La pittura di Marco Bellagamba

Il reale immaginario
La scena disvelata e la visione subitanea

Il pittore Marco Bellagamba accoppia un significativo senso plastico dell’impaginato del corpo d’arte alla sensibilità del segno e del materismo informali: ma il segno non è grafico, bensì incarnato nella voce delle cose in cui palpita l’atmosfera vivente e misteriosa della natura immediata e naturante. Le materie non sono tutte pittoriche, ma alcune prelevate dalla realtà (bitume), tra quei detriti del consumo di cui viene oggi sottolineata la pregnanza esistenziale. La pittura di Bellagamba rende alla vita dell’arte la sua semplicità naturale, la sua perfezione drammatica, la sua perentorietà conosciuta. La trae ancora informe dalla sorgente della natura, dall’anima stessa della materia (Nel bosco, tecnica mista su tela; Onde sul mare, tecnica mista su tela; Grotta azzurra, tecnica mista su tela). Bellagamba pratica l’impiego di materiali e detriti del consumo, immettendoli in un flusso possente consapevole e trasfigurante, al tempo stesso coinvolgente e dispersivo, con il sussidio di impasti pittorici, operando una fagocitante ricognizione nel panorama del quotidiano mondo metropolitano e tecnologico, quasi alla ricerca di una nuova identità collettiva.

Un vorticoso slancio appropriativi che mette in comunicazione l’artista con tutto, suggerendo di tuffarsi vitalisticamente nel flusso del mondo e di apprezzarlo come un’immensa pittura. Si sente il pulsare di New York, metropoli-coscienza, l’urgenza caotica di una vita che dalle strade come dal brusio della stampa o dei canali televisivi rimbalza negli agglomerati urbani giacigli-esistenza, e dove i segnali della civiltà di massa dettano la regia di un ritmo accelerato e continuo. L’ottimistico e colto vaglio di Bellagamba eufemizza il caos della metropoli in spettacolo di immagini e colori (New York, tecnica mista su tela; Paris, tecnica mista su tela; Elaboratore elettronico, tecnica mista su tela, Spazio fuggente, tecnica mista su tela).

Marco Bellagamba avvicina la sua scena disvelata allo spettatore. Una materia rinnovata e mutevole trae un’armonia persuasa di carpire la stupefazione di quella visione subitanea che illuminandosi nel momento sorpreso, si esterna e quasi diventa tangibile, nello spessore della materia pittorica.

LIVIO GARBUGLIA