| La pittura di Daria Calvelli
Accenti metafisici
L’opera pittorica di Daria Calvelli si dispiega
con incombente ritmo, nella pienezza coloristica, cui l’atmosfera
metafisica avviluppante regala accenti cosmici alla lettura del
corpo d’arte dedicato all’astratto, agli accenni dei
personaggi femminili nel segno di un ecumenico, sofferto espressionismo.
Il controllo che ritroviamo anche nelle più scatenate fantasie
della Calvelli, si nota nella contenutezza delle espressioni, dei
gesti, dedicati alle figure femminili ridotte a segni incisi nella
indelebilità del colore.
L’opera della pittrice ha dietro di sé un’esperienza
molto importante, dal punto di vista della composizione di masse-colore
in movimento e della distribuzione degli effetti luminosi, resi
tali anche dalla sovrapposizione sui tasselli-colore di sottili
pellicole trasparenti di uso cinematografico (gelatina). La creazione
della Calvelli non è soltanto un collage complesso di immagini-colore
suggestive, piene di vitalità, di gusto pienamente naturalistico
(Isola, tecnica mista su tela), ma è anche una concezione
della situazione umana realizzata con coerenza nelle idee e nel
destino all’ordine della vita, nella trasfigurazione del corpo
d’arte. Nei brani pittorici di Daria Calvelli è il
colore impregnato di luce che risolve la realizzazione di ogni apparenza:
la luce, che fantastica non è solo motivo semantico, ma significativa
soluzione stilistica, archivio segreto di un’anima.
LIVIO GARBUGLIA
Daria Calvelli ha fatto crescere dentro di se il fuoco sacro della
pittura man mano che procedeva con un suo personalissimo scanner
ad immagazzinare immagini di tanti maestri ed emozioni personalissime
ed inimitabili. Quell'apparecchio non era stato ancora inventato
quando le operazioni di stoccaggio dell'intero ciclo pittorico del
novecento si era completata. Daria ha digerito in fretta un secolo
breve per tante cose meno che per l'arte.
I cubisti ed i fauves per primi. Daria ha amato questi movimenti
perchè gli sembravano gli esempi più riusciti di un’operazione
di "rottura" con tutto ciò che la tradizione romantica
aveva sedimentato. A Daria la pittura serviva anche come passaporto
della libertà, come permesso strappato con la propria forza
agli obblighi ed alle convenienze borghesi e familiari.
Una volta vinta la battaglia iniziale, le sue scorrerie sulla tela,
alle prese con colori usati, talvolta per urlare e talaltra per
cercare di commuovere, il corso delle "cose" ha preso
il largo e si è realizzato quel miracolo, che si ripete spesso
nella pittura, di dialogare con grandi maestri e grandi opere e
restare contemporaneamente e semplicemente Daria Calvelli. Mi è
già capitato una volta, a Milano, nello studio di una pittrice
lombarda, Adelia Maggi, di vedere un piccolo Pollock, realizzato
con la tecnica del dripping, usata con consumata maestria, e sentirmi
dire che l'autrice del quadro non aveva mai visto un'opera del grande
pittore americano. Ed era sicuramente sincera. Allo stesso modo,
se io chiedessi a Daria quante volte ha visto i ritratti di Rouault
potrebbe rispondermi: nemmeno una volta e non stupirmi nemmeno per
un attimo. Capita di frequentare immagini, colori, tecniche senza
aver chiesto a chicchessia di poterlo fare. Ma non per arroganza
intellettuale, più semplicemente, perché ad un certo
stadio della propria ricerca, si possono trovare le stesse sintesi,
lo stesso uso delle campiture, la stessa mescolanza di toni alla
quale altri sono arrivati prima di te.
Ci sono tele che mostrano chiaramente un debito verso i grandi maestri
dell'espressionismo astratto americano: De Koonig, per esempio,
e le sue varie "women in red"; o altre in cui si ferma
più vicino a noi e svolge una tenera dichiarazione d'amore
per Afro o per Corpora, per Dorazio o per Crippa. Ma Daria rimane
lì, appiccicata ai suoi quadri, ai suoi colori, padrona del
campo e delle sue scelte, della sua voglia di amare e di quella
di trasgredire. Daria Calvelli non accetterebbe mai di riconoscersi
in alcunché: a lei, probabilmente, come a quasi tutti gli
artisti della sua generazione, riesce difficile anche riconoscere
sé stessa nelle tele che dipinge, figuriamoci se pensa di
lasciarsi invadere il campo della sua sensibilità ed anche
quello della suscettibilità.
Ho visto crescere e svilupparsi la pittura di Daria con un atteggiamento
da tifoso. Mi entusiasma l'idea di vederla entrare in un negozio
di articoli d'arte e coglierla in atto di comprare una tela. Mi
commuove pensare alla sua testa china per cercare i colori. Mi apre
il cuore alla speranza se penso che qualcuno usi il pennello per
stendere colori e definire immagini. In un mondo invaso da insopportabili
"istallazioni" Daria Calvelli fa parte di un gruppo di
"resistenti" per i quali tifo con tutto il fiato che ho
in gola. A proposito di sogni ricorrenti, prima o poi si avvererà
uno di quelli a cui penso da anni: una mostra collettiva di tutti
i resistenti come Daria Calvelli sull'ingresso della quale campeggia
il titolo "...fischia il vento".
sen. OTTAVIANO
DEL TURCO
<<I quadri di Daria Calvelli mi piacciono molto.
Non sono un critico d'arte e perciò dimostrarlo non mi è
facile, il mio linguaggio naturale è lo stesso di Daria,
le immagini...
Con semplici parole, e senza voler dimostrare nulla, dirò
che sono belli (quando lo sono, non tutti i quadri di Daria mi piacciono,
ma Daria è in buona compagnia, anche Kandinsky non ha fatto
tutti capolavori, e comunque mi piacciono tutti i quadri di questo
catalogo) per una facilità-felicità naturale che si
riconosce soprattutto nel colore. Nella forma del colore, nell'accostamento
dei colori, nella vivezza, nella densità dei colori; Nel
colorare d'istinto e senza pensarci un momento, così mi pare...Col
colore Daria Calvelli arriva a risultati splendidi. Dove, se posso
permettermi, deve ancora e può ancora crescere, è
sulla figura, nel come, attraverso forma e colore, liberarsi dalla
figura verso cui sembra avere un'inconsapevole timidezza, una certa
indecisione (mi riferisco soprattutto alle figure umane, i nudi,
i volti, i ritratti).
Nella storia dell'arte c'è chi ha dipinto solo bottiglie
o paesaggi diventando un caposcuola. Daria è attratta dalla
figura umana, eppure non ha ancora trovato una chiave originale
per rappresentarla con la stessa originalità con cui rende
vive con il colore le sue "immagini interiori".
Come andare più a fondo, come andare oltre il proprio talento?
Non lo so. Certamente anche la vita ha il suo peso in questa continua
ricerca>>.
MARCO BELLOCCHIO
da "Il Resto del
Carlino", "Libertà" di Piacenza
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