| La pittura di Franco
Albano
Immagine
cosmica che giustifica il senso sospeso e contemplativo della scena.
Il ritmo stratosferico e fitto delle membra
nel movimento del corpo femminile.
Il cavaliere invisibile.
La luce gioca sulle superfici
delle regali opere pittoriche e scultoree di Franco Albano con effetti
diversi sulle diverse realtà della superficie: le stratosferiche,
lisce e tondeggianti parti carnose della figura femminile, il ritmo
fitto e regolare delle membra nel movimento del corpo, i tasselli
colore-memoria della leggera massa che ne inquadra il volto-anima,
alla lettura di un mondo ultrafisico. La figura è essenzialmente
volumetrica, traspare il valore che Albano ha dato alla cubatura
e alla stereotomia. Peraltro, sulla guida di un grafismo certificato
sul corpo-memoria, l’artista individua, segna e sviluppa,
sempre con essenziali misure di ritmo fisico-onirico, l’animazione
emergente della plastica con i suoi trapassi luminosi e le presentazioni
delle ombre, in un’immagine cosmica che giustifica il senso
sospeso e contemplativo della scena, sostenuta da un’insuperabile
scelta di luci e strategia disegnativa. La sorveglianza della materia
figurale d’immaginazione è significativa, altrettanto
la sua riduzione a moduli essenziali e regolati. La vita è
nei suoi infiniti volti, nelle sue segrete connessioni, nelle potenziali
trasformazioni e nei suoi trapassi spazio-coscienza, in tutto il
suo slancio siderale che pervade ogni figura umana rappresentata,
in un clima liricamente animato nella sublimazione stilistica che
personalizza e intona ogni tratto dell’opera intesa e voluta
come di lunga, vicina, sempre tesa lettura per tutti i percorsi
nitidamente segnati, dove mobilità e sosta si alternano con
una pulsazione forza-vitale, e tutto è di uguale intensità
dall’insieme corale al più riposto dettaglio.
Il cavaliere invisibile
Al posto di quella certezza fondata, alla quale l’arte può
credere nel caso di una ragione imminente, Albano si pone una serie
di interrogativi metafisici, autentiche questioni di coscienza dell’intelletto.
Albano, richiamandosi a una sorta di intuizione della coscienza,
se la sente di rispondere subito a questi interrogativi metafisici,
formulando una forte riserva sulla vita conosciuta, sul destino
umano storico. In ogni volere delle sue opere c’è in
primo luogo una molteplicità di sensazioni e cioè
la sensazione dello stato da cui ci si vorrebbe allontanare, la
sensazione dello stato verso il quale ci si vorrebbe avvicinare,
la sensazione vita-invisibile, la sensazione stessa di questo allontanarsi
e avvicinarsi, la libertà del volere del cavaliere invisibile
concepita come ultra-spazio della inconsapevole e responsabile ragione-esistenza.
L’opera di Albano preferisce trattenersi in questo mondo semplificato,
artificiale, fondato sulla pseudo cultura della falsificazione e
della menzogna, sceglie la vita invisibile, libera, coraggiosa,
coscienza viva aperta sul mondo del mito dell’anima e dell’inconscio.
Il ritmo della libertà di spirito accade talmente lontano
dalla coscienza degli esseri umani che essi non lo sentono e non
lo compatiscono presi dal vortice della vicenda-vita imminente:
Albano non può tornare indietro. Non può tornare alla
compassione della vicenda-vita imminente.
Il cavaliere invisibile alter ego di Franco Albano domina il suo
raziocinio fantasticante, di un consapevole autobiografismo di un
essere umano che si teorizza. Il suo ineffabile mistero sorprende
la barbarie della cultura quotidiana, per un momento alla lettura
del corpo d’arte.
LIVIO
GARBUGLIA
critico d'Arte
"Alle
sorgenti dell'inconscio"
“Alle sorgenti dell’inconscio”
è il titolo scelto per questa piccola ma significativa ultima
produzione dell’artista Franco Albano, ma questo titolo può
andare bene per tutta o quasi l’opera di questo pittore pugliese.
Sono state molte e diverse le fasi storiche del suo percorso, interrotte
da periodi in cui il pittore non si è dedicato alla pittura,
ma ha approfondito intellettualmente il tema dell’arte. La
storia dell’arte tutta è alle sorgenti dei suoi quadri.
Nella sua cospicua produzione respiriamo echi di arte classica,
rinascimentale, ottocentesca, il Cubismo di Picasso e Boccioni,
l’Espressionismo astratto di De Kooning, il Surrealismo di
Dalì e Magritte, la Metafisica di De Chirico.
Studiando la storia dell’arte contemporanea si scopre che
alle sorgenti dell’inconscio si trova buonaparte dell’arte
dalla fine dell’Ottocento a tutto il Novecento. Freud e la
scoperta della psicanalisi, che ha permesso di esplorare l’inconscio
e di trasformare questa conoscenza in terapia, è alla base
dei movimenti e delle correnti delle cosiddette Avanguardie, per
lo meno di quelle che terminano con il suffisso in –ismo:
Surrealismo, Esistenzialismo, Espressionismo e quant’altro.
