| La pittura di Enrico Benaglia
La commedia
quotidiana della vita alle porte dell'eterno
Nelle opere pittoriche di Enrico Benaglia, la trasformazione del
reale in una visione integralmente autonoma non si compie solo nell’iconografia
dell’impossibile, ma prima di tutto in termini di espressione
formale. La trasfigurazione nelle opere di Benaglia è anche
un consenso interno ad un sentimento arcano di lontananza, come
se lo spirito delle cose fosse perduto nella profondità dei
tempi e dietro la porta del tempo vivesse un’antica gente
asservita al destino immoto. In un attimo solo, le cose tremano
piangono sperano anelano delirano nell’immensità della
vita, si adunano nello spirito delle persone e si condensano con
una sublimazione così rapida che noi crediamo di poterla
manifestare in una sola parola, in una sola immagine, detta scritta
da Enrico Benaglia.
La commedia quotidiana di Benaglia, come una polvere che si disperde,
come un non so che indicibilmente labile e fugace, si dilegua nel
silenzio dei giorni, inghiottita dallo stesso silenzio fatale che
è intorno alla immobilità raggiante del soffio della
vita, lì ad un passo dalla porta dell’eterno. L’opera
di Benaglia rende alla melodia la sua semplicità naturale,
la sua perfezione ingenua, la sua innocenza; si trae tutta viva
dalla sorgente eterna, dal mistero stesso della natura, dall’anima
stessa delle cose dell’universo. Il pittore cerca di rappresentare
le figure a guisa di una cornice, entro le cui linee si svolga una
serie di movimenti corporei, una espressiva figura di danza, che
la melodia animi della sua vita perfetta. Per i tramiti dei sensi
la vita molteplice e multiforme si precipita nello spirito dell’autore
trasfigurando in viventi immagini le idee, le voci, le parvenze,
le memorie di un’anima che si fa accento della nostra situazione
umana.
LIVIO GARBUGLIA
Dal testo del critico letterario
Carlo Bo
"Gran parte dell’opera di Benaglia è sottostante
a un cielo notturno, pieno, colmo di stelle e anche questo sta a
significare che un ennesimo cancello separa la nostra commedia quotidiana
dalle ragioni dell’eterno: un eterno che sta tra la notte
e il miracolo di quelle luci – stelle – che non sapremo
mai raggiungere. Tutto questo non deve indurci a credere che l’arte
di Benaglia sia priva di qualsiasi carattere dell’umano, al
contrario il gioco impetuoso che stabilisce tra le cose e le persone
(e che si risolve tutte le volte a favore delle cose) vuole significare
lo stato drammatico della nostra situazione…".
CARLO BO
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