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VENTISEI SCULTORI PER SESSANTOTTO ATLETI: LE STATUE DELLO STADIO DEI MARMI A ROMA di Bruno Regni

31/05/2006

Le statue dello Stadio dei Marmi a Roma(1)
di Bruno Regni

“Chi rimproverò a Guglielmo Calderini le quarantasette opere scultoree del Palazzo di Giustizia, rimarrebbe ammutolito dinanzi alla candita moltitudine delle statue che sono dappertutto, inghirlandano lo Stadio e raffigurano gli atleti della terra, dell’acqua, dell’aria, nelle diverse azioni. Sessanta sono infatti i giganti marmorei, offerti dalle provincie (sic) d’Italia, che compongono un serto in movimento sulla distesa immobilità dei blocchi di marmo lunense lavorati a punta grossa.”(2).

Quando più, quando meno, a partire dalla sua inaugurazione molti storici o cultori dell’architettura romana e qualsivoglia osservatore non possono fare a meno di esprimere la loro meraviglia, se non la loro piena soddisfazione ed esaltazione, per l’immagine figurativa altamente emotiva che viene trasmessa dalla visione dello Stadio dei Marmi annesso a quell’edificio che originariamente era destinato all’Accademia Fascista di Educazione Fisica (oggi sede del Coni), nucleo di partenza di quello che diventerà il Foro Mussolini (dal dopoguerra rinominato Foro Italico).


Ponendoci l’obiettivo di esaminare alcuni aspetti di quel particolare complesso che è lo Stadio dei Marmi non possiamo prescindere dall’emozione che questo in ogni caso dà a chi lo guarda e dai significati e simbolismi che ne vengono ricercati. Alla fin fine, quelle statue hanno da sempre ispirato nelle singole persone, siano essi esperti o semplici curiosi, riprovazione o encomio, disgusto o simpatia, fino addirittura disdegno o entusiastica ammirazione, mai però disinteresse. Inoltre non possiamo dimenticare che, sia negli aspetti negativi che in quelli positivi, compare immancabilmente una velata –se non addirittura esplicita- attrazione più o meno morbosa per quelle nudità così ostentate e imponenti. Nonostante lo si voglia rifiutare come interpretazione pseudo storico-sociale, di un’interpretazione per alcuni aspetti retrivi di regime, o quant’altro: una vena di omosessualità compare inesorabilmente nel pensiero e nel giudizio espresso.

Per esempio, tra i tanti, perfino in ingenue espressioni di esaltazione come quelle di uno scrittore francese(3) che, nonostante sia interessato a scoprire la “gloria” cattolica di Roma, viene attratto e coinvolto in un’attrazione fisico-naturalistica: “Prendo il tram per Ponte Milvio (...) Prima di tutto getto uno sguardo sul Foro Mussolini(4): è veramente bello sotto tutti i punti di vista. Questi edifici destinati alla cultura fisica mi appaiono splendidamente conformi al genio di Roma, con i loro rivestimenti marmorei, con le loro grandi figure ignude; (...) questa vasta città dell’educazione fisica in cui non finisco più di ammirare in mezzo agli alberi i magnifici ragazzi che vi si esercitano e le architetture marmoree. (... ) M’avvicino allo stadio. Tutto è calmo, tutto è misurato ai piedi di queste colline ondulate e boscose; tutto è armonia come in un’ode alla forza ed alla bellezza”(5).


Chiunque, dicevamo, parli di Roma moderna, al di là dell’esaltazione per le realizzazioni e gli indirizzi populisti del regime, inevitabilmente cita quest’opera come esemplare: “Mentre risorgevano, isolati e restaurati, i primi monumenti classici, nascevano gli edifici nuovi, ben degni dei primi: palazzi e monumenti, parchi e stadi, la Città degli studi (l’Autore si riferisce alla Città universitaria oggi chiamata “La Sapienza”) e la Città dell’educazione fisica. Il solo Foro Mussolini, tra campi, stadi, piscine (si notino i plurali) e Accademia, occupa l’intera conca della Farnesina tra le colline di Palazzo Madama affrescato da Raffaello e l’ansa del Tevere: sulle sessanta statue di atleti si innalza nitido contro l’azzurro il monolite”(6). Sia ben chiaro che queste citazioni sono solo dei campioni, ne tanto meno esaustivi, ma soltanto delle “chicche” scelte tra le tantissime elogiative, e non solo italiane. Tra l’altro vanno ricordati i cinegiornali che documentarono la realizzazione anche se girati in occasione dell’enfatica inaugurazione, e la conseguente presenza di Mussolini, in cui “le immagini dedicate allo stadio dei Marmi risultano particolarmente efficaci. La grandiosa struttura, infatti, viene esaltata e avvalorata da ogni ripresa (...) a ricreare l’atmosfera di un’arena della Roma imperiale”(7) cogliendo l’insieme dello stadio e delle grandi statue e sottolineando il grado di armonizzazione del nuovo manufatto con l’ambiente circostante.


Un aspetto che, in ogni caso, dobbiamo considerare sono i significati espliciti o reconditi che quelle figure comunicano, per cui risaliamo all’origine: Renato Ricci(8), che dobbiamo considerare il massimo promotore della realizzazione dell’Accademia e dello Stadio, prima, e dell’intero Foro Mussolini, poi, voleva innanzitutto realizzare una “scuola” in cui formare i dirigenti dell’Opera Nazionale Balilla; infatti tra gli scopi dell’ONB ci sarà l’educazione, e in particolar modo quella sportiva, che in buona parte sembra derivasse dal contatto di Ricci preso direttamente in Inghilterra con il famoso capo dell’organizzazione scautistica, Baden Powel, che lo accrebbe di preziosi consigli. Da cui la necessità di provvedere allo sviluppo fisico e morale dei giovani in un’Italia ancora caratterizzata da scarsa igiene, da un’alimentazione carente e anche dalla piaga del lavoro minorile; il passo è decisamente di grandi e ambiziose vedute e l’ideale a cui riallacciarsi non è da meno guardando decisamente a quella Grecia classica con all’interno il mito delle Olimpiadi, alle quali oltre tutto il fascismo ambiva organizzare a Roma. Da qui, il cammino è breve, l’idea e la visione che deve scaturire dall’Organizzazione e dalle Opere realizzate sarà quella dell’esaltazione della bellezza fisica che, poi, man mano si ammantò di sempre più demagogici e vuoti significati più strettamente legati all’evoluzione del regime.

In questo contorno, lo Stadio dei Marmi, come abbiamo detto, si configura dapprima semplicemente come campo per gli allenamenti annesso all’Accademia di Educazione Fisica; la realizzazione di quest’ultima era stata resa possibile con le indicazioni di localizzazione previste dalla Variante generale 1925-26 del Piano Regolatore di Roma e su quella prima ipotesi l’anno successivo fu affidato all’architetto Enrico Del Debbio(9) la progettazione dell’edificio con annesso campo di allenamento; ma subito dopo, in corso d’opera, considerati i risultati e le “caratteristiche interessanti sia dal punto di vista paesistico che da quello dei collegamenti con la città, si suggerì ben presto (...) un intervento di più ampie proporzioni, più idoneo a propagandare la grande importanza che il fascismo annetteva alle attività sportive”(19).


Prima di soffermarci per delle più puntuali considerazioni sullo Stadio dei Marmi inquadriamo il problema a partire dall’edificio dell’Accademia che, in ogni caso, è stato e rimane l’elemento generatore del complesso. La sede dell’Accademia fascista di Educazione fisica progettata e realizzata da Del Debbio(11) è composta da due corpi simmetrici longitudinali di tre piani (più un seminterrato) collegati dal corpo trasversale dell’aula magna che con un arcone a sesto ribassato, come un ponte, sovrappassa la strada che conduce allo Stadio; quattro bracci trasversali, di un unico piano, fuoriescono dai corpi principali ed il secondo a sinistra collega alla grande palestra di forma curvilinea di 600 mq.

L’edificio si presenta con un aspetto forte e austero senza essere monumentale nonostante la mole non indifferente di 150.000 mc disposta su un’area di 6.000 mq; le superfici esterne sono interamente intonacate e dipinte color rosso pompeiano sulle quali spiccano le cornici ed i timpani di travertino che incorniciano le finestre, le porte, le nicchie monumentali e segnano i marcapiani. L’aspetto che ne deriva è, come è stato visto dai contemporanei, questa volta senza termini e concetti roboanti, un’ “opera moderna senza bizzarrie, legata con bravura e indipendenza alla tradizione romana in mezzo alla quale è sorta a vivere”(12); il tempo ha dato ragione a quella pur superficiale ma acuta impressione tanto che oggi, dopo la sua debita anche se non completa storicizzazione, ne abbiamo una conferma e una puntualizzazione, infatti viene notato che “L’edificio diventa pretesto di esercitazione del moderno sul tema della storia: soprattutto l’abaco dei timpani configura un tema fondante dell’architettura dell’autore all’inizio degli anni Trenta”(13).



