

Il Pinocchio di Silvano Campeggi che entra in quel labirintico paese dei balocchi chiamato cinema è curioso e festoso, ha voglia di giocare, entrare in fotogrammi famosi, dialogare con attori che vivono nella nostra memoria come amici senza tempo. Questa mostra ci propone un viaggio fatto di leggerezza e passione, in cui Pinocchio realizza e interpreta il desiderio che abbiamo tutti di entrare nei fotogrammi dei film che abbiamo amato. In tutto questo l’arte di Campeggi diventa un moltiplicatore di immaginazioni che vorremmo durassero all’infinito, proprio come faceva Fellini che non amava mettere la parola fine ai suoi film. Così Pinocchio corre in libertà da un quadro all’altro con la complicità di un Lucignolo-Campeggi, che con i suoi pennelli lo proietta in quella dimensione in cui i sogni non temono i risvegli. La magia del cinema non è forse questo? Il suo segreto non è forse quello di entrare in storie sempre nuove, di mescolarci come se fossimo invisibili tra i personaggi per nutrirci di nuovi incantesimi? Pier Paolo Pasolini ha scritto un pensiero che bene si addice a questa mostra: “Il cinema è un gioco”.

Tutta l’arte è ludica, ma nel cinema questo momento del gioco è più forte ancora perché si hanno gli stessi elementi che per un libro o una poesia e in più c’è il fatto di prendere delle persone e far loro recitare una parte. Da bambini si facevano le belle statuine oppure si giocava alla guerra. Il cinema è un po’ tutti questi giochi messi insieme”. Giocare per il Pinocchio di Campeggi significa anche vivere oltre la situazione cinematografica evocata, perché l’elemento che alla fine unisce tutti i quadri, che sembrano frammenti di un’unica storia, è l’avventura umana con la sua tavolozza di emozioni e sentimenti. Campeggi, insomma, con vera maestria ha realizzato un’opera originale che somiglia molto ad un film disegnato pronto a navigare nel mare luminoso delle fiabe. Nel frattempo ho ricevuto un messaggio da Pinocchio che recita: “Ringrazia campeggi per tutto il divertimento che mi ha regalato e digli che m’identifico con le parole di quel simpatico seminatore di paura e umorismo che fu quel ciccione di Alfred Hitchcok, il quale diceva che il cinema non è una fetta di vita, ma una fetta di torta”.

Vincenzo Mollica