La caratteristica, il denominatore comune di gran parte dell’arte
ed in generale della cultura del secolo appena trascorso è
un’immersione dentro se stessi, nel profondo del proprio io,
alla scoperta dei nostri istinti primordiali, dall’età
infantile all’età adulta, istinti vitali ma anche istinti
di distruzione e morte. A tutto questo va aggiunto il tentativo
di raccontare e dare spiegazione al mondo onirico e a ciò
che abbiamo volontariamente celato e rimosso dalla nostra memoria
conscia, ma che diventa, proprio nel Novecento e proprio grazie
alla psicanalisi, terreno fertile d’indagine da parte degli
artisti ed in generale degli intellettuali. Franco Albano non ha
fatto eccezione. Gli echi che si respirano nella sua produzione
e che grossomodo si possono suddividere in: periodo del primo Surrealismo
e Metafisica (1969-76), periodo del Divisionismo (1976-92), periodo
del secondo Surrealismo e Metafisica (1993-97), periodo Espressionista
(1997-2000); rimangono delle importanti lezioni, mai citazioni fine
a se stesse. La storia dell’arte, la cultura dell’immagine
sulla quale l’artista si è formato, è servita
per intraprendere un viaggio assolutamente unico e personale. Immagini
ed emozioni che gli sono arrivate dallo studio e dall’erudizione
sono state filtrate dalla sua mente e dalla sua anima e sono dunque
parte integrante di lui, del suo mondo, delle sue favole, dei suoi
voli di fantasia, ma anche della rilettura in chiave meravigliosa
dei suoi ricordi e dei suoi sogni, tutto questo trasportato sulla
tela attraverso una grande capacità manuale ed una tavolozza
che assieme alla forma contraddistingue le varie fasi della sua
storia artistica.
Anche questi ultimi lavori, in forme diverse, con soggetti completamente
nuovi, con colori un’altra volta cambiati, sono il proseguimento
di un racconto che l’artista ha iniziato molti anni fa. Cercare
il significato che ciascun quadro cela tra le trame delle pennellate
è spesso un’operazione inutile, quello che porta invece
alla comprensione e lettura di questa mostra è l’individuazione
degli elementi comuni e l’analisi del procedimento tecnico.
Le opere di questo ultimo periodo sono caratterizzate dagli scacchi
che l’artista distingue in due produzioni: moderna (2001-03)
e figurativa (2003-04), quest’ultima riscontrabile nei quadri
“La pedofilia” e “Mobbing”. Il leit motiv
di ciascuna opera, nonché la protagonista iconografica di
tutte le componenti, sia dei soggetti, sia degli oggetti che popolano
le stanze, sia degli sfondi: è la scacchiera, o meglio una
successione quasi infinita, sicuramente sconfinata di quadrati chiari
e scuri. Gli stessi personaggi che popolano i suoi quadri richiamano,
almeno idealmente, le pedine degli scacchi: la regina ed il re seduti
in trono presenti nei quadri “La natività” e
“Il pensatore”, le torri del quadro “New York,
11 settembre 2001”, eccetera.
Ciascun quadro è dall’autore organizzato, niente è
trascurato, lasciato al caso o scaturito improvviso ed istintivamente.
Tutto è precisamente calcolato e voluto, calibrato e posizionato
al fine di raggiungere un equilibrio.
Come nei quadri storici, anche questi mettono in scena mondi silenziosi,
ma sui quali gli elementi figurativi sembrano ugualmente susseguirsi
come le note su un pentagramma, descrivendo armonie sonore più
che essere propriamente musica. Basti pensare alle sinuose onde
davanti alle quali la “Sposa del mare” è ferma
in contemplazione e attesa, oppure i pensieri che corrono sospesi
come nuvole sopra il trono del “Pensatore”. In questa
produzione i quadri seguono un’organizzazione scenografica.
Soprattutto i quadri del cosiddetto moderno a scacchiera sono allestiti
come scene di teatro. Ci sono i palcoscenici sopra i quali poggiano
gli attori-soggetti e le quinte che delimitano i margini entro le
quali viene orchestrata la messinscena, l’orizzonte dipinto
sullo sfondo permette infine allo spettatore di immergersi e perdersi
in fuga prospettica. Il palcoscenico è la base sopra la quale
i personaggi recitano a soggetto, vedi ad esempio il quadro “Pinocchio”
dove accanto al burattino, qui trasformato, anziché in un
bambino, in una sfera che produce luce, saltano e volteggiano le
maschere della commedia dell’arte e dove, accanto ad uno strano
arcobaleno composto da un muro fatto a scacchi, fermi e silenziosi
osservano la scena un gatto, simbolo nell’iconografia antica
del demonio tentatore, ed una farfalla turchina che rimanda alla
fata della storia.