Il legame tra l’edificio dell’Accademia e l’annesso Stadio dei Marmi è fatto di rimandi, quando più deboli, come il marmo dei ricorsi e delle cornici che segnano l’edificio e che invade completamente, e caratterizza, tutto il costruito dello stadio; o più esplicite citazioni come quelle statue, sorelle di quelle dello stadio, che dentro le apposite nicchie ornano l’edificio sia dalla parte del Tevere che da quella di Monte Mario a ribadire, per un verso, la non subalternità delle due facciate, ambedue importanti per un motivo o per un altro, l’una ingresso monumentale di rappresentanza, l’altro fondale privilegiato della stadio. Questo progressivo legame è d’altro canto sottolineato dall’assialità del “dromos” di accesso al campo in prosecuzione con il sottovia tra i due corpi principali dell’Accademia, a collegamento tra il livello dell’edificio e delle statue di coronamento dello stadio ed il piano ribassato del campo di gara.


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Scheda tecnica
“Il grande Stadio Mussolini è formato da 10 ordini di gradinate in marmo sviluppanti un totale di ml. 5.000.
La capacità di detto Stadio sarà circa di 20.000 persone.
Al centro delle gradinate, sul rettilineo, è situata la tribuna delle autorità. In testa all’ingresso, due corpi di fabbrica sono destinati ai servizi. Alla tribuna si accede oltre che dall’esterno, da un cunicolo carrozzabile che corre al di sotto delle gradinate.
A coronamento della mole marmorea sono poste 60 statue in marmo, alte ognuna m. 4, sopra basamenti alti m. 1.20 e m. 2 di diametro.
Le statue rappresentanti atleti in varie azioni di giuoco sono donate dalle Provincie Italiane.
Per la costruzione di questo Stadio sono occorsi mc. 3.000 di marmo in blocchi pari a tonn. 8.400.
Per il trasporto di questi blocchi sono occorsi 508 vagoni; per il taglio e misura ml. 250.000 di filo elicoidale a doppia elica di acciaio e 1.600 tonnellate di sabbia quarzosa.
Per far luogo alle fondazioni sono stati scavati mc. 16.500 di terra e per ossatura costruttiva si sono impiegati kg. 230.000 di ferro, q.li 30.000 di cemento, mc. 6.000 di ghiaia e mc. 3.000 di sabbia, inoltre mc. 6.300 di muratura a mattoni e mc. 8.200 di muratura di tufo.
Lo sviluppo della pista è di ml. 500, la superficie del campo erboso mq. 14.000.
A completamento della parte scultorea, in due nicchie alla testata degli ingressi, sono poste due statue in bronzo; e pure in bronzo sono i due gruppi di lottatori posti ai lati della tribuna d’onore.”
Da: N.D.R., Organizzazioni e caratteristiche tecniche dell’opera, in “Architettura” fasc. II, febbraio 1933; pp. 90 e segg.

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L’immagine che ne consegue è decisamente totalizzante, piena di atmosfera e, perché no, anche di una sorta di visione enigmatica di una non lontana reminiscenza metafisica non tanto nel senso figurativo quanto in quello estetico. Infatti è stato detto che Del Debbio nello Stadio dei Marmi ha realizzato “una delle sue immagini più belle. La delicata raffinatezza dell’invaso, quello averlo tenuto a rasoterra, affidando al flusso ininterrotto delle gradinate, contrapposto al ritmo verticale delle statue, tutto il valore chiaroscurale e plastico della composizione cui si sposa il cromatismo della pista e del campo”(14); l’opera, conclude l’architetto autore dell’articolo, è percepita come una pietra preziosa incastonata in quel contesto naturale di indiscutibile valore.

L’immagine complessiva dello stadio offre un che di visione surreale proprio nella reiterazione delle statue poste –in una veduta dall’alto- come soldati a guardia di un invaso protetto, oppure –nella veduta dal basso- come angeli a coronamento della sacralità dell’area.


Nonostante tutto e senza ombra di dubbio, Del Debbio non dava questi o simili significati alla sua opera: lo Stadio dei Marmi, il toponimo stesso lo indica, è l’eccezionale concretizzazione di un’idea di Renato Ricci, che, non solo, come abbiamo detto, era il presidente dell’ONB, ma al tempo stesso, era presidente del Consorzio dei Marmi nella natia Carrara, la stessa città da cui proviene Del Debbio, e che sarà il luogo deputato, e naturale, dove le abili maestranze locali di scalpellini, sulla base di bozzetti (di cui ci rimangono esempi in gesso o tradotti in bronzo di dimensioni inferiori al metro di altezza) o di modelli (di cui ci rimangono esempi in bronzo, riutilizzati in altre sedi, alti circa due metri) realizzati da vari scultori, conieranno un “atleta-simbolo”, unica figura in pose e abbigliamenti diversi, ma tutti ugualmente figli del David michelangiolesco. Stessa imponenza, analoga forza, uguale nudità e, non a caso, stesso marmo apuano proveniente da quelle storiche cave; anche se, nel nostro caso, sembra fossero blocchi di scarto quindi a basso o costo zero.

É così svelato –d’altronde nessuno lo ha mai nascosto- il motivo di questa unità stilistica che è chiaramente presente in ogni statua a prescindere dalla “firma” che talvolta è posta ai piedi dell’opera; ma non tutto sembra andò per il verso giusto, tanto è vero che alcuni protagonisti testimonieranno delle “cattive relazioni che si erano stabilite tra committenza e artisti; il concorso pubblico indetto per le sculture non veniva rispettato; le ricompense concordate non venivano corrisposte e così gli artisti, oltraggiati e delusi, non sempre seguivano la riproduzione dei modelli dati da eseguire a Carrara. Molte opere non recano la firma, molte non furono mai pagate”(15).


Certamente a quell’idea e alla sua così efficace realizzazione, contribuì la formazione culturale di Del Debbio e la frequentazione che questi avrà nel corso di tutta la sua vita, a partire dal suo trasferimento a Roma nel 1914, quando allacciò rapporti d’amicizia con i colleghi del Pensionato Artistico Nazionale come i pittori Ferruccio Ferrazzi, Edoardo Del Neri e soprattutto gli scultori Ercole Drei e Attilio Selva(16), infatti sarà portato a privilegiare il rapporto tra l’architettura e le arti figurative ancor prima della famosa legge del “2 %” che imponeva quella quota minima nel preventivo di spesa della realizzazione di ogni opera pubblica a favore di opere d’arte di abbellimento(17).

Atteggiamento questo che metterà l’Italia in una posizione d’avanguardia rispetto alla decorazione murale, musiva, plastica e quant’altro (vetrate, arazzi, ceramiche, ecc.) arricchissero nel senso artistico le opere architettoniche moderne(18).

In ogni caso, ci dicono con precisione le cronache, l’8 dicembre del 1929 Ricci come presidente dell’ONB scrive a Cipriano Efisio Oppo, pittore mutilato ex combattente della 1^ guerra mondiale e potente Segretario Nazionale del Sindacato Artisti, indicando le modalità di concorso per le statue che dovranno ornare lo Stadio dei Marmi: “Il modello, alto due metri, sarà giudicato da un’apposita commissione, riprodotto in marmo sotto il controllo dell’artista, e ogni statua sarà offerta da tutte le province d’Italia”(19). Che i promotori, l’ideatore architetto e gli autori scultori non si rendessero conto, almeno fino al suo compimento, dell’originalità e unicità che quell’opera scultorea collettiva veniva ad assumere prescindendo dai valori ideologici e simbolici di regime, anzi, proprio andando ben oltre singoli e superficiali significati, che non si rendessero conto, dicevamo, del valore architettonico e artistico, lo dimostra il fatto che la più ampia recensione allo stato iniziale dell’opera, con la consapevolezza del suo successivo sviluppo, fatta su “Architettura”, la rivista del Sindacato Nazionale fascista Architetti, nientemeno che dal suo direttore, il potente e onnipresente architetto Marcello Piacentini, eppure a parte i dati tecnici non c’è una frase che ne metta in evidenza l’importanza. Solo un periodo in fondo all’articolo ci fa supporre che l’autore avesse in mente quelle statue: “I vari edifici che compongono questo bel quadro architettonico sono sapientemente coordinati tra di loro, con un gioco armonioso di forme cubiche e di forme cilindriche, e sono insieme snelli, castamente nudi: io direi riflettano esternamente la fresca serenità degli adolescenti abitatori”(20).


