| La scultura di Angelo
Brugnera
Musica,
danza, sospensione metafisica nel corpo d'arte
Eleganti e sensuali, nelle forme allungate ed elastiche, le figure
scultoree di Angelo Brugnera, anche per il movimento continuo e
in ogni senso a tratti fulmineo, fluttuano senza sosta, come in
un vortice genetliaco, nella doppia visuale simultanea dal basso
e dall’alto, ascendente e roteante, che a volte apre il centro
alla fantastica introspezione di origine fisica.
La superficie scultorea viene trasformata da Brugnera in una perenne
circolazione di movimento inarrestabile, mentre la sensibile campana
spaziale creata al centro e intorno alla quale sono disposte le
semoventi figure fa vivere i corpi d’arte in torsione e roteanti
come in un vento improvviso dove le nubi si sfioccano o si addensano.
Le opere di Brugnera sono allo stesso tempo statue defigurate e
ridotte all’astratto di slancio metafisico e corpi geometrici
sul punto di farsi umani.
LIVIO GARBUGLIA
La scultura di Angelo Brugnera
Artista autentico Angelo Brugnera, nel senso più
genuino che si può conferire a questa definizione. Di
poche parole lascia che siano le sue sculture a comunicare per lui
i pensieri e le idee che sottende alla sua ricerca. Ne nasce di
conseguenza un dialogo a tre – tra lui, l'opera e chi si interpone
tra loro come anello di trasmissione con il pubblico -, la cui circolazione
risulta più interattiva e autenticamente scambievole in ragione
di una maggiore o minore capacità di penetrazione –
in questo caso da parte di chi scrive - nelle ragioni profonde scatenanti
quel certo tipo di soluzioni plastiche. Mi spiego: è sulla
base di come si osservano le sue sculture e di quello che si dice
di esse, e di quanto l'artista reputi che corrisponda a ciò
che lui vuole realizzare, che si apre la possibilità
di un dialogo più o meno partecipato; in una parola, che
si rende possibile la comunicazione autentica che solo la fiducia
reciproca è in grado di assicurare. E questo al di là
dei ruoli più o meno condivisibili – critico, artista,
gallerista, curatore d'immagine, o quant'altro – che
ognuna delle parti è comunque tenuta a giocare in quel momento.
Superata l'iniziale verifica, dimostrando sul campo la capacità
d'intelligere la forma, solo a quel punto con Brugnera comincia
il dialogo vero e proprio. Sulla scultura, naturalmente, e sul come
riesca a darle consistenza plastica partendo dalle sue immagini
mentali, che proiettate in esterno su di una forma trovano
coesione attorno ad una generatrice: da lì, usando materiali
rigorosamente coerenti alla tradizione della grande scultura
– marmo greco, bianco di Carrara, pietra, rosso di Verona
-, l'artista procede realizzando strutture plastiche liricamente
astratte. Forme antropomorfe e non oggettive, fluide e dotate di
leggerezza, vocativamente portate verso una naturale proiezione
spaziale.
La collocazione nell'ambiente, caratteristica della scultura di
per sé tridimensionale, assume però in queste forme
un'attitudine particolare.
Appese al soffitto, come Danza carnale ed Entità sospesa,
soprattutto la seconda per la delicatissima forma allungata,
esse sembrano levitare nello spazio quasi autoreggendosi staccate
da qualsiasi supporto.
La stessa capacità destabilizzatrice della lettura dello
spazio, unita all'uso antitradizionale del supporto della scultura
– si pensi alle normali basi e ai piedistalli solitamente
impiegati in queste funzioni -, tanto più che Brugnera
lavora materiali di rigorosa derivazione classica, si riscontrano
in Germinazione, ultima opera realizzata di questo ciclo compreso
tra il 2000 e il 2004. Sottile e quasi incorporea, protesa nello
spazio uscendo direttamente da una parete, essa assume il senso
di un segno plastico proiettato nell'ambiente.
Ma anche quando la scultura in modo più consueto è
sostenuta da una base, lo fa stabilendo con essa equilibri al limite
dell'azzardo, eccentrici, come Sull'Onda, che sviluppandosi nello
spazio sembra quasi sfidare tutte le leggi della statica.
Altrettanto spostati al limite dell'azzardo, oltre la cui soglia
si rischia la frattura, sono gli spessori sottili dei suoi
marmi dalle linee sinuose, le cui forme danzate sono portate al
massimo della trasparenza: curve plastiche che si snodano aprendosi
e chiudendosi entro ritmi continui dentro fuori che plasmano sculture
dove i vuoti spesso prevalgono sui pieni. E dove la luce trascorre
morbidamente su superfici ora scabre ora più levigate ma
mai lisce, per una lettura ininterrotta che non prevede pause
nè spezzature della forma.
Sono sculture, queste, che si concretano dunque in materia sensibile
alla luce. Ma sono anche dotate, come si coglie in certi titoli,
Danza carnale, Danza d'ali, quando non è suggerito dalla
forma stessa snodata come un nastro sinuoso, come nella recente
Apparizione del 2004, di una loro dinamica interiore, di una loro
musicalità.
L'abbinamento non casuale tra musica e arte non oggettiva è
problematica interna a certe declinazioni dell'Astrattismo già
dall'inizio del secolo scorso.
Le soluzioni plastiche adottate da Brugnera rientrano in quell'ambito
dell'arte non oggettiva - seppure egli adoperi materiali da sempre
consueti alla scultura, che per questo si sono definiti classici
–, che pur derivando da immagini sollecitate da un iniziale
stimolo di rappresentazione, come nel caso di Rosa di mare e Impatto,
lo abbandonano tuttavia lungo il percorso, tanto da produrre forme,
trattandosi in questo caso di scultura, il cui rapporto con il mondo
esterno è talmente alterato da divenire irriconoscibile.
L'elemento dinamico interno a queste opere, reso eccentricamente
con gli equilibri-disequilibri che stabiliscono con le basi d'ancoraggio,
quando esse sono previste; o uscendo da un muro come segno scultoreo;
o, ancora, adottando linee curviformi che dispiegano motivi plastici
disegnati nell'ambiente, ne chiariscono la valenza musicale
armonica e la vibrazione nello spazio. E spiegano anche il portato
di una ricerca che si dà sulla scultura attuale, che si collega
idealmente alla tradizione di Arp, soprattutto quello delle
forme organiche, di Brancusi, di Viani.
Ma che poi diventa solo sua, di Brugnera: scultura biomorfica, lirica,
musicale, dotata di una vocazione spiccatamente ambientale, che
esprime a volte attraverso sospensioni, più spesso mettendo
in atto dinamiche eccentriche di spiazzamento spaziale.
IVANA D'AGOSTINO
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