La pittura di Patrizio Beccaria


Una filosofia pittorica del Duemila

Il pittore Patrizio Beccaria elude le strette del motivo realistico per lasciare luogo e spazio alla propria vocazione nativamente fiabesca. Questa vocazione favolistica prosegue e si sviluppa nelle opere pittoriche, dove la realtà e la fiaba si equilibrano nella rappresentazione artistica, anche se, apparentemente, è la fiaba a prevalere sull’elemento realistico.
Invero nelle opere è rappresentata una pensosa allegoria della condizione dell’uomo contemporaneo, costretto a cercare l’assoluto, l’intimo, il prossimo, il pianeta solidale nella natura e nel viaggio come movimento e come ricerca di una meta. Ma tutto ciò è fatto intravedere, non è “predicato”, nello svolgimento delle sorprendenti trame. Non comunica ansia, ma riposo che porta al desiderio della sublimazione spirituale.
Beccaria ci chiede di riflettere sul senso della vita, sul valore della speranza umana, sul futuro dei nostri desideri. Non genera estraniamento, ma attenzione che conduce all’impegno di non alienarsi nell’effimero. Data la nuova situazione della società e dell’affermazione di ciò che nella vita è superfluo, il pittore si rivolge alla considerazione della realtà in cui l’uomo si trova a vivere, mettendone in evidenza la componente fondamentale di alienazione e cooperando il più possibile a liberare l’uomo da questa situazione disumanizzante. L’arte deve assumersi il compito di salvare, di fronte all’invadenza condizionatrice e livellatrice del mondo d’oggi un modo aperto e critico di considerare la realtà.
Dunque l’opera di Beccaria, che diletta il sentimento e suggerisce un messaggio di pace, è educativa, perché ci permette di vedere il mondo come un tutto armonico ed unitario. La pace richiede un enorme sforzo collettivo perché ognuno deve rinunciare a qualcosa per pensare a chi ha molto meno. E se è giusto allontanare la violenza, bisogna soprattutto eliminare le sue cause, dovute proprio all’immenso egoismo esistente nella nostra società consumistica.
Nella prospettiva del Duemila, l’artista Patrizio Beccaria apre la sua esperienza artistica alla riconoscenza della insostituibilità dell’arte quale mezzo per avviare il nuovo umanesimo, al fine di recuperare l’identità dell’arte come immagine del pianeta unito e solidale. Al centro dell’universo è posto lo spirito dell’uomo, che non può più credere agli aspetti del mondo, né accettare le condizioni della realtà specie dopo il Novecento, coll’irrompere delle forze istintive e irrazionali. Sorge una crisi morale, religiosa e sociale che trova riflesso nell’uomo che vuole vivere in perpetuo e continuo contatto con gli altri. Si tratta del cammino della specie umana che rimette in primo piano il concetto di storia universale di sempre. Trionfa l’etica, vale l’uomo che mette in comune con gli altri uomini pensiero e aspirazioni.
L’espressionismo lirico di Beccaria diviene difesa dell’uomo che non vuole più rientrare nella società del Duemila che non ha mantenuto nessuna delle sue promesse. Beccaria richiama gli uomini alla fratellanza e nelle opere, in cui l’espressionismo della rappresentazione sconfina gli continuamente nell’immaginario, nello strano, in prospettive visionarie sorprendenti, rappresenta l’angosciosa solitudine in cui si dibatte l’uomo contemporaneo.
L’opera di Beccaria è caratterizzata da una pittura che mira alla rappresentazione oggettiva del mondo, a una visione disincantata della vita reale, ad una disillusa accettazione del destino: l’uomo incantata creatura in mezzo a forze che lo trascendono e lo travolgono. Tutto un mondo osservato dal pittore romano con una commozione mista di consensi e di ironia, di sorriso e di pathos: sono problemi eterni trattati da un pittore che possiede una notevole capacità di penetrazione psicologica ed una solida forza narrativa.
E’ la vittoria dell’arte liberatrice su le miserie dei bisogni superflui del consumismo; è il felice intervallo in cui cessano le falsità dell’edonismo imperante e sembrano aprirsi le chiuse mani della verità.

LIVIO GARBUGLIA


Il pittore Patrizio Beccaria e la principessa Barbara Massimo