Un aspetto che oggi dobbiamo prendere in considerazione è quella sorta di museo complessivo all’aria aperta che scientemente o involontariamente sia stato una sorta di programma pedagogico-olimpionico, in cui, di volta in volta, possiamo ammirare le opere scultoree, o approfondire le qualità dei vari artisti, o rimeditare sull’arte figurativa del “ritorno all’ordine” novecentesco degli anni intorno al ’30, o godere (nonostante l’incombente attuale presenza dell’adiacente Stadio Olimpico) di quella particolare commistione arte-architettura-natura, o, ancora, della suggestiva atmosfera metafisica in cui giganti evocanti una mitica antichità vivono in una realtà del tutto priva di ogni presenza umana, o almeno in cui, per una volta, è del tutto ininfluente.


Se avessimo voluto seguire un percorso analitico ortodosso, avremmo dovuto distinguere “l’identificazione del soggetto primario” ossia l’analisi delle semplici forme, ed è quello che abbiamo cercato di esporre prima di tutto in questa pur sommaria lettura dell’opera d’arte; poi avremmo dovuto procedere nel “l’identificazione del soggetto secondario” ovvero nell’individuazione del tema, e anche questo aspetto è stato preso in esame identificando l’attività sportiva, quando questa era evidente, o dichiarando l’attribuzione quando questa derivava da altre fonti e non dall’esame purovisibilista. Ultimo approccio avrebbe dovuto essere “l’identificazione del significato intrinseco” che non riguarda soltanto il significato che si cela dietro il simbolismo, ma anche quello che l’artista involontariamente evoca rispecchiando la cultura del suo tempo(21). In questo caso gli schemi sono saltati perché il soggetto ha in sé una complessità che nelle singole parti si perderebbe.


Tra l’altro, a proposito degli artisti, questi, scelti di volta in volta per concorso, per imposizione della Provincia donatrice, per amicizia o per chiara fama, sono tutti uomini anche se di scultrici capaci ce ne sarebbero state, così come d’altronde, per chiara reminiscenza delle antiche greche olimpiadi, non è raffigurata nessuna donna-atleta nonostante la presenza, anche se spesso solo coreografica, dello sport femminile nelle manifestazioni fasciste.

Da qualche tempo sono stati ripresi in considerazione anche per il loro valore storico-documentario oltre che artistico, quei rari e superstiti bozzetti e modelli che gli artisti partecipanti eseguirono per l’occasione che oggi sono lontani da quella loro “origine” siano essi pubblicamente esposti in altra sede o in deposito presso musei o, addirittura, ritrovati casualmente nel giro del mercato antiquario.

Queste opere “minori” hanno un indiscutibile significato per quel che riguarda l’artista e l’originalità stilistica della fattura dell’opera prima della “spersonalizzazione” realizzata, come abbiamo già detto, attraverso la trasposizione e omogeneizzazione effettuata dagli scalpellini carraresi(22). Facciamo degli esempi che valgono per curiosità ma che assumono un significato nella loro generalizzazione: i capelli sono standardizzati in pochi modelli: alla “greca” come, per esempio nella statua di Carlo De Veroli posta sulla facciata dell’Accademia verso il Tevere per la provincia di Trento; alla “romana” come nell’Ercole di Eugenio Baroni per la provincia di Ancona; altre statue hanno i capelli lunghi all’indietro, tra questi si distinguono le due di Aroldo Bellini per le province di Littoria e Sabaudia con una pettinatura “all’umberto” ovvero lisci come se cosparsi di brillantina. Altre curiosità sono il trattamento di particolari che avrebbero fatto la felicità del Cavalcaselle(23), come i capezzoli geometrizzati e volumetricamente rilevati, i peli a ciocche sotto le ascelle a differenza dei poco evidenti peli pubici; il naso è sempre pressoché uguale così come le labbra carnose; i piedi e le mani sono identici e realizzati con molta cura in dettagli come le unghie.


Al contrario una casistica piuttosto elevata è nella presenza (non è comprensibile sempre il motivo) e nella foggia delle calzature che vanno da sandali dei tipi antico e moderno, a scarpette eleganti come quelle indossate dal “Giocatore di pallone o cestista” di A. Bellini. Altro elemento caratterizzante, quando c’è, sono le fogge dei pantaloncini fino alla variante dei vari slip che, in alcuni casi sono ridotti ad una sorta di sospensorio come nel “Pugile in riposo” di A. Buttini; talvolta è aggiunta una vistosa, tanto da essere fuori luogo in quel misero vestimento, cinta con tanto di fibbia come quella che orna più che sorreggere i pantaloncini del “Fromboliere” di S. Canevari.

La quasi totalità delle statue rappresentano dei giovani dall’età indefinibile, sempre come l’eroe greco; i pugili sono gli unici a distinguersi rispetto al modello David michelangiolesco perché il loro volto è gonfio, tumefatto e corrucciato come il già citato “Pugile” di F. Messina che, questa volta, mantiene il “carattere” che l’autore aveva plasmato nel bozzetto. Nonostante tutto qualche statua si distingue “per età”: l’ “Atleta con lo strigile” di A. Bellini è decisamente, e senza motivo, un giovanetto in cui le forme sono più morbide che negli altri “colleghi” palestrati, e questa delicatezza è addirittura maggiore nel modello in bronzo che è stato sistemato nella piscina coperta.

Dopo queste dissertazioni, tutt’altro che completa, sull’iconografia, infine, ma non ultimo di importanza, è il discorso sull’iconologia, cioè l’interpretazione sulle figure simboliche e allegoriche; nel nostro caso il discorso sullo sport, ovvero sull’attività sportiva che le statue denunciano con il loro atteggiamento o l’evidente attrezzo che accompagna la figura dell’atleta o l’abbigliamento di questo. Nonostante il luogo deputato diciamo subito che l’attività sportiva in linea di massima è relegata al ruolo di motivo generico al quale attenersi per perseguire un fine generale comune. Tanto è vero che la presenza di “ercoli” e di “david” passano del tutto inosservati, giovani tra i giovani.

Sono indifferentemente presenti sport antichi e moderni, uno per tutti è l’eccesso rappresentato dal “Giocatore di Hockey” di Aroldo Bellini che oltretutto è l’unico ad essere vestito di tutto punto quando sarebbe stato sufficiente distinguerlo con le sole mazze, così come il pallone poggiato ai piedi della statua per il giocatore di calcio, la corda e la picozza per gli scalatori, gli sci, la racchetta da tennis o la vela. Il pugilato ha varie rappresentazioni: con i guantoni moderni calzati alle mani o con gli stessi poggiati sul pilastrino-sgabello; a parte la faccia riconoscibilissima in ogni caso, qualche pugile ci invita ad una riflessiva tensione mentre si fascia le mani prima di infilare i guantoni; altri ancora, e sono i più, hanno alle mani delle antiche imbracature di fibbie che si suppongono di cuoio. Poi ci sono delle trasposizioni verso un improbabile antichità con il lanciatore di peso che impugna una pietra ed il ginnasta che impugna la “clava” non ginnica ma un nodoso bastone come di uomo preistorico.

Escono dall’uniformità posturale atleti come il “Tuffatore” di A. Bellini o il “Maratoneta” di C. De Veroli, che sono colti nell’atto di svolgere quell’attività che dovrebbero rappresentare: il primo che ha una plastica posizione a gambe piegate e il busto proteso in avanti, mentre il secondo con le gambe aperte in un’ampia falcata.


Se è vero, ed è vero, che ogni manufatto artistico, a prescindere dal suo soggetto, racconta esplicitamente o implicitamente una storia, ovvero diventa un soggetto narrante, nel nostro caso siamo arrivati alla conclusione che l’individualità prende –e perde- significato all’interno della totalità, ma la totalità è costituita dai singoli elementi anche se questi hanno singoli e particolari atteggiamenti e provengono da singoli artisti con personalità e stili diversi. La “storia” dello Stadio dei Marmi è una narrazione complessa ma inscritta in un contesto chiuso e, come tutte le storie, in un discorso circolare in cui le parti della storia (nel nostro caso il ‘tema’ dello sport e gli ‘elementi’, ovvero le statue degli atleti) sono funzioni di quella storia. Ciò che rimane ovviamente sacrificato è l’autonomia del linguaggio scultoreo che, come abbiamo detto, dal punto di vista artistico e tecnico si perde all’interno di una totalità d’immagine, mentre da un punto di vista storico e ideologico è ridotto a banale traduzione e divulgazione di una tematica propagandistica precostituita riesumando un piatto accademismo che è quello che negli anni successivi sarà richiesto nel “Premio Cremona”, fascistissima manifestazione artistica promossa dal gerarca Farinacci. L’idea è quella di una figurazione sinceramente popolare allineata col gusto medio del pubblico nonché ipocritamente ottimistica, strettamente finalizzata a celebrare la vita fascista. Questa opaca mediocrità espressiva raffigurerà “un’umanità ‘tipica’ e ‘sana’ in termini non già ‘realistici’ ma basati su un’immota mummificazione di tecnicismi scolastici standardizzati”, grigi e gelidi così come di lì a poco saranno “alcune opere naziste, non prive, nel loro levigato e volgare voyeurismo, di una certa torbida suggestione, legata agli elementi necrofili e paganeggianti”(24) di certi recuperi pseudo storici prima del fascismo poi, ancora più esaltati, del nazismo hitleriano.