In altri quadri vengono messe in scena storie leggendarie e bibliche
come nei quadri “Il paradiso perduto” in cui dei novelli
Adamo ed Eva, assolutamente vestiti, dopo essere stati tentati dal
serpente presente in basso a sinistra, perdono il Paradiso terrestre
per precipitare, attraverso un foro rotondo al centro della composizione,
nell’umana caducità; o ancora in “L’ultima
cena” dove in una stanza a scacchi senza uomini, con un cane
e delle sedie vuote equilibratamente sparse nella stanza, trasuda
da delle lacerazioni il sangue di colui che morendo ha salvato l’umanità.
Temi più duri e violenti li riscontriamo invece in quadri
simbolici come “New York, 11 settembre 2001” dove accanto
alle Twin Towers compare a simbolo di morte un grande scheletro;
in “Pedofilia” in cui ad uno strano Fantomas magrittiano
con ali da angelo fa da contr’altare, al di là di una
frattura nel vuoto, un bambino violato; anche in un quadro dall’impianto
rinascimentale alla Piero della Francesca come “La natività”
dove il bimbo appena nato è abbandonato su un letto di foglie
secche ai piedi del trono della madre.
E’ sempre utilizzando simboli che l’artista, anche nel
suo lavoro più recente, “Mobbing”, prende occasione
per raccontare una “violenza” subita dall’uomo
contemporaneo, vittima oltre che di se stesso e delle proprie angosce
e paure, dei soprusi burocratici del mondo civile. L’equilibrio
della composizione è stato dall’autore perseguito anche
nel dosare le zone di luce e di ombra, gli spazi vuoti e quelli
popolati. La luce, alla stregua di un soggetto, è presente
in ciascun quadro, a volte scaturisce da una fonte al di là
delle quinte che non ci è dato vedere, oppure dall’interno
della composizione o da una fonte precisa, altre volte la scena
è completamente illuminata e lo vediamo dalle ombre che le
figure proiettano. Le ombre a loro volta moltiplicano i soggetti
tanto da diventare dei doppi dell’immagine, i doppi scuri
che ribadiscono il gioco della scacchiera, protagonista indiscussa
dell’intera opera. Il gioco degli scacchi, che diventa nella
pittura di Franco Albano un gioco perpetuo perché non conduce
ad un finale con vinti e vincitori, permette a ciascuno di noi di
identificarsi, con le proprie emozioni ed i propri ricordi; ma le
sue opere ci suggeriscono anche di proiettarci con curiosità
verso mondi ancora sconosciuti dove poter ritrovare il fascino e
l’attrazione dei nostri sogni e desideri più nascosti.
NORI
ZANDOMENEGO
La quiete regna sovrana, ammanta tutto; un gusto a volte bucolico,
idillico, un senso di tranquillità, una visione in fondo
non pessimistica a cavallo tra ontologia e una personale deontologia,
tra essere e dover essere. Vi è l’aspirazione a una
vita serena che fluisca tranquilla in piena pace dello spirito,
ma vi è , a volte, anche l’intuizione della condizione
umana.
MICHELANGELO ROMANO
Fermarsi ad osservare la pittura giovanile di Franco Albano è
come scoprirsi ad ascoltare una musica dimenticata che rimanda echi
inafferrabili, o una musica senza note, mai udita prima che pure
si riconosce, che viene su dal profondo. Un silenzio sonoro che
si esprime con risonanze arcane, a livello dell’inconscio
o del futuribile, e che fa vero, possibile, l’incontro di
Franco Albano con il misterioso mondo dei suoi quadri e delle misteriose
creature che lo popolano.
MARISA CARABBELLESE
Dopo i paesaggi metafisico-surreali immersi in un’atmosfera
silenziosa delle precedenti stagioni, la produzione più recente
di Franco Albano fa registrare un’impennata espressionista.
Un espressionismo slegato da riferimenti diretti ai protagonisti
storici del movimento ed agli epigoni della seconda metà
del secolo; piuttosto un espressionismo da intendersi come categoria
mentale e come modalità poetica e comunicativa del sé
pittore rispetto agli altri ed alla realtà.
GIUSY PETRUZZELLI
Ecco svelato l’arcano che aleggia oscuro e misterioso nelle
tele di Albano: l’attesa senza speranza come immagine emblematica
e drammatica della condizione umana. Difficile e al quanto sofferto
il percorso dell’artista che fuori da ogni movimento o corrente
stilistica, fuori da ogni schema usuale, si pone con la sua arte
alla continua ricerca di nuovi e sconosciuti orizzonti per dare
più forza e verità alle sue suggestioni mentali, che
nascono da palpiti più profondi della sua coscienza.
GIUSEPPE SPADAVECCHIA
Gli artisti hanno una preziosa dimestichezza con i livelli inconsci;
sanno trarne alimento e – grazie all’elaborazione conscia
e preconscia- riescono a tradurne i contenuti in immagini, forme
o suoni.
SIMONA ARGENTIERI
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