Per concludere, non vorremmo esagerare nel tirare le somme chiedendo in prestito un concetto espresso da Ovidio nelle Metamorfosi, che mai è tanto vero, come nel caso dello Stadio dei Marmi, che “l’arte si nasconde grazie all’arte”; come abbiamo visto, caso quasi unico, ventisei scultori circa “scompaiono” in quell’unica mano di scalpellino-idea di Ricci-progetto di Del Debbio, in cui sessantaquattro statue diventano un’unica opera, oltre tutto, in un tutt’uno con un’architettura generatrice e, al tempo stesso, generata. Da questo discorso, anzi a confermare questo discorso escludiamo naturalmente i due modelli in bronzo riutilizzati nelle nicchie del dromos ed i due gruppi di lottatori posti ad arricchire il podio, tutte e quattro non essendo state “rielaborate” mantengono nel bene e nel male la mano del suo prolifico autore: Aroldo Bellini.

Come abbiamo principiato con una citazione, vogliamo concludere nello stesso modo con un periodo tratto da una riflessione dell’architetto e storico Paolo Portoghesi che, non solo condividiamo, ma che in qualche misura ci hanno spinto a queste nostre dissertazioni: “Lo Stadio dei Marmi, per il suo contenuto ideologico, ci fa sorridere ed è entrato nell’immaginario della città come un luogo in cui si è spinti a riflettere sulla caducità delle illusioni e sulla fragilità dei miti. Ma per molti oggi, aldilà dei residui incombusti dell’ideologia, esso contiene un valore poetico per la qualità con cui l’arcaico modello è stato ripensato con una sensibilità datata per il rapporto architettura-paesaggio che a buon diritto fa parte della storia della cultura italiana”(25).
Bruno Regni
(Foto dell'autore)


Note
(1) Il saggio è stato pubblicato su la rivista “Lancillotto e Nausica. Critica e storia dello sport”, anno XXI, 3, 2004, fascicolo 31°, pp.8-31 (corredato da numerose immagini d’epoca e attuali).
(2) F. Sapori, Architettura in Roma 1901-1950, Roma, 1953; cap. Verso la grande Roma, p.114.
(3) René Schwob è nato nel 1895 e scrive “queste sue impressioni sulla Roma antica e sulla nuova, sulla preghiera e sulla natura e sull’arte com’egli le ha sentite dimorando nella città santa nell’invernata 1936-1937”. Dalla Premessa dell’Editore.
(4) C’è da tener presente che con il toponimo di Foro Italico, al tempo, era indicata l’area intorno al Monumento a Vittorio Emanuele II a piazza Venezia.
(5) R. Schwob, Roma. Grandezza dell’uomo, Brescia, 1937; pp. 250-1.
(6) B. Colonna, Il volto di Roma. Dieci momenti nella trasformazione urbanistica dal solco di Romolo all’impero rinnovato, Roma 1937; p. 190.
(7) G. Pettena, Architettura e propaganda fascista nei filmati dell’Istituto Luce, Testo&Immagine, Torino 2004; p. 26.
(8) Renato Ricci, nasce a Carrara nel 1896 e muore nel 1956, la sua è una famiglia di cavatori. Ancora giovane divenne un brillante gerarca e fu destinato al Ministero dell’Educazione Nazionale come sotto-segretario e in quel ruolo incaricato dell’Opera Nazionale Balilla, una delle potenti organizzazioni attraverso le quali il fascismo “imporrà” il consenso verso il regime privilegiando, tra l’altro, lo sport ed i giovani.
(9) Per la figura di Enrico Del Debbio si veda l’appendice: Artisti che hanno operato all’Accademia di Educazione Fisica ed allo Stadio dei Marmi.
(10) P.O. Rossi, Roma. Guida all’architettura moderna 1909-2000, Roma-Bari, 2000; scheda 19. Foro Mussolini, p. 44.
(11) Per una visione completa e aggiornata nel quale si inseriscono l’edificio dell’ex Accademia e lo Stadio dei Marmi si veda: A. Greco, S. Santuccio, Foro Italico, Atlante storico delle città italiane, Roma 1, Multigrafica ed., Roma 1991. (12) Il Foro Mussolini inaugurato a Roma, in “L’Illustrazione Italiana” n. 46, 13 nov. 1932.
(13) (a g), Accademia di Educazione Fisica e Stadio dei marmi, scheda G72a, in Il moderno attraverso Roma. Guida a 200 architetture e alle loro opere d’arte, a cura di G. Remiddi, A. Greco, A. Bonavita, P. Ferri, Groma Quaderni n. 9, Roma 2000; per il ruolo di DD nell’ambiente architettonico romano degli ultimi anni ’20 ed i primi anni ’30 si veda inoltre E. Valeriani, Del Debbio, Editalia, Roma 1976.
(14) G. Roisecco, L’architetto Enrico del Debbio, in “Meridiano di Roma”, 18 luglio 1943.
(15) La Capitale a Roma. Città e arredo urbano 1870-1945, catalogo della mostra, ed. Carte Segrete, Roma 1991.
(16) Sull’argomento si veda la testimonianza della figlia Gigliola Del Debbio, Enrico Del Debbio e gli artisti, in AA.VV., Enrico Del Debbio architetto, in “Bollettino della Biblioteca” del Dipartimento di Architettura e Analisi della città, Roma 1993; pp. 96-7.
(17) Mussolini nel 1933 in una circolare indirizzata ai suoi Ministri invita i responsabili di nuove costruzioni a richiedere la collaborazione dell’Organizzazione Sindacale fascista degli Artisti. L’anno dopo una delibera del PNF richiede che sia destinata una quota delle costruzioni pubbliche alla creazione di “opere d’arte decorativa”. Non è un caso che nel 1936, nella prestigiosa sede dell’Accademia d’Italia alla Farnesina, sarà tenuto un Convegno per la classe delle Arti dal significativo titolo “Rapporti dell’architettura con le arti figurative” promosso da Marcello Piacentini che di questo tema fu sempre uno strenuo assertore. Nel 1938 la Presidenza del Consiglio dei Ministri emana una circolare indicando la destinazione ad opere d’arte figurativa di una somma non inferiore al 2% del costo totale delle costruzioni pubbliche. L’8 aprile 1942 il Ministro dei Lavori presenta il disegno di legge “Obbligo di destinare ad opere d’arte figurativa una quota del 2 per cento dell’importo della spesa per la costruzione di edifici pubblici”. Dopo un lungo dibattito la legge viene emanata con il titolo: “Legge per l’arte negli edifici pubblici” e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 5 agosto 1942.
(18) A questo proposito si veda: 1935. gli artisti nell’Università e la questione della pittura murale, catalogo della mostra a cura di S. Lux, E. Coen, Multigrafica ed., Roma 1985; per il tema specifico del Foro Mussolini si veda, tra l’altro, B. Regni, Mitologia imperiale. I mosaici del Foro Italico, in “Lancillotto e Nausica” n. 1-2-3, 2000; pp. 114 e segg.
(19) A. Greco, Il Foro dell’Arte, in Comitato dei Monumenti Moderni, Il Foro Italico, Clear ed., Roma 1990; p. 29.
(20) M. Piacentini, Il Foro Mussolini in Roma, in “Architettura” fasc. II, febbraio 1933; pp.65 e segg.
(21) Cfr. M. Chelli, Manuale per leggere un’opera d’arte, EdUP, Roma 1998, pp. 57 e segg.
(22) “Dei venti scultori (...) tutti meno due (R. .Gregori e A. Buttini) che provvidero da soli alla traduzione in marmo dei loro modelli in gesso, sorvegliarono, chi più chi meno, la fedele esecuzione delle loro opere presso la Scuola Arti e Mestieri o presso i marmisti delle ditte Nicoli, Beretta, Ghigli e Vanelli, e Moresini.” H.Schmid scheda in: AA.VV., Il corpo in corpo. Schede per la scultura italiana 1920-1940, catalogo della mostra a Spoleto, De Luca ed., Roma 1990.
(23) Giovanni Battista Cavalcaselle (1819-1897), critico e storico dell’arte; ultimo dei grandi storici della tradizione della letteratura artistica italiana e primo dei moderni. È famoso per aver applicato un metodo di ricerca estremamente attento ai fatti formali e soprattutto ai dettagli secondari e ricorrenti.
(24) G. Armellini, Le immagini del fascismo nelle arti figurative, Fabbri ed., Milano 1980; p. 176. Sugli stessi temi è indispensabile vedere: U. Silva, Ideologia e arte del fascismo, Mazzotta ed., Milano 1973.
(25) P. Portoghesi, Il colore dell’architettura. L’instabile confine dell’arte in camicia nera, in “La Repubblica”, 7 luglio 1990; p.VII cronaca di Roma.



ALLEGATI

Opere d’arte dello Stadio dei Marmi e all’Accademia:

N.B.: Per quanto riguarda le statue di marmo di Carrara che raffigurano figure di atleti, queste sono alte ca. 4 mt e sono spiccate su una base circolare che, a sua volta, è poggiata su un basamento cilindrico del diametro di 2 mt. alto 1,20. Il nome della provincia “donatrice” è incisa sulla fronte della base sempre con gli stessi caratteri, mentre la firma dello scultore che ha fornito il bozzetto anch’essa è per lo più incisa sulla base, ma non è sempre presente ed è disposta liberamente. La grafia della Provincia e della firma sono stati riportati integralmente, compresi i vezzi e gli errori.

Sulla facciata del palazzo dell’Accademia verso il Tevere:
1. TRENTO, firmata “CARLO DE VEROLI ROMA 1931 . IX”, l’atleta, con i capelli alla greca, ha un cilindro nella mano destra e un uccello morto sulla spalla sinistra, sul pilastrino è poggiata una faretra.
2. VDINE, senza firma, rappresenta un lanciatore di peso acconciato con i capelli alla greca.

Sulla facciata posteriore del palazzo dell’Accademia:
1. GENOVA, la firma è realizzata a mano a punta di trapano “SILVIO CANEVARI. ANNO VIII ROMA”, rappresenta un rematore.
2. VITERBO, firmata nello stesso modo del precedente “SILVIO CANEVARI ROMA. 1931.”, rappresenta un pugilatore antico.

Sulla balaustra di destra del dromos:
1. ROMA, firmata “SILVIO CANEVARI ANNO 1X 1931”, rappresenta Ercole con la pelle di leone come copricapo e una mazza nella mano destra.
2. NAPOLI, firmata “C. DEVEROLI NAPOLI”, con una specie di ancora e una corda, più un portuale che un atleta che si massaggia e dovrebbe rappresentare un nuotatore.
3. AOSTA, firmata “EUGENIO BARONI 1933 XI”, rappresenta uno scalatore con corda e picozza.

Sulle gradinate dello stadio, procedendo per il lato destro:
1. IMPERIA, senza firma ma attribuita ad Aroldo Bellini, rappresenta un lanciatore di disco, databile 1932 ca.
2. MASSA CARRARA, firmata “a. Buttini” (in corsivo), l’attività sportiva che dovrebbe rappresentare questo atleta non è chiaramente denunciata, databile 1931.
3. LECCE, senza firma ma attribuita a Ercole Drei, uomo con una clava dovrebbe rappresentare un generico ginnasta, databile 1932.
4. CREMONA, senza firma ma attribuita ad Aroldo Bellini, rappresenta un lanciatore di peso, databile 1931.
5. POTENZA, senza firma ma attribuita ad Aroldo Bellini, rappresenta un giovanetto senza alcun attributo riferibile ad uno sport, forse un lottatore.
6. PESCARA, senza firma ma attribuita a Nicola D’Antino, rappresenta un canottiere con un timone, databile 1932.
7. TRIESTE, firmata “A. BUTTINI ROMA A.XI.”, è rappresentato un atleta con un segmento di canna nella mano, a raffigurare il salto con l’asta.
8. SASSARI, firmata “C. DEVEROLI”, rappresenta un pugilatore a mani nude, databile 1931.
9. PISTOIA, firmata “T. BERTOLINO”, raffigura un lanciatore di peso in riposo, databile 1935 ca.
10. AQVILA, senza firma ma attribuito a Nicola D’Antino, rappresenta uno sciatore con sci imbracciati che scruta l’orizzonte, databile 1932.
11. MANTOVA, senza firma ma attribuito a Francesco Messina che si è avvalso come modello di Sandro Cherchi futuro scultore, rappresenta un pugilatore che si sta fasciando la mano, un asciugamano è abbandonato sul pilastrino, viene ipotizzata la data del 1933.
12. NOVARA, firmata “C. DEVEROLI”, rappresenta un maratoneta.
13. CATANIA, senza firma ma da attribuire ad Aroldo Bellini, rappresenta un giovanetto con lo strigile nella mano destra.
14. PERVGIA, sulla base è riportata la firma “ALDO BUTTINI ROMA ANNO X”, ma la statua è stata asportata, rappresentava un lanciatore di giavellotto.
15. PARMA, senza firma ma attribuita a Libero Andreotti e realizzata su bozzetto di questo dall’allievo Antonio Berti, rappresenta un tennista (è l’unica statua che ha la foglia pubica scolpita).
16. FROSINONE, firmata sul pilastrino “E. MARTINI”, rappresenta un lanciatore di disco.
17. RAGVSA, firmata “A. BUTTINI ROMA.A.XI”, rappresenta un tennista con racchetta e palla nella mano sinistra.
18. CHIETI, firmata “ALDO BUTTINI ROMA ANNO X”, rappresenta un pugilatore a mani nude e vestito con calzoncini.
19. TRAPANI, firmata “BIANCINI”, raffigura un atleta con la mano destra sulla testa e la sinistra a pugno contratto, è stato riconosciuto come un Atleta vittorioso, si presume posizionata nel 1933.
20. POLA, senza firma ma attribuito ad Aroldo Bellini, rappresenta un tuffatore, ha per sostegno posteriore un pesce, databile 1932.
21. ASCOLI PICENO, senza firma e attribuito a Francesco Messina o a Giuseppe Cecconi, rappresenta un pugilatore con guantoni, è vestito di pantaloncini e scarpe ed ha un asciugamano poggiato sul pilastrino, databile 1933.
22. CATANZARO, firmata “B.MORESCALCHI”, rappresenta un giocatore di pallone, databile 1931.
23. ENNA, firmata “T.BERTOLINO”, rappresenta un marinaio con una mantella svolazzante, identificano l’attività sportiva un timone e una gomena, databile 1935.
24. PIACENZA, senza firma ma attribuito a Nino Cloza, rappresenta un lanciatore del peso.
25. AREZZO, senza firma ma attribuito a Omero Taddeini, la figura è ricoperta da una pelle di capra, l’attività sportiva che dovrebbe rappresentare questo atleta rimane un mistero.
26. PAVIA, sul pilastrino è incisa la firma “R.GREGORI”, il giovane rappresentato è armato di fionda, databile 1932.
27. GORIZIA, firmata “T.BERTOLINO”, rappresenta evidentemente un atleta in riposo con un asciugamano sulla spalla sinistra.
28. FIVME, firmata “ALDO BUTTINI ROMA ANNO X”, l’atleta dovrebbe rappresentare un lanciatore di martello; qualche autore l’ha chiamato “Giovane atleta con gagliardetto”.
29. FORLÌ, senza firma ma attribuito ad Aroldo Bellini, l’atleta rappresenta un cestista; per sostenere la mano destra è stato necessario di un’asta di sostegno per il braccio, inoltre si notano delle “eleganti” scarpette di stile moderno, databile 1932.

In asse sul lato Monte Mario:
1. VENEZIA, firmata “EVGENIO BARONI 1933 XI”, originale e simbolica rappresentazione di un marinaio praticamente fuso con una vela mentre alla base spunta la prua di un’imbarcazione.

Sulle gradinate dello stadio, procedendo per il lato sinistro:
1. TORINO, senza firma ma attribuito ad Aroldo Bellini, rappresenta un marciatore, databile 1932.
2. TREVISO, senza firma ma attribuito ad Aroldo Bellini, voleva raffigurare un lottatore, la mano destra dell’atleta è asportata, databile al 1932 ca.
3. (Senza indicazione della Provincia), firmata “A.BUTTINI ANNO XIV”, l’atleta è vestito di pantaloncini ed ha un mantello che scende fino a terra dalla spalla sinistra; un’asta poggiata dietro la schiena ne identifica l’attività.
4. CALTANISETTA, firmata “O. ALIVENTI”, l’atleta è individuabile come un lanciatore di palla vibrata, databile 1931.
5. (Senza indicazione della Provincia), firmata “PVBLIO MORBIDVCCI. ROMA. A. XVI.”, rappresenta un lanciatore di disco in riposo.
6. MILANO, firmata “C DEVEROLI”, dovrebbe rappresentare un lottatore vittorioso che saluta, databile 1932.
7. (Senza indicazione della Provincia), firmata “ALDO BVTTINI ANNO XVI” sul pilastrino, rappresenta un pugile che si asciuga.
8. BOLZANO, firmata “C. DE VEROLI”, l’atleta è equipaggiato con segmenti di sci e relativi attacchi, due enormi racchette sulla destra, databile 1932.
9. (Senza indicazione della Provincia), senza firma ma attribuibile ad Arnaldo Bellini, è rappresentato un giocatore di hockey completamente vestito della regolare tenuta imbottita, databile 1935.
10. RAVENNA, firmata “B.MORESCALCHI”, rappresenta un arciere in riposo, databile 1932.
11. ROVIGO, firmata “S. CANEVARI”, rappresenta un atleta impegnato nel tiro con l’arco, 1931.
12. MESSINA, senza firma ma attribuito ad Attilio Selva, l’atleta regge un mantello con la destra, il pilastrino è decorato con foglie, rappresenterebbe un lanciatore di giavellotto, databile 1930.
13. RIETI, senza firma ma attribuito ad Attilio Selva, rappresenta un pugilatore che si sta fasciando la mano destra, 1930.

Sul podio delle autorità:
A. PODIO, firmato “Scul. A. BELLINI – 1932 –“, sul lato nord è posato a livello del calpestio il gruppo di bronzo di due lottatori di lotta greco-romana.
B. PODIO, firmato “Scul. A. BELLINI – 1932 –“, sul lato sud è posato a livello del calpestio il gruppo di bronzo di due lottatori di lotta libera.

Sulle gradinate dello stadio, procedendo per il lato sinistro:
1. SIENA, senza firma ma attribuito ad Attilio Selva, l’atleta stringe un disco nella mano sinistra, 1930.
2. ALESSANDRIA, senza firma ma attribuito ad Attilio Selva, l’atleta è munito di una fionda antica, 1930.
3. PISA, firmata “S.CANEVARI”, l’atleta strige un sasso nella mano destra ed a sinistra pende la fionda come un David-Balilla, 1931 ca.
4. MACERATA, firmata “A.BELLINI”, rappresenta il lancio del martello, 1932.
5. (Senza indicazione della Provincia ma questa doveva essere Sabaudia), firmata “A.BELLINI”, l’atleta era fornito di uno spadone da parata (attualmente è mutilato nella parte bassa) ed è vestito di mantello e calzari; da notare la pettinatura all’umberto tipica degli anni ’30, doveva rappresentare, chissà perché, un Eroe medievale.
6. PALERMO, firmata “TOMMASO BERTOLINO”, l’atleta è fornito di uno strano disco di forma cilindrica, databile 1931.
7. LITTORIA, senza firma ma attribuito ad Aroldo Bellini, anche questo giovanetto è pettinato alla moda ed ha un mantello che scende dalla spalla sinistra, rappresenta chiaramente l’ “Atleta con il fascio littorio”.
8. BARI, firmato “C. DE VEROLI”, l’atleta ha un pallone da calcio ai piedi, 1931.
9. ANCONA, firmata “EVGENIO BARONI 1933.XI”, la figura rappresenta un cacciatore-Ercole con una mazza nella destra e, nella sinistra, la coda di una leonessa trattenuta sotto il piede.
10. SIRACVSA, firmata “CARLO DEVEROLI ROMA. A.IX”, l’atleta rappresenterebbe un pugilatore in riposo. 11. SPEZIA, firmata “A.BELLINI”, l’atleta è raffigurato nell’atto di lanciare il peso ma nella mano stringe una pietra, 1933.

Sulla balaustra di sinistra del dromos:
1. BERGAMO, la firma non è chiaramente leggibile “EV.....O ROMA 19..” quindi certamente è Eugenio Baroni realizzato nel 1933, rappresenta uno scalatore con corda e picozza.
2. LIVORNO, firmata “CARLO DEVEROLI ANNO X ROMA”, rappresenta un nuotatore che si asciuga.
3. BRINDISI, firmata “SILVIO CANEVARI ANNO IX ROMA”, rappresenta Ercole con una pelle di leone sul braccio sinistro e una mazza nella mano destra.

In fondo al dromos sul piano del campo:
C. DROMOS, firmata “A.BELLINI/FOND. ART. LAGANA NAPOLI”, dentro la nicchia di destra un bronzo rappresentante un lanciatore di giavellotto.
D. DROMOS, firmata “A.BELLINI 1933”, dentro la nicchia di sinistra un bronzo rappresentante un giovane arciere.
X. DROMOS, mosaico pavimentale al centro, litostrato di figure nere su fondo bianco eseguito da Angelo Canevari rappresentante varie discipline sportive.
E. ANDRONE, “Vittoria olimpica”, bronzo realizzato da Emilio Greco nel 1959 in occasione della XVII Olimpiade di Roma e posta inizialmente all’Eur di fronte al Palazzo dello Sport.
• Nell’edificio dell’ex Accademia esistono altre opere d’arte: un dipinto di Angelo Canevari sulla parete di fondo dell’Aula magna; dipinto raffigurante la Marcia su Roma di Luigi Montanarini nell’intradosso dell’entrata e raffigurazioni sportive di Romano Dazzi sulle pareti laterali.



Gli Artisti che hanno operato allo Stadio dei Marmi e all’Accademia: N.B.: I numeri tra parentesi dopo il nome della Provincia si riferiscono alla sistematizzazione data nell’elenco de “Opere d’arte dello Stadio dei Marmi e all’Accademia” che segue la numerazione puramente strumentale riportata nello schema planimetrico.

A. ODDO ALIVENTI scultore, nato a S.Angelo in Vado. Allo Stadio dei Marmi realizza la statua:
- del “Lanciatore di palla vibrata” per la provincia di Caltanisetta, databile 1931 (41).
Nel Foro Mussolini realizza gli stucchi del soffitto dell’Accademia di scherma, oggi distrutti. Tra le sue opere più note ricordiamo il monumento a Filippo Corridoni, un bronzo alto 7 metri, a Corridonia (1936). Si veda E. Crispolti, Oddo Aliventi, Milano 1977.
B. LIBERO ANDREOTTI scultore, nato a Pescia Pistoia 1875 e morto a Firenze 1933. Allo Stadio dei Marmi idea la statua:
- del “Tennista” per la provincia di Parma (22), ma l’opera verrà eseguita su suo bozzetto dall’allievo Antonio Berti (vedi).
È noto per aver realizzato numerosi monumenti tra i quali quelli ai caduti di Roncade (1923), di Saronno (1925) e una statua in quello di Bolzano (1928). Pirandello lo definì “Il maggior scultore d’Italia”; è nominato accademico di S.Luca; a Pescia è realizzata la Gipsoteca Libero Andreotti nel Palazzo del Podestà contenente circa 230 pezzi. Si veda R. Monti, Andreotti, Roma 1977; Il corpo in corpo. Schede per la scultura italiana 1920-1940, Roma 1990.

C. UMBERTO BAGLIONI scultore, nato a Scalea Cosenza 1893 e morto a Torino 1965. È nominato come un autore allo Stadio dei Marmi ma non è noto quale statua abbia realizzato.
Tra le sue opere più note ricordiamo il Monumento a Settimo Torinese.

D. EUGENIO BARONI scultore, nato a Taranto 1880 e morto a Genova nel 1935. Per quanto riguarda lo Stadio dei Marmi nello studio dell’artista sono stati ritrovati vari bozzetti : “il giavellotto, l’arco, lo sciatore, il salto con l’asta, il remo, la fiocina, il rampone, il tennis, la vetta, la caccia, l’Alpe e la vela”, ma solo gli ultimi quattro vennero realizzati in marmo e più precisamente:
- lo "Scalatore” per la provincia di Aosta datata 1933 (7),
- il “Velista” per la provincia di Venezia datata 1933 (37),
- l’ “Ercole” per la provincia di Ancona datata 1933 (59), - lo “Scalatore” per la provincia di Bergamo databile 1933 (62).
Inoltre realizza al Foro Mussolini due statue al campo di Tennis. È noto per aver realizzato i monumenti ai Mille (1915) e al Fante italiano (1920). Si veda S.Taglieri, Lo scultore Baroni, Genova 1994; Il corpo ..., op.cit. e R. Bossaglia, Ritratto di un’idea. Arte e architettura nel fascismo, Milano 2002.

E. AROLDO BELLINI scultore, nato a Perugia 1902 e morto a Roma nel 1984. Allo Stadio dei Marmi ha realizzato ben 17 statue di cui quattro in bronzo:
- il “Discobolo” per la provincia di Imperia databile 1932 (8),
- il “Lanciatore di peso” per la provincia di Cremona databile 1931 (11),
- il “Giovane lottatore” per la provincia di Potenza (12),
- lo “Strigilatore” per la provincia di Catania (20),
- il “Tuffatore” per la provincia di Pola databile 1932 (27),
- il “Calciatore” per la provincia di Forlì databile 1932 (36),
- il “Marciatore” per la provincia di Torino, databile 1932 (38),
- il “Lottatore” per la provincia di Treviso, databile 1932 (39),
- il “Giocatore di hockey”, databile 1935 (46),
- il “Lanciatore di martello” per la provincia di Macerata, databile 1932 (54),
- l’ “Eroe medievale” o schermitore doveva essere intestato alla neonata provincia da Sabaudia (55),
- l’ “Atleta con il fascio littorio” per la provincia di Littoria (57),
- il “Lanciatore del peso”, ma con una pietra, per la provincia di Spezia, databile 1933 (61),
- il gruppo in bronzo dei due “Lottatori di lotta greco-romana” (A) del 1932 posti sul lato nord del podio a sinistra della cavea,
- il gruppo in bronzo dei due “Lottatori di lotta libera” (B) del 1932 posti sul lato sud del podio a sinistra della cavea,
- la statua in bronzo del “Lanciatore di giavellotto” (C) nella nicchia di destra all’ingresso del campo, databile 1933,
- la statua in bronzo dell’ “Arciere” (D) nella nicchia di sinistra all’ingresso del campo datata 1933. Si veda F. Bellonzi, Aroldo Bellini, catalogo della mostra, Accademia di S.Luca, Roma; Il corpo ..., op.cit.

F. ANTONIO BERTI scultore, nato a S.Piero a Sieve Firenze 1904. Allo Stadio dei Marmi ha eseguito la statua:
- del “Tennista” per la provincia di Parma (22) su bozzetto di Libero Andreotti (vedi).
E' noto per essere l’autore del monumento in bronzo a Pio XII sul piazzale del Verano a Roma. Si veda Testaferrata, Caldini, Scultura italiana XX secolo, Firenze 1984.

G. TOMMASO BERTOLINO scultore, nato a Palermo nel 1897. Allo Stadio dei Marmi realizza le statue:
- del “Lanciatore di peso” per la provincia di Pistoia, databile 1935 (16),
- del “Marinaio” per la provincia di Enna, databile 1935 (30),
- dell’ “Atleta in riposo” per la provincia di Gorizia (34),
- del “Discobolo” per la provincia di Palermo, databile 1931 (56).

H. ANGELO BIANCINI scultore e ceramista, nato a Castel Bolognese Ravenna nel 1911 ed ivi morto nel 1988. Allo Stadio dei Marmi realizza la statua:
- dell’ “Atleta vittorioso” per la provincia di Trapani, datata 1933 (26).

I. ALDO BUTTINI scultore. Allo Stadio dei Marmi realizza le statue:
- dell’ ”Atleta” per la provincia di Massa Carrara, databile 1931 (9),
- del “Saltatore con l’asta” per la provincia di Trieste, datata 1933 (14),
- del “Lanciatore di giavellotto”(oggi mancante) per la provincia di Perugia, datata 1932 (21),
- del "Tennista" per la provincia di Ragusa datata 1933 (24),
- del “Pugilatore” per la provincia di Chieti, datata 1932 (25),
- del “Lanciatore di martello” ovvero “Giovane atleta con gagliardetto” per la provincia di Fiume, datata 1932 (35),
- del “Saltatore con l’asta”, senza indicazione della Provincia, datata 1936 (40),
- del “Pugilatore”, senza indicazione della Provincia, datata 1938 (44).
Tra le sue opere più note ricordiamo la fontana della Venere nei giardini di Carrara, nel Museo Civico del Marmo sono esposte due opere.

J. ANGELO CANEVARI pittore murale e musivo, nato a Viterbo nel 1901 e ivi morto nel 1955. Allo Stadio dei Marmi realizza:
- il litostrato in bianco e nero nel dromos a livello del campo con atleti che svolgono vari sport.
Inoltre al Foro Mussolini realizza il mosaico parietale nella piscina coperta, la pittura nella parete di fondo dell’Aula magna dell’Accademia di Educazione Fisica, il mosaico parietale di “Icaro” all’esterno dell’Accademia di Scherma, alcuni mosaici pavimentali nel piazzale del Monolite.

K. SILVIO CANEVARI scultore, nato a Viterbo nel 1893 e morto a Roma nel 1932. Sulla facciata posteriore del Palazzo dell’Accademia sono inserite le statue:
- del “Navigatore” per la provincia di Genova, datata 1930 (3),
- del “Pugilatore” per la provincia di Viterbo, datata 1931 (4);
mentre per lo Stadio dei Marmi realizza le statue:
- di “Ercole” per la provincia di Roma, datata 1931 (5),
- dell’ “Arciere” per la provincia di Rovigo, databile 1931 (48),
- del “Lanciatore di fionda” per la provincia di Pisa, databile 1931 (53),
- di un altro “Ercole” per la provincia di Brindisi, datata 1931 (64).
Inoltre al Foro Mussolini sono presenti le statue in bronzo dell’ “Arciere” e del “Fromboliere” installate nella palestra del Duce.

L. GIUSEPPE CECCONI scultore. Qualche studioso allo Stadio dei Marmi gli attribuisce (altri l’attribuiscono a Francesco Messina) la statua: - del “Pugilatore” per la provincia di Ascoli Piceno, databile 1933 (28).

M. NINO CLOZA scultore, nato a Udine nel 1890. Allo Stadio dei Marmi realizza la statua:
- del “Lanciatore di peso” per la provincia di Piacenza (31).
Tra le sue opere più note ricordiamo le decorazioni sulla facciata dl Palazzo di Giustizia di Messina.

N. NICOLA D’ANTINO scultore, nato a Caramanico Pescara nel 1880 e morto a Roma nel 1966. Allo Stadio dei Marmi realizza le statue:
- del “Timoniere” per la provincia di Pescara, databile 1932 (13),
- dello “Sciatore” per la provincia dell’Aquila, databile 1932 (17).
Sue opere sono esposte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e alla Galleria Comunale d’Arte moderna di Roma; ha realizzato il monumento ai caduti e tre fontane a L’Aquila.

O. ENRICO DEL DEBBIO architetto, nato a Carrara nel 1891 e morto a Roma nel 1973. Nel 1927 inizia la realizzazione dell’Accademia di Educazione Fisica con annesso Stadio dei Marmi e successivamente redige il primo progetto per la creazione del Foro Mussolini per il quale realizzerà nel 1930 la Foresteria Sud e nello stesso anno inizia la realizzazione dello Stadio dei Cipressi (l’attuale Stadio Olimpico) che in seguito subirà numerosi ampliamenti e modifiche fino alle più radicali trasformazioni del 1990.
Dal 1928 è professore di Disegno architettonico presso la Scuola Superiore di Architettura di Roma e nel 1966 è professore emerito della Facoltà di Architettura dell’Università di Roma; nel 1930 è nominato accademico di S. Luca. È noto per essere, tra l’altro, l’autore della Facoltà di Architettura di Roma in via Gramsci, il co-progettista del Palazzo del Littorio (l’attuale Ministero degli Esteri), della Casa Internazionale dello studente e dello Stadio del Nuoto tutti nella zona del Foro Italico a Roma. Il suo archivio è depositato presso il Darc. con un patrimonio di 44.000 documenti e disegni comprensivi quelli relativi al Foro Mussolini. Si veda E. Valeriani, Del Debbio, Editalia ed, Roma 1976; AA.VV., Enrico Del Debbio architetto, in “Bollettino della Biblioteca” del Dipartimento di Architettura e Analisi della città, Roma 1993; R. Bossaglia, op.cit.

P. CARLO DE VEROLI scultore, nato a Carrara nel 1890 e morto a Napoli nel 1938. Al Foro Mussolini realizza le statue:
- del “Falconiere” per la provincia di Trento del 1931 (1) sulla facciata dell’Accademia verso il Tevere,
- del “Lanciatore di peso” per la provincia di Udine, databile 1931 (2) sulla facciata dell’Accademia verso il Tevere;
ed allo Stadio dei Marmi:
- del “Barcaiolo” per la provincia di Napoli (6),
- del “Pugilatore” per la provincia di Sassari, databile 1931 (15),
- del “Marciatore” per la provincia di Novara (19),
- del “Lottatore” per la provincia di Milano, databile 1932 (43),
- dello “Sciatore” per la provincia di Bolzano, databile 1932 (45),
- del “Calciatore” per la provincia di Bari, databile 1931 (58),
- del “Pugilatore” per la provincia di Siracusa, databile 1931 (60),
- del “Nuotatore in riposo” per la provincia di Livorno del 1932 (63).

Q. ERCOLE DREI scultore e pittore, nato a Faenza Ravenna nel 1886 e morto a Roma nel 1973. Allo Stadio dei Marmi realizza la statua:
- del “Ginnasta” per la provincia di Lecce, databile 1932 (10).
È autore, tra l’altro, della “Quadriga” sul frontone del Palazzo di Giustizia di Messina (1928); di due rilievi nell’aula della Corte d’Appello del palazzo di Giustizia di Milano e degli arcangeli Michele e Gabriele sulla facciata della chiesa di Don Bosco a Roma. È nominato accademico della R. Accademia Clementina (1934) e di S. Luca (1940). Si veda Ercole Drei scultore, a cura di F. Bertoni, Bologna 1986; Roma 1934, catalogo della mostra a Roma, Panini ed., Modena 1986.

R. MARIO FIORONI scultore, nato a Tarquinia nel 1895 e morto a Roma nel 1982. Si ricordano due bozzetti in bronzo che nel 2000 sono stati commerciati nell’ambiente antiquario: il “Piccolo ginnasta” e il “Fromboliere”; evidentemente erano stati preparati per una realizzazione allo Stadio dei Marmi ma non è identificabile la loro esecuzione. Si veda Roma 1934, op cit.

S. CARLO FONTANA scultore, nato a Carrara nel 1865 e morto nel 1956. Non è noto quale statua abbia realizzato allo Stadio dei Marmi.
È conosciuto per essere l’autore del Monumento ai caduti a Tivoli del 1930.

T. FRANCESCO GREGORI scultore, Allo Stadio dei Marmi realizza la statua
- dell’ “Atleta con fionda” per la provincia di Pavia, databile 1932 (33).

U. ENRICO MARTINI scultore, nato a Morolo nel 1898 e morto a Roma nel 1973. Allo Stadio dei Marmi realizza la statua:
- del “Discobolo” per la provincia di Frosinone (23).

V. FRANCESCO MESSINA scultore, nato a Linguaglossa Catania nel 1900 e morto a Milano nel 1995. Per lo Stadio dei Marmi prepara “tre bozzetti per il pugilatore oltre a quelli del nuotatore e del Marciatore” ma verrà realizzata solo la statua:
- del “Pugilatore” per la provincia di Mantova nel 1930, il modello fu Sandro Cherchi futuro scultore, databile 1933 (18).
Qualche studioso gli attribuisce anche la statua:
- del “Pugilatore” per la provincia di Ascoli Piceno che altri attribuiscono a Giuseppe Cecconi, databile 1933 (28).
E' noto per essere l’autore del “Cavallo morente” in bronzo di fronte alla sede della RAI di viale Mazzini e del monumento a “Santa Caterina” davanti a via della Conciliazione a Roma. Si veda catalogo della mostra “Omaggio a Francesco Messina. Dio nell’uomo”, Braccio di Carlo Magno, Città del Vaticano, 1993; R.Bossaglia, op.cit.

W. PUBLIO MORBIDUCCI scultore medaglista e incisore, nato a Roma nel 1889 e ivi morto nel 1963. Allo Stadio dei Marmi realizza la statua:
-del “Discobolo in riposo”, datato 1938 (42).
Al Foro Mussolini completa due statue di Baroni per lo stadio del Tennis nel 1937. È noto per essere l’autore del monumento in bronzo al “Bersagliere” a Porta Pia e dei “Dioscuri” di marmo di fronte al Palazzo della Civiltà all’Eur. Si veda i>Il corpo..., op.cit.

X. BERNARDO MORESCALCHI scultore, nato a Carrara nel 1895. Allo Stadio dei Marmi realizza le statue:

- del “Calciatore” per la provincia di Catanzaro, databile 1931 (29),
- dell’”Arciere” per la provincia di Ravenna, databile 1932 (47).

Y. ROMANO ROMANELLI scultore, nato a Firenze nel 1882 e morto nel 1968. Non è nota quale statua abbia realizzato allo Stadio dei Marmi.
Sue opere sono esposte presso la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti a Firenze.

Z. ATTILIO SELVA scultore, nato a Trieste nel 1898 e morto a Roma nel 1970. Allo Stadio dei Marmi realizza le statue:
- del “Lanciatore di giavellotto” per la provincia di Messina, databile 1930 (49),
- del “Pugilatore” per la provincia di Rieti, databile 1930 (50),
- del "Discobolo" per la provincia di Siena, databile 1930 (51),
- del “Fromboliere” per la provincia di Alessandria, databile 1930 (52).
È noto per alcune opere monumentali tra le quali la Fontana a piazza dei Quiriti (1928) a Roma, il monumento ai caduti in bronzo nel piazzale di S.Giusto a Trieste del 1935, il monumento a Bolivar a Caracas. Si veda R. Bossaglia, op.cit., Roma 1934, op. cit.

AA. OMERO TADDEINI, scultore e medaglista. Allo Stadio dei Marmi realizza la statua:
- di un Atleta dall’attività non identificabile per la provincia di Arezzo (32).
È noto anche per aver avuto una menzione d’onore nel concorso per la medaglia dell’Olimpiade di Berlino nel 1936.

BB. SERGIO VATTERONI, scultore incisore, nato a Carrara nel 1895 e morto nel 1975. Non è nota quale statua abbia realizzato allo Stadio dei Marmi.
È conosciuto per aver realizzato le statue dello “Scultore” e del “Cavatore” all’ingresso dei giardini di Carrara e per il Monumento a Mazzini ad Avenza.


Gli Sport che sono rappresentati nelle statue dello Stadio dei Marmi e dell’Accademia
N.B.: Non sono state fatte distinzioni tra la rappresentazione di uno sport che evoca l’antichità e lo stesso sport in forma moderna. Per esempio il Pugilato è rappresentato con i moderni guantoni, con antiche stringhe alle mani, ma anche mentre si fasciano le mani. Qualche volta sono state fatte delle mere deduzioni perché l’attività sportiva non è chiaramente denunciata.

I. CACCIA: Trento (1).
II. CALCIO: Catanzaro (29), Bari (58).
III. CANOTTAGGIO: Genova (3), Pescara (13), Enna (30).
IV. GINNASTICA: Lecce (10).
V. HOCKEY: s.i.P. (46).
VI. LANCIO DEL DISCO: Imperia (8), Frosinone (23), s.i.P. (42), Siena (51), Palermo (56).
VII. LANCIO DEL GIAVELLOTTO: Perugia (21), Messina (49), Nicchia di destra (c).
VIII. LANCIO DEL MARTELLO: Fiume (35), Caltanisetta (41), Macerata (54).
IX. LANCIO DEL PESO: Udine (2), Cremona (11), Pistoia (16), Piacenza (31), Spezia (61).
X. LOTTA: Potenza (12), Treviso (39), Milano (43), Lato nord del podio (A), Lato sud del podio (B).
XI. MARCIA: Novara (19), Torino (38).
XII. NUOTO: Napoli (6), Livorno (63).
XIII. PALLACANESTRO: Forlì (36).
XIV. PUGILATO: Viterbo (4), Sassari (15), Mantova (18), Chieti (25), Ascoli Piceno (28), s.i.P. (44), Rieti (50), Siracusa (60).
XV. SALTO CON L’ASTA: Trieste (14), s.i.P. (40).
XVI. SCALATA: Aosta (7), Bergamo (62).
XVII. SCI: Aquila (17), Bolzano (45).
XVIII. TENNIS: Parma (22), Ragusa (24).
XIX. TIRO CON L’ARCO: Ravenna (47), Rovigo (48), Nicchia sinistra (D).
XX. TUFFI: Pola (27).
XXI. VELA: Venezia (37).
XXII. Sport non identificato o quantomeno l’atleta non ha, ho manca, di un attributo o un atteggiamento riconducibile ad un’attività, oppure l’atleta è in atteggiamento “di riposo”: Massa Carrara (9), Catania (20), Trapani (26), Arezzo (32), Gorizia (34).

XXIII. Tra le figure di atleti più o meno evocanti l’antichità figura la rappresentazione mitica di ERCOLE: Roma (5), Ancona (59), Brindisi (64).
XXIV. Ambiguo come identificazione di uno sport ovvero figura mitica è presente la rappresentazione di un giovane David trasposto come BALILLA: Pavia (33), Alessandria (52), Pisa (53).

XXV. Rappresentazione decisamente di carattere “politico”: s.i.P. (55), Littoria (57).


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